Pubblicato da: lauv83 | ottobre 22, 2013

IN CONCLUSIONE… ?!?

Isla Holbox (90)

Ad ormai una quindicina di giorni dal ritorno, volevo scrivere un post conclusivo a questo blog…

spiegando come questa esperienza sia stata incredibile, intensa, sorprendente, dura e scomoda a volte; ricca di bei luoghi, momenti, persone, anche con qualche disavventura o delusione ma in ogni caso ne sia valsa totalmente la pena viverla… Insomma le conclusioni che avrei tratto da questo viaggio (e prima o poi farò anche questo)

…ma poi mi son detta: “perché scrivere un post conclusivo?!?”

Spero di avere e di crearmi ancora occasioni per viaggiare con la testa tra le nuvole, i piedi per terra e ovviamente lo zaino in spalla e così continuare a condividere le nostre avventure proprio qui.

Così, invece che scrivere un post conclusivo ho deciso di scrivere un post ringraziativo ossia un post con cui ringrazio chi ha reso possibile e supportato o sopportato;-) questo viaggio e questo blog.

In primis, il mio compagno di viaggio, nonché fotografo ufficiale, nonché guida ufficiale, chef ufficiale, lavandaio ufficiale (eh si, lavava pure i panni, ma io avevo altre funzioni come chiedere info e quant’altro, e così fare anche le figuracce a volte ecc..), nonché paziente compagno anche nel viaggio ancor più duro della vita.. Grazie Matteo!!!

In secundis,  tutte le persone, famigliari, amici e, perfino, perfetti sconosciuti che, da varie parti della nostra amata terra, si sono uniti alla pagina FB, ci hanno mandato adorabili messaggi, hanno commentato le nostre foto e post, ci hanno fatto domande.. gli altri blogger da cui ho tratto ispirazione e con cui ho interagito.. e così via… fare nomi qui sarebbe davvero lungo.. ma se state leggendo vuol già dire che siete tra quelli e quindi Grazie anche a te!

E ancora tutti i fantastici viaggiatori e altra gente che abbiamo incontrato sulla nostra strada e che hanno formato parte integrante di questa avventura.. idem con patate per questi!

Tutto ciò ha rappresentato una carica pazzesca per noi!

Nonché, dulcis in fundo, voglio ringraziare lo stesso blog in quanto strumento in sé.. No, non sono improvvisamente diventata pazza! Questo blog è stato per me la realizzazione di un sogno: per la prima volta sono riuscita a scrivere una storia dell’inizio alla fine.. Come altri probabilmente, ho sempre avuto il pallino di scrivere e, Dio solo sa, quante volte ho iniziato una storia, un racconto, un romanzo… ma questa volta è valsa la pena portarla a termine. Ed il tutto in modalità tutt’altro che comode.. (vedi post Backpacking and Blogging).  Perché questa volta c’era qualcosa di diverso: la storia era viva, era avvincente, era interattiva..

Ed inoltre, “www.storiedabackpackers.wordpress.com” è stato un vero e proprio campo di prova che mi ha insegnato tanto sul funzionamento di questi strumenti che si prestano per una così grande varietà di propositi, personali e professionali. Non è stato facile all’inizio per una, come mi soprannominava Matteo, nemica della tecnologia come me, ma ora sono sempre più desiderosa di continuare su questa strada!

Quindi aspettando la prossima avventura, vi ringrazio tutti di cuore e, come direbbe anche Carlo Taglia, ultimo fenomeno della letteratura di viaggio,

LACTHO DROM!

Laura

Annunci
Pubblicato da: lauv83 | settembre 28, 2013

BLOGGING AND BACKPACKING: DAL SOGNO ALLA REALTA’

E’ facile scrivere e viaggiare zaino in spalla?

Mentre pianificavo questo viaggio, tra le altre cose, mi immaginavo ad un certo punto della giornata, seduta comodamente al mio mini-computer nel giardino di un qualche ostello, all’ombra di una palma, accarezzata da una soave brezza e concentrata nella tranquillità, interrotta forse dal canto degli uccelli e.. perché no, con vista sull’oceano..   a scrivere il mio blog di viaggio.

Sarebbero state le condizioni ideali per appunto scrivere riguardo questa esperienza unica che stavo per vivere, raccontando le varie avventure che io e il mio compagno avremmo vissuto esplorando l’America Latina. Avrei potuto immortalare in linguaggio binario tutti i momenti più significativi così da avere un ricordo ordinato e dettagliato dei luoghi e dei fatti. Inoltre avrei potuto condividerli  di volta in volta con amici, famigliari, atri viaggiatori o con chiunque volesse leggere, grazie alla magia della tecnologia. Cos’è dopo tutto un blog di viaggio?

Ma mentre questo fantastico viaggio si è quasi concluso.. io sono in Messico ed il mio ultimo post riguarda appena l’uscita dalla Colombia (è datato correttamente solo perche “wordpress” mi permette di datare i post a mio piacimento e questa è una gran cosa!).. Cos’è successo?

Sono ancora convinta che il blog sia uno strumento meraviglioso. E con me lo sono anche molti altri backpacker: infatti nel cammino ho incontrato tantissimi backpacker che anno avuto la mia stessa idea. Sembra quasi diventata una moda! Ma, altrettanti tra loro, come me, non riescono a mantenere aggiornato il loro blog. Perché?

Di seguito elenco alcune tre le varie ragioni che rallentano il backpacker-blogger:

  • Durante la giornata il backpacker normalmente è impegnato in 1000 attività a parte scrivere (spostarsi, visitare, procurarsi da dormire e da mangiare, socializzare con gli altri viaggiatori), quindi dimenticati di scrivere di giorno e, se l’ostello è popolato, figuriamoci la sera
  • Normalmente il backpacker dorme in dormitorio con altri compagni di stanza che sono in camera o negli spazi comuni ed in giardino a chiacchierare o quant’altro, quindi dimenticati la tranquillità per concentrarti
  • Quando il backpacker ha la fortuna di aver una camera privata magari la connessione internet non c’è o funziona male (anche se internet c’è nella maggior parte degli ostelli in America Latina) o è troppo stanco per scrivere, quindi dorme
  • Le sedie o sgabelli delle zone comuni degli ostelli  (se ci sono) non sono a volte comodi, e l’amaca è perfetta per rilassarsi ma scrivere è un’altra cosa, quindi dimentica la comodità
  • In spiaggia il sole ti abbaglia lo schermo cosicché non vedi quello che scrivi, e la sabbia non è per niente computer-friendly, quindi ci vai senza computer
  • In montagna per altri motivi ma è uguale
  • In città, in America Latina, ci sono molti posti dove non è il caso si sfoggiare troppo il computer perché si potrebbe diventare target di furti, quindi lo lasci nel locker dell’ostello

In Argentina e Cile ho trascorso svariate decine di ore in autobus comodi e sicuri dove era un piacere scrivere: il blog era sempre aggiornato! Ma nei paesi successivi (Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, Panama, Costa Rica, Nicaragua, Honduras, El Salvador.. ) ho viaggiato con i mezzi più disparati e gli autobus sono diventati sempre più instabili, scomodi ed affollati, con la musica a palla e  un regolare andar e vieni di venditori ambulanti. Quindi più che scrivere era meglio godersi solo la vista.

Insomma, per una serie di fattori tecnici e casuali (il fattore sfiga nel mio caso ha inciso moltissimo), scrivere e viaggiare zaino in spalla non è così semplice come sembra.. Ma, nonostante ciò, continuo a pensare che ne valga la pena e così continuo a fare.

Dall’altro lato, non voglio perdere nessun momento dell’esperienza di viaggio per stare al computer e così ho ideato strategie per bilanciare le due cose

  • Prendo appunti che riorganizzo organicamente quando trovo una situazione favorevole
  • HO DECISO DI SCRIVERE RIGUARDO CENTRO AMERICA IN MANIERA RIDOTTA OSSIA UN POST RIASSUNTIVO PER OGNI STATO, scenderò nei dettagli una volta tornata.
  • E comunque molti post veranno pubblicati a viaggio finito.

Questi sono i miei propositi e a questo è dovuto il cambio di stile del mio blog di viaggio. Infatti, nonostante che a volte mi ritrovi..

..a scrivere in letti a castello striminziti ..con il piede sull’adattatore perché il cavo della batteria non sta attaccato alla presa ..con gli atri ospiti dell’ostello che fanno baldoria nella stanza accanto e con la porta aperta …e poi arriva qualcuno a raccontarmi le sue storie stra-interessanti e così inizia una conversazione di ore  ..e magari mi addormento quasi col computer in mano dalla stanchezza..

..mi da sempre una gran soddisfazione finire un post e pubblicarlo (quando la connessione internet funziona ovviamente;-)

Comunque per la cronaca, la situazione idilliaca di cui parlavo all’inizio si è verificata una volta mentre ero a S. Catalina in Panama. Era d’avvero un piacere scrivere e in un giorno e mezzo ho scritto i post di tutto l’Ecuador! Aspettando un altro spot così… buona lettura!

