Pubblicato da: lauv83 | marzo 15, 2013

EL CALAFATE E IL PERITO MORENO

La vita del backpacker è fatta di scelte. A volte sono legate al tempo. Molte volte sono legate al budget. Nella nostra risalita del continente sudamericano siamo andati direttamente al El Calafate driblando a malincuore Punta Arenas  e Puerto Natal, città in Cile che ci sarebbe piaciuto visitare.

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El Calafate è una città argentina di montagna che attrae turisti da tutto il mondo soprattutto per la sua vicinanza col Perito Moreno, ghiacciaio di fama mondiale a 80 km dalla città. Il piccolo centro si sviluppa lungo una via principale con una mini rambla verde al centro.

Questa città si differenzia di gran lunga dalle altre viste fino ad ora. Ordine, rigorosa cura dei particolari ed evidente previa pianificazione unitaria della struttura urbana la caratterizzano. Piena dei tipici negozi di souvenir, negozi di vestiti di moda e di attrezzature per gli sport montani, ristoranti eleganti e bar chic, agenzie turistiche, villette con verdi giardini costruite minuziosamente, il porfido nei marciapiedi ai lati delle strade perfettamente asfaltate…, sembrava di passeggiare per Cortina d’Ampezzo piuttosto che per una città sudamericana. In ogni angolo El Calafate mette in mostra la sua natura di conglomerato basato totalmente sul turismo, forse però perdendo un po’ il fascino disordinato sudamericano.

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Dall’altro lato offre una gran scelta di ostelli attrezzati per i backpackers di tutte le tasche. Noi abbiamo alloggiato al Che Lacargo, compagnia presente in vari paesi del Sud America. Malgrado non sia amante dei grandi ostelli o compagnie, questo non era male. I dormitori erano abbastanza comodi, le parti comuni erano funzionali e il personale era gentile ed in genere cordiale. Una cosa che avevamo letto su molte sue reviews e che  riconfermo è la carenza assoluta di stoviglie per cucina. Per questo appena arrivati, affamati, a mezzanotte passata quando ovviamente tutto era chiuso, abbiamo dovuto mangiare nella pentola con i nostri cucchiaio-forchetta da campeggio (non avrei mai detto li avremmo usati..). Poi abbiamo scoperto che se si richiedono le stoviglie alla reception vengono prestate agli ospiti in cambio di un deposito. E anche queste sono storie da backpackers..

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Il Perito Moreno si estende per 5 km scendendo dalla cordigliera andina e sfociando maestosamente nel Lago Argentino con un’altezza di 60 metri. E’ così famoso a causa di un fenomeno naturale alquanto raro che lo interessa. Infatti questa enorme massa di ghiaccio cresce continuamente ma nello stesso tempo si mantiene di uguale in estensione. Come è possibile?!? È possibile perché il ghiaccio ai suoi margini si sgretola lentamente. Mentre la crescita è impercettibile, le cadute marginali sono visibili e a volte sono d’avvero spettacolari. C’è una spiegazione scientifica per questo fenomeno naturale ma non sono sicura di averla capita.. Quello che vi posso confermare però, amici, è che la sua fama mondiale di spettacolo naturale incredibile è ben meritata.

Avendo la possibilità di fare una sola escursione nella zona abbiamo scelto appunto il Perito Moreno, tralasciando a malincuore altre come il parco del Chalten. Fu così che il pomeriggio del giorno seguente al nostro arrivo, eravamo già sull’autobus diretto al famoso ghiacciaio. Potevo vedere l’eccitazione negli occhi di Matteo mentre eravamo ancora lontani. E in effetti le nostre aspettative sono state non solo ripagate ma anche superate dalla vista dell’enorme massa bianca che abbiamo potuto ammirare da varie angolazioni attraverso varie passerelle appositamente predisposte.

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Abbiamo immediatamente cominciato a scattare foto. Io sobbalzavo ad ogni piccola caduta di ghiaccio ma non avevamo idea che questo era nulla. Dopo l’entusiasmo disordinato iniziale ci siamo posizionati su una passerella in solitaria dove avevamo una vista dall’alto e completa del ghiacciaio. Volevamo vedere se eravamo così fortunati da vedere staccarsi qualche pezzo più grande. Fu così che ho smesso di guardarlo solo e ho cominciato anche ad ascoltarlo. Ascoltavo i piccoli suoni che emetteva dall’interno continuamente: scricchiolii, screpettii, fruscii della corrente… A volte i suoni erano fragorosi rumori di scrosciarsi di qualcosa contro qualcos’altro ma non si vedeva nessun cambiamento al di fuori. Percepivo che stava succedendo qualcosa dentro quella massa enorme ma noi non potevamo vederla, potevamo solo ascoltarla e talvolta usare questi rumori per indovinare dove sarebbe caduto il prossimo piccolo pezzo..  Pensavo che, anche se non avevo capito le ragioni scientifiche, ero d’avvero di fronte ad un qualcosa di vivo..

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Era un piacere ascoltarlo in silenzio e per ore abbiamo sostato ammirati davanti al signor Perito Moreno. Finché si è sentito un boato diverso e Matteo ha premuto il pulsante di registrazione giusto in tempo. Un pezzo di ghiaccio di svariati metri si è staccato interamente dalla punta alla base, immergendosi fragorosamente nel lago vicino a noi e ricoprendolo dei residui della caduta.. La nostra pazienza è stata decisamente premiata.

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Al nostro ritorno, a degno completamento di una giornata spettacolare, siamo andati a bere una birra al bar della stazione. Eravamo con altri 2 backpachers che avevano condiviso le nostre stesse emozioni quel giorno e che, avendo già incrociato in altre occasioni, ci erano un po’ famigliari: Yan e Leo, due ragazzi  francesi con varie avventure alle spalle. Poi sempre per caso si erano uniti Facundo e Gaston due adorabili ragazzi di Buenos Aires con cui avevamo condiviso una traversata in bus.

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Doveva essere l’innocua birreta della buonanotte. Il bar era tranquillo, economico e molto spartano, tutt’altro che turistico: per questo l’avevamo scelto. Infatti all’inizio noi 4 eravamo i soli avventori. Ma, come si dice, una birra tira l’altra e nel giro di un’ora nello stesso bar ci siamo trovati nel mezzo di una festa folcloristica patagonica con tanto di lezioni di ballo, banda dal vivo…. e ballerini in pista, un mix tra giovani e meno giovani incredibile. Bella serata di conclusione di un bel soggiorno al Calafate.

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