COME IO IMMAGINAVO BLOGGING E BACKPACKING

Santa Catalina (37)

COME I TUOI AMICI SI IMMAGINANO BLOGGING E BACKPACKING

IMG_0403

COME REALMENTE E’ BLOGGING E BACKPACKING

realtà

Pubblicato da: lauv83 | settembre 16, 2013

VIVA MEXICO E FINE DI QUESTA AVVENTURA..

Da Belize City siamo arrivati alla frontiera col Messico a bordo di un chicken bus con musica reggae a palla e all’interno alcuni passeggeri locali che intonavano le canzoni e che ballicchiavano sul posto: troppo caraibean style!  Ero ben dispiaciuta nel lasciare questo stato così piccolo e diverso dal resto dell’America Latina ma che ci ha lasciato un gran ricordo.

Belize-Messico è stata una frontiera insolita in quanto incredibilmente tecnologica e protetta. Si percepiva che ci stavamo avvicinando all’America del Nord.   I nostri bagagli sono stati controllati attraverso raggi X e, dopo il loro passaggio sotto l’apposita macchina, abbiamo dovuto schiacciare uno strano bottone che non sono proprio riuscita a capire a cosa servisse. Dopo di che, siamo risaliti in bus e abbiamo percorso un buon tratto in una strada con alte barriere bianche ai lati, a prova di qualsiasi tentativo di attraversamento illegale.. credo.

Dopo 7 mesi passati a girare per città bellissime, fare trekking in mezzo alla natura e visitare meraviglie di fama mondiale, abbiamo riservato le 3 settimane finali di questo viaggio al Messico, in particolare la riviera Maya per rilassarci e goderci soprattutto le sue spiagge!

Così abbiamo esplorato i 2 stati messicani di Quintana Roo e Yucatàn. Qui le distanze erano più ridotte e ci si muoveva da un posto all’altro in una o 2 ore al massimo con i comodi micros e bus messicani. Ci siamo spostati da sud a nord, fino a Cancun dove saremmo ripartiti alla fine per l’Europa, come segue.

LAGUNA BACALAR

La prima tappa è stata la Laguna Bacalar nelle cui acque della si distinguono fino a 7 colori.  Nonostante, il tempo non era dei migliori (da nuvoloso a piovoso con un solo breve intervallo di sole in 3 giorni), la laguna sfoggiava comunque la sua varietà di colori.

Alloggiavamo in un ostello giusto di fronte ad essa e questa era vista dalla nostra finestra in una giornata medio nuvolosa. Niente male, eh?!

Bacalar (71)

TULUM

Poi, siamo andati alla città di Tulum, famosa per le sue spiagge, i cenote, e le rovine maya fronte mare. Ma proprio quando siamo arrivati noi, in Messico erano appena passati due uragani e la loro coda di piogge persisteva.  Tulum era inondata in molte parti. Per esempio non si poteva accedere alle rovine maya perché vi era più di un metro d’acqua ad isolarle.

Tulum (130)

La città era molto tranquilla. Una signora del posto mi raccontava che stava piovendo ininterrottamente da 15 giorni, cosa che non si verificava da decenni.

Così, appena arrivati, eravamo doppiamente arrabbiati/demoralizzati: la fine del viaggio stava arrivando e in più, per il maltempo, non potevamo goderci questi posti meravigliosi in cui finalmente eravamo arrivati.

Invece, in realtà, eravamo stati fortunati ed eravamo arrivati proprio nel momento giusto! Dopo i primi 2 giorni, infatti, la pioggia stava gradualmente diminuendo e cessando. Così ci siamo lanciati all’esplorazione della zona.

Un giorno, siamo andati a visitare il GRAN CENOTE. I cenote sono conformazioni naturali comuni in Messico e consistono in grotte contenenti acqua dolce. Questi sono ottimi per nuotare, fare snorkeling e immersioni, …quantomeno in condizioni normali. Ma, dopo la gran quantità di pioggia caduta, il livello dell’acqua era molto alto e la visibilità molto limitata: quindi non si prestavano molto per tali attività.

Tulum (25)

Avevano comunque il loro fascino e si poteva ugualmente vedere parte della loro fauna come le fantastiche tartarughine.

Tulum (48)

Noi il Gran Cenote lo abbiamo visto così.

Tulum (53)

Il giorno seguente siamo andati in una spiaggia a 45 minuti da Tulum, AKUMAL. È stata una bellissima giornata, finalmente sotto tutti gli aspetti, anche per quando riguarda il tempo.

Akumal (8)

Questa spiaggia è famosa in particolare per le tartarughe marine. Si possono infatti vedere questi meravigliosi animali mentre si nuota tranquillamente a poche decine di metri dalla spiaggia dove l’acqua è ancora poco profonda, senza bisogno di alcun tour.

E perfino io, nonostante la mia scarsa inclinazione al nuoto, sono riuscita a vedere una grande tartaruga ed ad intrattenermi un po’ con lei ad osservarla: brucava un pò nel fondo, risaliva per pochi secondi in superficie a respirare e poi riprendeva a nuotare sott’acqua, molto vicino a me. È stato emozionate!

PLAYA DEL CARMEN

Il viaggio è poi proseguito a Playa del Carme, rinomata soprattutto per la sfrenata vita notturna. Ed effettivamente questa località costiera offre divertimento per tutti i gusti dal lunedì alla domenica. Ci sono locali con animazione acrobatica tipo Ibiza, bar con musica dal vivo, ristoranti e quant’altro per godersi la notte.

Ma anche durante il giorno non è da meno. La spiaggia è bella e piena di attività e sport di tutti i tipi. Un giorno vi abbiamo anche trovato un incontro di hippie di meditazione a cui abbiamo anche preso parte ed è stato molto rilassante.

Playa del Carmen (19)

Inoltre, alloggiavamo all’ostello “Vive la vida”, dove sia con gli altri ospiti che con i gestori si era creato un vero e proprio party-group!

ISLA MUJERES

Ma se cercatate un po’ più di tranquillità, sempre comunque attorniati da un mare incredibile, consiglio Isla Mujeres. Vi siamo andati subito dopo Playa del Carme e devo dire che è rimasto uno dei miei posti preferiti di questo viaggio.

Isla Mujeres (28)

Questa è un’isola a 20 minuti di barca da Tulum. La sua spiaggia è tra le più bianche che abbia mai visto e il suo mare è semplicemente una piscina naturale gigante. Quando entravo in acqua riuscivo a rimanerci per ore senza accorgermi. Ho avuto, infatti, qualche difficoltà ad andarmene.

Isla Mujeres (202)

VALLADOLID e CHICHEN ITZA

Abbiamo proseguito, poi, il viaggio nell’entroterra alla volta della città di Valladolid. Questa si distaccava dal Messico, visto fino ad allora in quanto era molto meno turistica e forse rappresentava un Messico più autentico.

Valladolid (39)

E’ una città coloniale era molto tranquilla ed estremamente calda. Il caldo era così forte da essere anche fastidioso e impedirti di uscire nelle ore più calde della giornata.

Da Valladolid, partono gli autobus per Chichen Itza, il famoso sito archeologico Maya.

Chichen Itza (6)

Chichen Itza (31)

ISLA HOLBOX

Come penultima tappa in terra messicana siamo approdati all’isola Holbox.

Isla Holbox (14)

In quest’isola fino a 10 anni fa non c’era nulla di turistico, ne internet ne telefoni … insomma una semplice isola di pesatori.. nient’altro. Ma poi è diventata famosa per i tour degli gli squali balena che vi trovano a largo delle sue coste. (Ovviamente quando siamo arrivati noi la stagione era già finita – il 15 settembre).

Così l’unica cosa da fare è godersi l’isola in completo relax tra spiaggia, cabaña e amaca..

Isla Holbox (88)

Quest’isola è descritta dalle guide turistiche come meta preferenziale anche per zanzare e altri insetti simili. Confermo che tutti questi fastidiosi animaletti ci sono ma è un peccato farsi frenare dal visitarla da questi. L’utilizzo frequente di un buon repellente o, ho scoperto, l’uso del semplice olio Johnson&Johnson o simili per i  bambini, permette di fronteggiarli adeguatamente.

Qui poi abbiamo conosciuto persone molto interessanti: quelle persone così diverse e dalle le storie così disparate che fanno si che la tua mente continui ad aprirsi verso altre prospettive possibili.

Eravamo alloggiati l’ostello “Ida e Vuelta” dove ci siamo trovati un  po’ come a casa. La proprietaria è un ragazza romana che con la sua famigliola felice rappresenta la tipica realizzazione di un sogno di tranquillità nell’isola esotica.

CANCUN

Cancun è stata la tappa finale di questo viaggio che sembrava tanto lungo quando era cominciato ma che, come si dice dalle mie parti,  è veramente volato!

Cancun (15)

Qui c’è l’aeroporto internazionale che porta quotidianamente la massa di turisti. I più ricchi si istallano nella  sfarzosa zona alberghiera con i negozi, boutique, bar, ristoranti, locali e soprattutto i suoi numerosi grattacieli fronte mare.  Tutto è in un formato gigante,  in stile americano ..  Gli altri vanno nei molti ostelli e hotel vicino alla stazione degli autobus, attorniati da ristorantini e fastfood a basso prezzo…

Cancun (23)

Forse non è la parte più autentica del Messico ma  nel nostro caso era la fine di un viaggio meraviglioso e così ricordo anche Cancun con una piccola lacrima di nostalgia.

Cancun (57)

Pubblicato da: lauv83 | settembre 10, 2013

GUATEMATA PARTE DUE: TRA FLORES E TICAL.

Dal Chiapas siamo tornati in Guatemala, nella parte Nord, per visitare la città di Flores e le rovine  Maya di Tical.

Questo attraversamento della frontiera si un po’ svolto all’Indiana Jones style..

Inizialmente, abbiamo viaggiato a bordo di uno shuttle da Palenque alla frontiera col Messico, Corozal,  dove abbiamo preso il timbro d’uscita. Qui abbiamo attraversato il fiume Usumacinta in una barchetta che sembrava tutt’altro che stabile. Tutt’intorno era pieno di vita animale selvatica come adorabili scimmiette…  ma apparenterete vi potevano essere alligatori nel fiume (fortnatamente non li abbiamo visti).

Una volta al di là, ci siamo trovati in una specie di mix tra un porto dall’apparenza losca ed una baraccopoli. Qui abbiamo preso un collettivo affollatissimo che ci ha portato in 3 ore, attraverso una strada per la maggior parte sterrata, a Santa Elena.  Poi, un altro van ci avrebbe finalmente portato a Flores.

Finalmente a Flores non vedavamo l’ora di rifoccillarci in ostello ed uscire ma il nostro ultimo accompagnatore (soprannominato anche scareface per una ciccatrice che appunto aveva in viso) aveva in mente altro pe noi. Qui, infatti, ha rivelato la sua vera faccia di venditore sfrenato.  Così ha cercato di venderci tutto il possibile: il posto in hotel e vai tour. Il tutto in un modo alquanto frettoloso e maleducato. Così ho dovuto dargli una lezioncina di customer service. E poi gli abbiamo comperato ciò che ci interessava con un adeguato sconto ovviamente.  Certi personaggi vanno debitamente ammoniti.

FLORES è un dipartimento, il cui centro è ubicato in un’isola del lago Peten Itza. Quest’isola viene comunemente conosciuta come l’Isola di Flores anche se è collegata alla terraferma da una lingua di terra. L’Isola di Flores è la parte turistica di Flores: dove principalmente vanno i turisti e dove normalemente vi alloggiano perchè qui partono i tour per il sito Maya, Tical.

Flores (7)

L’isola di Flores è composta fondamentalmente da servizi per i turisti: negozi di i souvenir, ristoranti, agenzie di viaggio ecc. E’ stato il luogo ideale per acquisto degli ultimi regalini.

Ma se si è fortunati si ma se si è fortunati si può anche scorgere un pò di vita locale.. Noi abbiamo assistito ad una manifestazione delle varie scuole riguradante l’educazione fisica, culminante con la dimostrazione del gioco della pelota Maya.  In pubblico guatemalteco era numeroso ed appassionato. E’ stato un bel momento di folclore popolare.

Flores (41)

Il giorno seguente al nostro arrivo, siamo andati a TICAL. Le visite organizzate partono da Flores a vari orari per tutto il giorno, includono trasporto e guida. Noi siamo andati con quella delle ore 5 a.m. per non incorrere nella folla di turisti, nel caldo insostenibile, e anche perché in questa fascia oraria il biglietto di entrata al sito archeologico costa meno. In realtà il sito era quasi vuoto e del sole nemmeno l’ombra: è stata, infatti, una giornata di pioggia perenne.

È stato comunque interessante vedere i magnificenti resti di templi Maya per la maggior parte ancora coperti dalla vegetazione che li ha, in realtà conservati fino ad ora. Infatti, grazie ad una legge federale non possono essere  ristrutturati più di una certa percentuale di monumenti.

Alcune foto del sito archeologico.

PRIMA

Tikal Ruins (90)

DOPO

Tikal Ruins (20)

o viceversa.. 😉

Pubblicato da: lauv83 | settembre 5, 2013

MESSICO, PARTE PRIMA: CHIAPAS

Il punto di arrivo del nostro viaggio doveva essere il Messico. E così è stato.

Valladolid (45)

Ma Messico vuol dire tutto e niente, come si dice dalle mie parti. Infatti quando si parla di Messico si parla di uno stato, anzi volendo essere pignoli una confederazione di stati, di un estensione molto grande con una gran diversità tra stato e stato. Il nostro sogno messicano si è limitato al Messico del sud ed i particolare sud-ovest e sud-est. Avremmo visitato in due trance le regioni del Chiapas e poi Quintana Roo e Yucatan.

Dal Guatemala siamo entrati in Chapas per fermarci nella città di San Cristobal de las Casas e a Palenque .

SAN CRISTOBAL DE LAS CASAS

S. Cristobal de las Casas è una città coloniale a 2200 m sul mare. Durante la stagione delle piogge la giornata è divisa in questo modo: è soleggiato e caldo durante la mattinata e se sei fortunato durante la prima parte del pomeriggio ma dopodiché la pioggia inonda la città e la sera la temperatura scende drasticamente e bisognava rimettere felpa e giacca. Insomma, la nostra esperienza in Messico è iniziata un po’  diversamente da quello che ci aspettavamo.

S.Cristobal de las Casas (13)

Abbiamo alloggiato all’ostello Deja-vù, a due blocchi dalla piazza principale. È tra le opzioni più economiche che si può trovare in città. Quando siamo arrivati stavano costruendo i letti dove avremmo dormito. E quando hanno finito hanno lasciato tutta la segatura nel dormitorio.  In un paio di punti pioveva dentro. Perciò se cercate la comodità, l’ordine e la tranquillità non è il posto giusto.

Ma dall’altro lato, la gente che girava in quell’ostello lo rendeva ogni giorno una sorpresa: un ragazzo messicano molto creativo che per svoltare la giornata, tra le atre cose, si esibiva in strada suonando un sax che si era costruito con canne di bambù, un artigiano di bigiotteria disponibile e simpatico, uno spagnolo che sembrava un argentino sotto copertura con una parlantina infinita, molti italiani e altri…. Insomma un bel gruppetto con cui siamo anche usciti e con cui, pur conoscendoli appena ci siamo senti come a casa.

San Cristobal è una città interessante sotto l’aspetto artistico-culturale e per la vita notturna: abbondano i locali con musica dal vivo, le mescalerie (i bar specializzati nella bevanda alcolica tpica, il Mescal) e i posti per mangiare ecc; molti sono concentrati nel centro della città. Noi siamo andati a ballare in un locale zapatista molto underground con musica dal vivo tutta la notte. Purtroppo non ricordo il nome altrimenti lo consiglierei ma se chiedete a qualcuno del posto lo conosce di sicuro.

S.Cristobal de las Casas (14)

Sfatiamo gli stereotipi sul cibo messicano.

Pensavo che arrivati a San Cristobal de las Casas (Chiapas, Messico) sarebbero spuntati burritos, nachos e salsa piccante da tutte le parti. E non credo di essere stata l’unica ad avere in mente questo stereotipo del cibo messicano. Ma non è così,  a quanto pare burritos e nachos sono cibi da fastfood e per gringos.. mentre i piatti tipici sono ben altri. E noi ovviamente eravamo li per scoprirli. Tra gli altri, abbiamo provato i tacos (piccole tortilla in cui mettono tra i più svariati ripieni, carne, fagioli, polvere di semi di zucca…servite aperte ; sono molto diversi da come me l’immaginavo, vedi foto..), quesadillas (tortilla grandi con formaggio e altre verdure… servite chiuse)..

Ma da provare c’è molto di più: le torta (che sono sostanzialmente sandwich con le imbottiture più svariate)  .. le carnacha, gordita, tlayda, tacos dorado, tamales….ecc

Con questo post volevo solamente sottolineare come l’immagine di un paese e della sua cultura, culinaria per esempio,  arriva distorta in Europa. .. e forse anche quanto adoravo il cibo messicano;-)

JUAN CHAMULA E  ZINACANTAN

In Messico ci sono 45 gruppi etnici indigeni che parlano 17 lingue differenti derivanti dai predecessori Maya.

Per farcene un’idea, un giorno partendo da San Cristobal, siamo andati a visitare 2 paesini:  Zinacantan e San Juan Chamula.  Questi si trovano a circa 8 km da San Cristobal de las Casas e sono abitati totalmente da popolazioni indigene. Seppur vicine geograficamente, queste sono molto diverse tra loro. Lo si può notare innanzitutto dai loro vestiti tipici che sono di colori vivaci gli uni e neri con varie sfumature di grigio gli altri.

All’apparenza i paesini si presentano come anonimi paesini messicani con edifici di mattoni, strade, chiese, scuole che gli indigeni hanno ottenuto dallo stato in seguito a varie lotte. Ma all’interno di questi si conservano tradizioni e culti sorprenderti.

A Zinacantan siamo entrati in una casa/laboratorio/negozio di artigianato locale dove le donne confezionavano meravigliosi abiti ed accessori utilizzando la tecnica precoloniale del telaio a cintura (vedi foto seguente). Lì ho potuto capire la differenza tra gli articoli che si vendono al mercato, simili per lo stile ma confezionati a macchina in serie e l’artigianato locale. Il prezzo è di gran lunga più alto per  quest’ultimo ma ciò è dovuto a giorni e giorni di lavorazione. Le differenze nella qualità del prodotto finale sono anche evidenti se ci si sofferma un po’ a guardarlo.

Zinacantan (2)

Nel secondo paesino, a San Juan Chamula, abbiamo visitato l’ “attrazione principale” (nel senso che attrae di più l’attenzione del turista anche se non è assolutamente stata creata per il turista): la chiesa di San Bautista. Qui si può vedere cosa significa incontro/scontro della cultura cattolica e dalla cultura indigena. L’impatto può essere abbastanza shoccante.

San juan chamula (1)

All’esterno sembrava una normale chiesa cattolica messicana, arricchita sulla facciata da vividi colori tipici: verde, blu e giallo su sfondo bianchissimo. Ma quando siamo entrati quello che abbiamo visto era alquanto insolito: non c’erano sedie per far sedere i fedeli ne altari dove celebrare la messa ma solo statue di legno rappresentanti vari santi, ai lati ed al fondo; mentre, gran parte del pavimento era ricoperto da aghi di pino. Vi erano uomini, donne, bambini e vecchi; molti vestiti con i tipici vestiti indigeni. Le donne indossavano gonne nere pelose e casacche bianche ricamate con fiori o altro.. Anche gli uomini vestivano di nero.  Alcuni erano in piedi, altri inginocchiati, altri ancora sono seduti a terra, alcuni pregano nella loro lingua incomprensibile, altri semplicemente chiacchieravano. In qua ed in là, c’erano parecchie candele attaccate direttamente sul pavimento attraverso la loro stessa cera: la guida ci ha detto che rappresentano i bisogni per i quali stavano pregando.

Questo, oltre a luogo di culto, è anche e soprattutto un pseudo-ospedale. Infatti, molti si trovano lì per il rito della purificazione o guarigione. E noi ci siamo giusto imbattuti nell’esecuzione di uno di questi riti. Lo sciamano, una donna per la precisione, aveva preso il polso della persona da purificare/guarire e aveva recitato le formule di rito. A terra c’erano una bottiglia di posh (licuore di 60 gradi simbolo della vita) e una di Coca Cola (simbolo della morte) e un pollo vivo con le zampe legate. Le bevande venivano versate sul pavimento.. La persona veniva apostrofata con il pollo. Improvvisamente, il pollo veniva delicatamente sacrificato dallo sciamano che tranquillamente gli tirava il collo davanti agli occhi increduli dei visitatori come me. Infine, sciamano e compagnia celebravano bevendo le bevande rimaste.

Non si possono fare foto all’interno apparentemente perché queste non vengano utilizzate a fini commerciali, secondo la nostra guida che era di un paesino vicino. Mentre in alcuni blog o altro, si legge che la ragione di ciò è “perché credono che le foto gli rubano l’anima”. In ogni caso, se si trasgredisce a tale regola si incorre in una multa di 5000 pesos + carcere.

PALENQUE

Nella strada che da S. Cristobal ci doveva portare alla prossima tappa, Palenque, abbiamo avuto un imprevisto. La strada era bloccata da un picchetto di insegnati scioperanti a causa di una riforma governativa. Non sapendo quanto avremmo dovuto aspettare per la riapertura della strada, abbiamo deciso con gli altri passeggeri di scendere ed attraversare il paesino a piedi e prendere, dove possibile, un micro che ci avrebbe portato in un’altra città dove avremmo trovato un altro autobus della stessa compagnia per continuare il viaggio usando lo stesso biglietto. Almeno così ci aveva assicurato l’autista.

Così abbiamo fatto. Con zaino in spalla siamo passati in gruppo tra una folla scioperante e abbiamo preso il micro. Ma una volta arrivati al terminal da dove avremmo dovuto proseguire il viaggio, abbiamo scoperto che gli autobus non erano così frequenti come ci aveva fatto credere l’autista e avremmo dovuto aspettare la sera. Così, dopo aver chiesto ed ottenuto il rimborso del biglietto, ci siamo diretti a prendere un altro scomodo micro con destino Palenque.

Palenque è una cittadina vicina all’omonimo complesso archeologico Maya. Noi pernottavamo appena fuori da questa, nel complesso di vari alloggi chiamato Panachal, ed in particolare nello stabilimento chiamato, “Jungle Palace”. Eravamo in una cabaña privata a lato del fiume: economica, romantica e addirittura confortevole!

Palanque (13)

Questo posto è speciale perché è costruito in mezzo alla natura ma nello stesso tempo appena a lato della strada che conduce in un’ora di camminata oppure in pochi minuti con i frequenti micro alle rovine.

Alcune foto del complesso archeologico di Palenque

Palenque Ruins (11)

Palenque Ruins (41)

Pubblicato da: lauv83 | agosto 26, 2013

GUATEMALA: PARTE 1

Dal El Salvador siamo entrati in Guatemala attraversando l’ennesimo ponte. Il ponte è  un elemento frequente delle frontiere in centro America..

Tutto era andato liscio fino a quel momento. Ma anche qui un pò di suspense non è mancata. Alla frontiera dovevamo prendere un bus per continuare. Ma noi non avevamo abbastanza Qetzal (la moneta locale) per acquistare il biglietto.

Leggendo e ascoltando altri viaggiatori, infatti, ci eravamo fatti l’idea che i trasporti in Guatemala fossero fin troppo economici. E così avevamo cambiato solo una decina dei dollari che tenevamo come riserva (ottenendo così 70 Q).

Non c’erano ovviamente sportelli bancari automatici per ritirare alla frontiera. Avremmo potuto pagare in dollari ma non sarebbe stato conveniente. Insomma abbiamo così passato un cosiddetto “brutto quarto d’ora”.

Ma poi, semplicemente ribadendo la verità, ci hanno lasciato viaggiare con quello che avevamo. Non abbiamo mai saputo se era stato un favore quello che ci avevano fatto o se semplicemente inizialmente volevano farci pagare di più del dovuto.

Avevamo studiato un tragitto apposito per non dover passare per Guatemala City (in quanto sembrava un cambio confusionario e addirittura pericoloso). E così dalla frontiera siamo andati ad una città chiamata Esquintla, per poi cambiare bus o meglio prendere un chicken-bus per Antigua. Da Antigua ci saremmo poi spostati in shuttle a Lanquin ed infine al Lago Atitlan (Vedi alla fine Muoversi in shuttle con lo zaino in spalla).

Il Guatemala è stato uno dei paesi, se non il paese, con una maggior presenza di guardie armate. Si vedevano guardie con le più svariate uniformi o anche senza ma accomunate da un un gran fucile in mano, come minimo .

Erano di presidio a banche e grandi negozi ma anche a semplici rivenditori di pneumatici, piccoli anonimi negozietti o persino il camion che scaricava la Coca-Cola. La cosa, più che rassicurare, a me angosciava un po’. Ma, fortunatamente, noi ne abbiamo avuto bisogno.

Antigua (26)

Per quanto riguarda la gente, una grandissima percentuale della popolazione è indigena, (mi ricordava la Bolivia sotto quest’aspetto). Sono inconfondibili nei coloratissimi vestiti tipici.

Chichicastenango (41)

ANTIGUA.

Antigua è una città coloniale, a mio avviso, molto bella. E’ ben curata nei sui palazzi, piazze e chiese che la rendono estremamente elegante e attrativa per i turisti. Passeggiare senza meta tra le sue strade è un piacere.

Antigua (48)

Dall’altro lato, la sua particolare attenzione per il turismo sembra farle perdere un pò di autenticità. Vi sono, infatti le classiche catene multinazionali e altri locali stile americano che non centrano molto con il Guatemala (mi ricordava un po’ Cusco in Perù, sotto quest’aspetto). Inoltre è decisamente più cara rispetto agli standard Guatemaltechi.

Antigua (45)

LANQUIN: SEMUC CHAMPEY

Da Antigua abbiamo preso uno shuttle (visto che con i mezzi pubblici risparmiavamo solo una decina di dollari ed era molto più complicato) per Lanquin, un piccolo paesino da dove si più accedere al Semuc Champey.

A Lanquin, abbiamo alloggiato all’ostello Zephyr Lodge River, appena fuori il paese. È costituito da strutture divise, quali il bar-ristorante e la zona ricreo, varie stanze e dormitori;  il tutto costruito su un promontorio in mezzo alle montagne.

L’ostello di per sé può risultare un pò costoso in quanto non c’è la cucina ed è un po’ isolato. Inoltre è il tipico party hostel: quasi tutte le sere c’è qualche evento nella zona comune. Ma vale la pena spenderci un paio di notti per la vista incredibile che si ha, soprattutto dalla doccia..

Inoltre, il nostro dormitorio era in costruzione così che oltre ad avere uno sconto sul prezzo, non dovevamo nemmeno alzarci dal letto per andare alla finestra e avere la vista del paesaggio circostante  (infatti la parete frontale era inesistente).

Lanquin (14)

C’era solo un piccolo problema: era così in contatto con la natura e di notte con l’umidità che ti svegliavi con ossa e muscoli alquanto contratti.. (ma anche queste sono storie da backpackers;-)

Da Lanquin si può accedere ad uno degli spettacoli naturali più impressionanti che abbiamo visto n questo viaggio: il SEMUC CHAMPEY (che in lingua Maya significa “Acque sotterranee”).

Semuc Champey & Grutas de lanquin (89)

Il Semuc Champey è sostituito da una serie di piscine naturali che si formano perché il fiume si immette sottoterra per un certo tratto.. Il tutto è incorniciato da montagne verdi per la vegetazione lussureggiante.

Semuc Champey & Grutas de lanquin

Dal momento che raggiungerlo da soli era troppo complicato, siamo andati con il tour organizzato dall’ostello. Seduti dietro un pick-up (che all’inizio, sembrava divertente ma presto ci siamo accorti che è estremamente scomodo), abbiamo percorso la stradina infinita e con terreno super-irregolare che ci ha portato al posto.

Nel tour era incluso anche una esplorazione in una caverna sommersa per metà: una vera e propria avventura.

Semuc Champey & Grutas de lanquin (49)

C’erano anche varie altre attrazioni sulla strada come una altalena da cui ti tuffarsi direttamente nel fiume e il salto in acqua da un ponte alto svariati metri.

Ma il pezzo forte è arrivato alla fine quando dopo una camminata di un’oretta, siamo saliti per goderci la vista dall’alto.. e poi scesi per una stradina ben più corta per fuffarci  e godere finalmente del meraviglioso Semuc Champey!

Semuc Champey & Grutas de lanquin (142)

LAGO ATITLAN: PANAJAGEL, CHICHINASTENANGO E SAN PEDRO DE LA LAGUNA. [Shuttle: Lanquin-Antigua-Panajagel(Lago Atitlan)] Dopo aver visto una bellezza architettonica come Antigua e una bellezza naturale come Semuc Champey siamo andati al Lago Atitlan per riscoprire soprattutto la cultura e l’artigianato guatemalteco.

I dintorni di questo lago sono abitati da varie comunità di indigeni che paravano le loro lingue incomprensibili anche tra di loro, totalmente diverse dallo spagnolo.

Chichicastenango (77)

Inizialmente siamo arrivati a Panajagel, dove ci siamo fermati qualche giorno. Da qui siamo andati a visitare Chichinastenago, il mercato più famoso in Guatemala dove abbiamo fatto ottimi acquisti, nonostante alcuni venditori erano un po’ pesanti (ci seguivano letteralmente e non volevano accettare il “no”). La negoziazione qui è sfrenata.

C’è inoltre una chiesa attorno alla quale si sviluppa appunto il mercato. Era una chiesa cristiana dove si svolgevano anche (o forse solo, non ne sono sicura) riti indigeni. La scalinata per accedervi era piena di gente seduta, venditrici di fiori e candele e un odore forte di incenso. Poi all’interno c’erano aghi di pino e candele attaccate al suolo. Varie persone pregavano nella loro lingua indigena ed in modo insolito; per esempio una signora continuava a camminare avanti ed indietro sulle proprie ginocchia, lo stava già facendo quando sono entrata e non l’ho vista fermarsi nemmeno uscendo.

Chichicastenango (64)

Infine, abbiamo attraversato il lago e siamo andati a S. Pedro de la Laguna, un altro paesino indigeno con molte influenze hippie. Qui, inoltre, ci siamo rincontrati con i nostri amici Riccardo ed Annalise.

San Pedro la Laguna (33)

Muoversi in Chicken bus in Centro America. In gergo turistico, vengono chiamati “chicken bus” gli autobus pubblici che circolano in Centro America. Ma se chiedi ad un locale, dubito sappia di cosa stai parlando. Per loro sono autobus e basta. Tecnicamente si tratta di ex bus scolastici americani riutilizzati qui per il trasporto urbano ed interurbano. Sono particolarmente caratteristici perché dipinti con colori sgargianti, disegni dei più disparati da ragazze sexy ad immagini sacre; inoltre sono addobbati con luci, frange, adesivi e quant’altro.. Probabilmente il nome deriva dal fatto che non c’è da stupirsi se salgono persone portando galline o qualsiasi altro tipo di merce. Infatti, tali autobus sono usati per spostarsi quasi totalmente da locali. Ad ogni modo, io non ho ancora visto galline a bordo ma sicuramente li ho visti sovraffollati e la gente portava borse e sacchi voluminosi e dai contenuti più vari. Ed è proprio alla nostra entrata in Guatemala, in Esquintla, che sono salita nel “chicken bus” che mi ha impressionato di più. Era talmente pieno che l’incaricato alla riscossione dei soldi dei biglietti è letteralmente salito sugli schienali dei sedili per fare il suo lavoro. Ha fatto questo insolito giro, da un estremo all’altro dell’autobus per varie volte. Inoltre, questa volta ci ha fatto pagare lo stesso prezzo dei locali, senza sovraprezzo per il fatto che eravamo turisti (cosa per l’appunto comune in questo tipo di bus in alcuni paesi come Nicaragua e Guatemala). Così guardando il rotondo signore che si arrampicava giusto sopra di me e pensavo: “Una di quelle scene che puoi vedere solo in America Latina”.

Chichicastenango (2)

Muoversi in shuttle con lo zaino in spalla. Entrati in centro America, fin da subito, abbiamo cominciato a vedere nei vari ostelli le offerte dei cosiddetti shuttle. Questi sono mezzi che ti portano da una città all’altra, direttamente da ostello ad ostello. Normalmente si prendono per questioni di sicurezza cioè soprattutto per evitare assalti lungo il tragitto. Ma normalmente costano varie volte tanto il bus pubblico. Noi abbiamo preso i primi 2 shuttle dopo 6 mesi di viaggio, in Guatemala: da Antigua a Lanquin e da Lanquin a Panajachel. Secondo la nostra esperienza, si può viaggiare tranquillamente anche in Centro America con i bus pubblici. Ma devo dire che prendere gli shuttle non è solo una questione di sicurezza, ma può essere anche conveniente se si fa un bilancio prezzo-tempo e qualità del viaggio. A volte, infatti, come nei casi sopracitati, la scelta dello shuttle ha velocizzato di gran lunga lo spostamento per un prezzo leggermente più alto. Chiaramente prima di scegliere o meno uno shuttle è preferibile, se si può, fare il giro di tutte le agenzie turistiche che lo offrono (che normalmente sono più economiche degli ostelli). E cercare di contrattare per abbassare i prezzo il più possibile. In questo modo noi abbiamo attenuto degli ottimi risultati.

Pubblicato da: lauv83 | agosto 16, 2013

EL SALVADOR: ACCOGLIENTE E COLORATO

Da Santa Rosa de Copan, in Honduras, siamo arrivati a La Palma in El Salavador con un autobus diretto. In questo abbiamo avuto l’ultima prova della bontà honduregna: due signore sconosciute che erano semplicemente sedute accanto a noi, ci hanno offerto di loro iniziativa delle pupusas fatte in casa (pietanza tipica honduregna) e degli altri dolci tipici, senza nessun secondo fine. E così è nata anche un innaspettata ma piacevole conversazione. Della serie: piccole cose ma che fanno ancora più piacere quando sei in terra straniera.

Uscendo dall’Honduras, perciò, eravamo un po’ tristi perché eravamo stati molto bene in questo paese e non sapevamo cosa ci attendeva in E Salvador.

Il nostro itinerario sarebbe stato La Palma, piccola cittadina tipica dopo la frontiera, , la capitale El Salvador e  Ruta de las Flores, un agglomerato di paesini caratteristici nella parte ovest del paese,  quasi al confine con il Guatemala.

LA PALMA.

La Palma è un paese piccolissimo subito dopo la frontiera con l’Honduras ed è famoso per l’artigianato che da qui viene distribuito in molte altre parti del paese. Ma, personalmente, l’artigianato salvadoregno non mi ha impressionato più di tanto. Dopo aver visto tanta varieta nell’altigianato nei paesi precedenti sono diventata più difficile da stupire in tal senso.

La Palma (39)

Quello che, invece, mi è d’avvero piaciuto di La Palma sono state le case: molte sono dipinte esteriormente  con colori accesi con vari soggetti attinenti alla quotidianità honduregna. Inoltre, adoravovo mangiare per pochi spiccioli le pupusa salvadoregne per strada da una signora che le faceva sul fuoco ancora a legna.

La Palma (15)

Non essendo una località molto turistica, al livello internazionale quantomeno, non ci sono ostelli ma solo hotel per il turismo locale. Così quando siamo arrivati ci siamo imbucati nel primo hotel che abbiamo incontrato. Eravamo così desiderosi di toglierci le valige e metterci comodi che non abbiamo nemmeno perso tempo a contrattare e abbiamo preso la stanza tra le più care dell’intero viaggio (15 $ a testa).

Ad ogni modo, a posteriori, non è stata una scelta del tutto sbagliata. Infatti, qui abbiamo ricevuto un’accoglienza italo-salvadoregna con i fiocchi. Siamo stati involucrati nell’aperitivo pre-pranzo del padrone di casa ed del suo amico Alberto, un signore dalla stazza molto importante di origine italiana ma che viveva in El Salvador sin da piccolo.

Questo signore era evidentemente così felice di poter parlare italiano che non ci lasciava più andare. Così siamo stati accolti con fiumi di vodka con soda come aperitivo alle 11 del mattino (apparentemente in El Salvador si beve sempre e qualsiasi cosa). Poi abbiamo pranzato come ospiti dei nostri due nuovi inaspettati amici con pollo e whisky con ghiaccio (non c’erano altre opzioni).

Il giorno dopo Alberto, rinsobrito, ci ha anche dato un passaggio col suo macchinone fino alla capitale.

L’avventura salvadoregna non era iniziata male.

SAN SALVADOR

San Salvador è la capitale salvadoregna ed è la tipica metropoli latino-americana caotica. A me non è piaciuta molto.

San Salvador (12)

Ma può essere una buona base per visitare le zone limitrofe dove si trovano bellezze naturali spettacolari come il vulcano San Salvador e paesinidove il tempo sembra essersi fermato come SUCHITOTO.

Suchitoto (14)

In San Salvador, siamo rimasti solo un paio di giorni perché eravamo già un po’ angosciati da quell’’atmosfera metropolitana dopo tanta pace.

PLAYA DEL TUNCO

Playa del tunco è stata una parentesi sulla strada per andate Ruta de las Flores. I locali continuavano a dirci che tutti i turisti andavano lì e così siamo andati a controllare.

Playa El Tunco (13)

È un piccolo paesino costruito intorno una spiaggia piccola e stretta ma ottima per fare surf. È composto fondamentalmente da ostelli e bar/ristoranti per i turisti.

Playa El Tunco (54)

Poi in realtà, abbiamo concluso che se non fai surf non vale la pena rimanerci. Così abbiamo  proseguito.

RUTA DE LAS FLORES

Ci siamo diretti così alla cosiddetta Ruta de las Flores. Questa si trova in una zona collinosa nella parte occidentale del paese ed è composta fondamentalmente da 4 paesini (Juayuia, Apaneca, Ataco, Ahuachapan) e l’area intorno a questi. Il suo nome deriva dal fatto che quando è stata inaugurata come zona turistica era in atto l’esplosione di fiori tipica in questa zona del periodo da ottobre a febbraio.

È oggetto di turismo sia per la genuinità dei suoi paesini che sembrano fermi nel passato per molte cose, sia per le sue attrazioni naturali come cascate e varie camminate. Il festival gastronomico domenicale a Juayuia è da non perdere: economico, abbondante e squisito!

Juayùa (98)

Noi abbiamo alloggiato nel paesino di Juayuia dove abbiamo trovato per caso un ostello, Casa Masena, dove siamo stati proprio bene, grazie anche alla sintonia che si era creata con le ragazze che vi alloggiavano. Saluto ancora di cuore Madalena, Melissa, Angela ecc…

Juayùa (114)

Pubblicato da: lauv83 | agosto 14, 2013

HONDURAS: UNA PIACEVOLE SORPRESA

Nicaragua-Honduras: un’altra epica traversata della frontiera. Il viaggio era iniziato alle 7 a.m. a Leon, Nicaragua e l’obiettivo era passare la frontiera con l’Honduras e arrivare fino a Gracias, città nella parte ovest del paese.

Arrivati alla frontiera.. Dall’ufficio immigrazione nicaraguense a quello honduregno, non c’erano chiare indicazioni sulla direzione da prendere e c’era un pezzo da fare a piedi ma non sapevamo quanto; era caldo; gli zaini pesavano; i tuc tuc ti si avvicinavano insistenti per offrirti il loro servizio di trasporto e non avevamo la più pallida idea di come muoversi dall’altra parte.. insomma un disastro!

C’è stato anche un piccolo episodio grottesco che ben si accompagnava alla situazione. Nella terra di mezzo tra Nicaragua e Honduras dovevo urgentemente andare in bagno e così sono entrata in un pseudo ristorante. Qui mi è stato indicato un capanno semibuio. All’interno c’era un buco attorniato da animali pennuti: oche o andatre. Intanto la signora che mi aveva accompagnato stava ridendo sotto i baffi. Forse non credeva ce l’avrei fatta. Ed è stato così che ho fatto anche pipì con le oche che mi guardavano.

Poi di chicken bus in chicken bus siamo arrivatialle ore 9 p.m ad un paesino anonimo e freddino perchè di altitudine elevata, La Esperanza.  Ci mancava solo un ultimo pezzettino per arrivare a Gracias ma ormai era troppo tardi per proseguire. Ci siamo, così, fermati all’hotel El Rey, in una delle peggiori camere ma anche la più cheap incontrata fino ad allora. Fortunatamente il giorno dopo ce ne saremmo andati di buon mattino.

Insomma l’inizio non è stato dei più incoraggianti. E nemmeno le storie che avevamo sentito sugli honduregni da altri viaggiatori erano tra le più rassicuranti. Ma in realtà per noi questo paese sarebbe stato veramente una bella sorpresa.

Abbiamo esplorato solo la parte ovest (Gracias – Copan- Santa Rosa de Copan), tralasciando la parte che più comunemente viene visita nella costa nord, le isole di Utilla e Roatan. Ma devo dire che ci è piaciuta molto, soprattutto per la gente che abbiamo catalogato tra le persone migliori dell’intero viaggio.

Il tipico honduregno maschio di quella zona ha un aspetto da cowboy con tanto di cappello, camicia, cintura, jeans e stivali.. tipo film.

Grasias (11)

Molti si spostano ancora a cavallo. Mentre le donne non hanno un stereotipo altrettanto riconoscibile. Comunque, uomini e donne sono state persone cordiali, servizievoli ed oneste. Per esempio non hanno mai cercato di farci pagare di più del dovuto i mezzi di trasporto solo perché eravamo turisti (cosa successa abbondatemente in Nicaragua);  ci hanno sempre aiutato quando cjiedevamo info per strada; e abbiamo perfino visto anche restituire un cellulare dimenticato su un autobusda un americano che è stato chiamato appositamente da un signore locale. Piccole cose che però non sono così scontate in tante parti dell’America latina o forse del mondo…

Altra cosa positiva: l’Honduras era molto più economico dei sui vicini.

GRACIAS

Da La Esperanza abbiamo preso un minivan fino a Gracias. Era piccolo e pienissimo, forse il più pieno che abbia mai visto. Noi eravamo impaccati nella prima fila di sedili con gli zaini sulle ginocchia (dopo l’ultimo inconveniente, non lasciavo più nessuno mettere il mio zaino da qualche altra parte, preferivo viaggiare scomoda). Ma tutto sommato noi eravamo fortunati, c’era, infatti, gente in piedi nel gradino del veicolo, piegati perché il tetto era troppo basso.

Così abbiamo attraversato le campagne honduregne occidentali, attraverso una strada mezza sterrata, parte in costruzione, parte a zigzag a causa delle buche giganti sull’asfalto. Ad un certo punto abbiamo anche rischiato di fare un incidente con una mucca.. Ma tutt’intorno c’era una vista meravigliosa di colline verdi.

Siamo arrivati a Gracias dove , sebbene fosse nuvoloso, c’era un calore afoso (molto diverso da La Esperanza).

Gracias è un piccolo paesino rurale di cowboy. In cui in realtà non c’era nulla di speciale da vedere se non la gente che è vera e che lavora probabilmente nelle campagne e viene in città a fare commissioni con i propri giganteschi pick-up, traportando nel rimorchio altra gente ancora. Uno spettacolo!

Grasias (12)

COPAN RUINAS

Abbiamo avuto il nostro primo approccio con la cultura Maya nella cittadina di Copan. Da qui si può andare a piedi all’omonimo sito archeologico.

Copan Ruins (58)

Copan era l’insediamento Maya più meridionale. Siamo andati a visitare queste rovine senza una guida, ma comunque ascoltando un po’ qui, un po’ lì, iniziavamo a scoprire cose d’avvero interessanti su questa affascinante civiltà.

Copan Ruins (15)

Innanzitutto, i Maya hanno avuto la loro era più florida, la cosiddetta Era Classica, dal 300 d.C. circa al 900 d.C. Poi hanno cominciato ad abbandonare le loro città per scarsezza di risorse naturali, secondo le teorie più accreditate. Il regno Maya non era un unico sistema ma bensì era composto da varie città-stato indipendenti tra loro. Era un popolo di artisti ed architetti, piuttosto che di guerrieri.

Appena entrati nel sito ci hanno accolto questi splendidi grandi uccelli tropicali.  Sono una specie in pericolo di estizione che stanno cercando di reitrodure in natura.  Questo lugo assume un fascino tutto particolare fin dall’inizio.

Copan Ruins (4)

Una cosa mi è rimasta particolare impressa: il gioco della pelota maya. Ebbene si, anche i Maya già conoscevano il calcio… o qualcosa di simile.. Ma il gioco della palla maya era molto diverso da quello attuale. Per prima cosa si differenziava nel modo di giocare: la palla poteva essere colpita da specifiche parti del corpo quali il petto, la vita, le cosce, le ginocchia, le braccia. Mentre non si potevano usare la testa ed i piedi. Ed inoltre pesava vari chilogrammi. L’obbiettivo delle due squadre che si fronteggiavano era quello di fare canestro in un cerchio verticale. E dopo tutta questa fatica, il capitano della squadra vincitrice, invece di andare ad ubriacarsi con i compagni, era sacrificato agli dei. E questo rappresentava un grande onore. Ossia la scala dei valori tra i Maya ed i giorno nostri è totalmente invertita.

Copan Ruins (37)

SANTA ROSA DE COPAN

L’ultima nostra tappa in Honduras è stata un città medio-grande, Santa Rosa de Copan. Anche qui, più che la città in se, mi è rimasta impressa la gente che anche nella grande città sa essere adorabile e genuina.

Pubblicato da: lauv83 | agosto 13, 2013

BELIZE: PIACEVOLE DEVIAZIONE IMPREVISTA A CAYE CAULKER

Il Belize non era nei piani originari. Ma una ragazza che avevamo incontrato in El Salvador ci aveva parlato così bene dell’isola belizeana di Caye Caulker che abbiamo deciso di andare a verificare.. Così da Palenque siamo entrati in Belize.

Entrando in questo paese ho avuto una sensazione strana. Mi sembrava di essere uscita per un  momento dalla realtà latino-americana ed essere entrata in una sorta di realtà totalmente diversa.

Le costruzioni che vedevo dal finestrino del bus erano diverse: in legno dipinte con tonalità di colori meno accesI.

Le maggior parte delle persone avevano la pelle nera e erano estremamente solari. Non parlavano spagnolo ma inglese (anche se molti parlavano entrambe). Era un inglese strano: molto diverso dall’inglese britannico e pure da quello americano.

CAYE CAULKER

Caye Caulker (20)

Caye Caulker è un’isola a 45 minuti in barca da Belize City.  È piccolissima, non ci sono strade propriamente dette ma sentieri di sabbia su cui è un piacere camminare scalzi. Non ci sono nemmeno spiagge ma è perfetta per fare snorkeling! Le acque sono veramente cristalline e ricche di fauna. La gente del posto è rilassata e amichevole. Ci sono tanti ma non troppi turisti.  Se ti piace il genere ti ci puoi innamorare.

Caye Caulker (35)

Noi alloggiavamo al Bella’s hostel: carino malgrado qualche piccolo difetto come per esempio le intrusioni d’acqua nel dormitorio durante le tormente tropicali (nel caso di specie giusto sul mio letto, per fortuna quello di Matteo era rimasto protetto). C’era un atmosfera rilassante con buona musica tutto il giorno e  anche tre cani adorabil.

Caye Caulker (16)

Anche qui abbiamo cercato e trovato il tour di snorkeling più economico del’isola e che si è comunque rivelato fantastico! A fornirlo non era un’agenzia ma un signore molto simpatico che possedeva una barca e che rappresentava il tipico Rastaman.

Caye Caulker (79)

Abbiamo visto pesci di svariati tipi, tra cui il temibile ma in realtà dolcissimo nurse shark, mante, tartarughe, murene, polipi… L’unica cosa che non abbiamo potuto, purtroppo, vedere  sono stati i manati. La guida ci ha spiegato che a causa delle recenti piogge si erano andati a rifugiare in un posto protetto. È stata comunque una giornata stupenda!

Caye Caulker (100)

Caye Caulker (116)

Akumal (27)

Caye Caulker (80)

Pubblicato da: lauv83 | agosto 3, 2013

NICARAGUA: TRA ALTI E BASSI

Il Nicaragua per noi è stato un paese un po’ travagliato per varie ragioni.

Iniziando dal passaggio della frontiera… la frontiera tra Costa Rica e Nicaragua è stata la frontiera più confusa che avessimo mai passato, fino a quel momento almeno. Dopo il timbro d’uscita dalla Costa Rica, camminando qualche centinaio di metri, siamo arrivati ad un grande spiazzale bianco. L’area sembrava deserta o in costruzione. Non c’era un cartello con una qualche direzione o qualche faccia amichevole a cui chiedere. Al contrario, i pochi personaggi che incontravamo erano dei brutti ceffi che ci guardavano un po’ in malo modo. Abbiamo seguito altre persone e finalmente abbiamo trovato l’ufficio immigrazione nicaraguense che era nascosto da altri edifici anonimi.

Qui abbiamo pagato 12 +1 dollari americani (stranamente non accettano la loro stessa moneta) tra spese per entrare nel paese e tassa comunale. Questa volta, almeno, erano tasse regolari. Ma la cosa c’ha preso un po’ di sorpresa. sembrava diventata una moda dove pagare l’entrata in un paese, cosa mai successa in 4 mesi di viaggio in Sud America. Ma ora stavamo entrando nella zona chiamata C4, ossia Nicaragua, Honduras, El Salvador e Guatemala. Questi paesi sembrerebbe abbiano sottoscritto accordi per facilitare la circolazione delle persone nel loro territorio. In realtà non se ne capisce molto il senso, di certo non hanno facilitato le cose al turista che in questa zona può rimanere al massimo 3 mesi in totale dalla sua entrata nel primo paese.

La nostra visita è proseguita tra alti e bassi in questa terra di lagune, vulcani, montagne, spiagge e città ricche di storia.

Isla Ometepe (211)

Siamo passati dalle spiagge atlantiche di San Juan del Sur, attraverso l’entro terra rurale dell’isola di Ometepe nel lago Nicaragua, fino al nord nel cuore della rivoluzione sandinista nelle città di Granada e Leon.

Nel frattempo abbiamo incontrato molte cose, tra le quali viste incredibili, animali e tra i tramonti più belli del viaggio ma anche cose che non ci sono piaciute.

San Juan del Sur (60)

I nicaraguensi (detti comunemente Nica) ci sono parsi per la maggior parte (anche se non tutti) un po’ maleducati e se non ostili. Nelle grandi città, per esempio, ci si avvicinavano varie persone da aduli a bambini chiedendoci in tono imperativo di dargli qualcosa che avevamo in mano o dei soldi. Altre volte mi è capitato di essere oggetto di battute di cattivo gusto da parte di locali mentre ero da sola.  Non voglio ovviamente generalizzare. Ci sono dei Nica meravigliosi ma noi sfortunatamente ne abbiamo incontrati veramente pochi..

Un paio di episodi sgradevoli.

Durante il tragitto dall’isola Omotepe a Granada nel bus terminal di Rivas, siamo stati derubati. Qualcuno ha magistralmente preso e trascinato fuori da un chicken-bus lo zaino di 15 kg di Matteo, senza che ce ne accorgessimo, nonostante vi eravamo davanti. E le signore all’interno del bus hanno fatto finta di non aver visto nulla.  Non parliamo della polizia che sebbene era  dietro l’autobus non ha nemmeno voluto sapere che era successo. Fortunatamente le cose di valore erano tutte nello zainetto che aveva con se.

Poi, mentre stavamo viaggiando alla volta di Masaya, il chicken-bus su cui viaggiavamo ha fatto un incidente. Mentre era in transito ha tamponato un altro autobus che gli era davanti. Fortunatamente non vi sono stati feriti ma all’interno del nostro autobus che era pieno si è scatenato il panico tra i locali e una corsa disordinata per uscire che poteva risultare più pericolosa dell’incidente stesso. Ma tutto è andato per il meglio.

… e anche queste sono storie da backpackers.

SAN JUAN DEL SUR

Montezuma (Costa Rica) to S Juan del Sur (Nicaragua): partenza 5.30 am; arrivo a destinazione 7 pm. Non è stato tra i viaggi più lunghi ma sicuramente con questo viaggio abbiamo segnato il nostro record personale di mezzi di trasporto presi nel giro di un giorno per raggiungere una destinazione: 7 bus + 1 ferry. Tutto ciò si è svolto dopo una nottata in cui avevamo dormito giusto un paio d’ore per salutare i nuovi amici a Montezuma (risaluto Serena, Marta, Gustavo e Pedro dei Royal Diamonts: Pura Vida chicos!). Survivors!

San Juan è una città di mare sulla costa pacifica, famosa soprattutto per il surf. Inoltre è piena di turisti americani ed è per molti aspetti costruita intorno a questo tipo di turismo. Per esempio, nei bar, nei ristoranti e nei locali ci sono feste a tema come la “cowboy night”. Insomma San Juan non centrava molto con la  cultura Nica. Ed inoltre è anche cara per gli standard del Nicaragua.

San Juan del Sur (17)

Abbiamo alloggiato un’altra volta in uno degli ostelli cheap della città (6$ a testa per il dormitorio ed era evidente!). La nostra stanza era costruita da muri di compensato e un tetto di lamiera appoggiatoci sopra con 20/30 cm di vuoto tra i due.

In questa minuscola città c’era un negozio di tatuaggi. E ovviamente Matteo non si è fatto scappare l’opportunità di mettere inchiostro su pelle, un’altra delle sue passioni: la bicicletta.

San Juan, a nostro parere, non rispecchia molto la vera Nicaragua e così ci siamo fermati solo un paio di giorni per rilassarci. abbiamo comunque approffittato per mangiare ottimo pesce fresco, magistralmente preparato in ostello dal nostro chef Matteo.

San Juan del Sur (74)

ISOLA OMETEPE

L’isola Ometepe è collocata al centro del gigantesco lago Nicaragua che abbiamo attraversato con una lancia scalcinatissima. È a forma di numero 8 e su entrambe le “pance” si erige un maestoso vulcano: il vulcano Conception e Maderas.

Isla Ometepe (9)

I suoi abitanti sono per la maggior parte agricoltori. La zona è quasi totalmente rurale. C’è solo una strada piastrellata che ripercorre l’isola e un solo combi, tutt’altro che frequente. Altri mezzi a motore sono rari. Il tempo sembra essersi fermato in quest’isola: tranquillità pura!

In compenso, nei 3 giorni che vi abbiamo passato, abbiamo visto molti animali, belli e brutti, grandi e piccoli: scimmie, uccelli variopinti, rapaci su di noi tutto il tempo, un topo nella stanza dove alloggiavamo, insetti giganti, buoi, cavalli, capre, maiali liberi anche per strada…

Il primo giorno siamo andati a visitare un parco naturale in cui c’era una laguna all’interno dell’isola. E’ stato divertente, avevamo anche  un cagnolino tipo bassotto al seguito che dal nulla si era unito affettuosamente a noi. Camminavamo nel bosco con il buffo animaletto che saltava in qua ed in là, correndo furiosamente avanti ed indietro, scomparendo e riapparendo all’improvviso. Alla fine, siamo arrivati ad un mirador dove abbiamo potuto apprezzare una vista stupenda della laguna dentro l’isola e il lago intorno.

Isla Ometepe (73)

Il giorno seguente abbiamo fatto il giro dell’isola in scooter alla scoperta dei villaggi e delle bellezze naturali dell’isola. La cosa migliore (vista la scarsezza di mezzi) e più divertente, a mio parere, da farsi per avere una panoramica dell’isola.

Isla Ometepe (107)

La strada era quasi deserta. L’unica cosa a cui bisognava prestare attenzione erano gli animali che pascolavano liberi anche in mezzo alla strada: capre, mucche, cavalli, maiali, galline….

Un’altra che mi ha fatto ridere: c’era un aeroporto piccolissimo nell’isola e la pista d’atterraggio era tagliata da quella stessa unica  strada che abbiamo percorso in scooter. Perciò se arrivava un aereo, la strada veniva temporaneamente chiusa.

GRANADA E MASAYA

Il primo giorno in Granada non abbiamo visto ne eleganti palazzi coloniali ne maestose chiese ma solo negozi di vestiti e bancarelle al mercato. Infatti, siamo andati a fare shopping per rifare il guardaroba a Matteo dopo il furto dello zaino a RIvas. Il piano era ricomprate tutto in modo veloce ed economico. E così abbiamo fatto: un vero tour de force. Ma in particolare abbiamo riscoperto  i negozi che vendono vestiti usati, ma in ottime condizioni, provenienti dagli USA e che hanno prezzi tra i più economici. Ce ne sono molti nel centro di Granada, sono chiamati “Tiendas de ropa Americana”.  Ne avevamo visti anche a Panama.

Granada è una grande città coloniale e moderna allo stesso tempo.

Granada (30)

Offre molto da visitare sia all’interno della città stessa sia come base per visite giornaliere fuoriporta. Da Granada noi siamo andati a visitare in giornata la Laguna di Apoyo, la città di Masaya e un vulcano vicino.

Laguna Apoyo (35)

La Laguna di Apoyo è una uno specchio d’acqua gigante con acqua calda a 15 km da Granada. Siamo andati a passarvi una giornata in relax.

Laguna Apoyo (25)

Masaya è una città a mezz’ora di bus da Granada. Il mercato artigianale è secondo me la sua attrazione principale. Lì abbiamo trovato un pò di souvenir per amici e famigliari.

Nel pomeriggio poi, nella via del ritorno a Granada, siamo andati a vistare un vulcano attivo all’interno di un parco nazionale. La jeep del parco ci ha portato  prima al museo geologico e poi giusto sino alla bocca del cratere. La vista di questo buco profondo che fumava in continuazione è stata un’emozione forte, anche se per il tanto fumo non si vedeva la lava.  Le foto non rendono..

Masaya (54)

A Granada abbiamo assistito anche ad una festa nazionale molto importante: tope de toros. Questa, come molte altre, è stata istituita originariamente per burlarsi dei coloni spagnoli. Consiste in una corsa tra umani e tori liberi per le strade della città. Deriva quindi dalla cosiddetta corsa de toros in Pamplona ma è molto diversa.  L’evento si svolge in una domenica di agosto e inizia formalmente al pomeriggio verso la 4/5 del pomeriggio. Ma i festeggiamenti iniziamo ben prima, quando fin dalla mattina la gente inizia la corsa ai bar. Così soprattutto quelli che parteciperanno alla corsa sono ubriachi fradici.

Noi vi abbiamo assistito in una postazione apparentemente protetta (anche se potenzialmente ovunque eri a rischio), sotto una pioggia torrenziale, iniziata all’improvviso nel pomeriggio dopo una mattinata di sole cocente. Gli spettatori soprattutto locali, uomini, donne, bambini, vecchi erano in delirio per l’evento. Si erano anche organizzati con piccoli spalti protetti sui rimorchi dei pick-up.  I tori sono stati rilasciati e si sono sparsi per la città. Ne ho visto anche uno incornare e lanciare un corridore a vari metri. Non so bene come sia andata a finire per il poveretto. Incidenti di questo genere e più seri comunque succedono ogni anno.

Granada (115)

Credo che sia una esperienza sicuramente adrenalinica ma anche pericolosa e che personalmente non mi entusiasma particolarmente. È interessante anche osservare come anche gli stessi Nica siano divisi circa quest’evento. Mentre molti erano per le strade a celebrare, altri mi spiegavano che la ritenevano solo pericolosa.

Alla fine della quella giornata, siamo finiti nel lato sud della città dove tutti i partecipanti si riunivano per il rodeo finale. Quella è stata una delle situazioni dove abbiamo capito che  non era adatta per i turisti, come noi. Eravamo io, Matteo e un’altra coppia di amici inglesi,  tra i pochissimi turisti nella zona, che era incredibilmente piena di gente. Inoltre non c’era l’ombra di forze dell’ordine. Così dopo che 2 persone hanno tentato di mettere le mani in tasca a Matteo abbiamo deciso di tornare in centro..

Granada (85)

Una cosa che mi infastidiva, era il loro modo di celebrare le 1000 feste religiose, ossia facendo esplodere i fuochi d’artificio che fanno solo rumore i cosiddetti “botti”. Lo facevano quasi tutti i giorni, iniziando dalla mattina presto.  sembrava di essere sotto assedio.

LEON (Granada-Managua; Managua-Leon)

Leon è una città coloniale, famosa per le sue chiese (le più numerose del Nicaragua) ed  per il suo peso storico (qui è scoppiata la rivoluzione sandinista).

Leon (10)

Quando siamo arrivati il cielo era coperto da nuvole ma ugualmente c’era un caldo afoso incredibile come varie persone già ci avevano preannunciato. Camminare per la città a volte era difficile appunto per il caldo ma improvvisamente la situazione cambiava totalmente ed esplodeva una pioggia tropicale che ti costringeva a correre immediatamente ai ripari. Di nuovo questa era la stagione delle piogge.

Leon (13)

Durante una di queste tempeste abbiamo visitato il “Museo della guerra di rivoluzione”. Costruito in un palazzo non ristrutturato, è costituito da una esposizione di alcuni articoli di giornale, qualche foto e un pezzo originale di artiglieria militare. E’ alquanto basico. Ma la guida che fornisce il tour è un autentico ex combattente che ha visto la rivoluzione con i suoi occhi e con cui vale la pena parlare, se si è interessati al tema. L’entrata inoltre è economica.

Leon (23)

In Leon, pernottavamo in un ostello che era una organizzazione no-profit i cui ricavi erano utilizzati per un programma di educazione ambientale per i bambini locali. Lo menziono solo per questo perché la struttura in sé, in realtà non aveva nulla di speciale. Ma questa sua finalità lo rende speciale in quanto in parte del Sud e Centro America l’educazione ambientale è veramente inesistente. Purtroppo, si possono vedere discariche di spazzatura e semplice spazzatura ovunque accanto a spettacoli naturali incerabili. Anche nelle grandi città i sistemi per la raccolta della spazzatura (parlo anche dei semplici cestini pubblici, figuriamoci per il riciclo)  scarseggiano. Poi una scena comune è vedere gente gettare dagli autobus qualsiasi cosa.

Older Posts »

Categorie