Pubblicato da: lauv83 | marzo 26, 2013

VALPARAISO: “LA TAMOS PASANDO LA RAJAS, WEON!”

ossia: Ce la stiamo passando da Dio, amico!

Siamo arrivati a Valparaiso stanchi e scombussolati dopo una nottata più o meno insonne. La stazione degli autobus era molto piccola e  non disponeva di un ufficio informazioni per i turisti, o quantomeno non era posto in evidenza.

Fortunatamente, comunque, siamo riusciti ad ubicarci nella mappa e sotto un sole cocente ci siamo incamminati verso l’ostello, il Nuevo Horizonte Hostal. Questo era l’ostello più economico che avevamo trovato in internet (3 sterline a notte) e appena arrivati abbiamo scoperto il perché. Salendo una gradinata di 119 ripidissimi gradini, siamo arrivati all’indirizzo che cercavamo.

Valparaiso

Peccato che non c’era nessuna insegna alla porta che lo segnalasse: poteva essere tranquillamente una casa privata. Ancora più stanchi ed increduli abbiamo suonato l’anonimo campanello. Un ragazzo è venuto ad aprirci e ci ha fatto accomodare in quello che ho pensato all’istante essere il peggiore ostello in cui fossimo mai entrati: sporco, disordinato, con letti a castello precari e concavi, composto da un solo piano che ospitava una quindicina di persone  e con un solo bagno.

Valparaiso (6)

L’impatto con Valparaiso è stato un po’ traumatico. La vita del backpacker, si sa, non è sempre rose e fiori. Ma, appena abbiamo cominciato a familiarizzare con la città, le cose sono cambiate radicalmente. E anche l’ostello, nonostante tutto, si è rilevato ospitale e vi siamo rimasti con piacere. Abbiamo fatto amicizia con uno dei gestori, Esteban un ragazzetto di Santiago molto simpatico e disponibile e con alcuni dei compagni di stanza: Marianna, una norvegese che viveva in Buenos Aires, una ragazza inglese che viveva in Italia, in Sudamerica in viaggio di riflessione, Josela una ragazza argentina super idealista. Cosicché, chiacchierando attorno al piccolissimo tavolo della cucina, ci si scambiava da esperienze di viaggio a visioni della vita. Erano chiaccherate molto interessanti anche dal punto di vista umano.

Valparaiso (16)

Valparaiso, detta comunemente Valpo, è una città costruita su vari colli detti Cerri che  costituiscono anche i suoi diversi quartieri. I principali sono il Cerro Allegre e Cerro Constituciòn. Salendo e scendendo a piedi o attraverso i numerosi ascensori, si può ammirare una città veramente particolare, caratterizzata da edifici colorati ed inoltre abbelliti ulteriormente da una serie infinita di murales di tutte le forme, dimensioni e oggetti. Insomma se ti piace lo stile, è un museo a cielo aperto!

Valparaiso (17)

Noi abbiamo avuto la fortuna di visitarne parte con Alejandro, un ragazzo di Valparaiso, simpaticissimo, che abbiamo contattato attraverso la comunità Couch surfing. Ale, a parte erudirci sulle bellezze della sua città, ci ha fatto conoscere  anche qualche piacere che si concedono i giovani di Valpo come la “michelada” (birra con limone, sale e una spezia piccante) e il  “bajon” o “completo” (un doppio hotdog ricoperto di una quantità spropositata di salsa di avocado, maionese e mostarda. Certo non è la cosa più salutare sul mercato ma oltre che essere buonissimo risolve all’istante la fame alcolica!). Io perciò per ricambiare ho proposto Matteo come cuoco per un incontro di couchsurfing a base di carbonara. Così detto-fatto: il povero Matteo si è ritrovato a cucinare per 20 cileni. Ne è seguita una bella serata in compagnia! Grazie ancora di tutto Alejandro!

Valparaiso (207)

Inoltre, Valparaiso si affaccia sul mare con un gran porto che non lascia molto sapzio alla spiaggia. Quindi per goderci un po’ di mare siamo andati nelle vicine località di Renaca e Vina del Mar. Essendo la stagione appena finita, la spiaggia era praticamente deserta: che pace! Si siamo rilassati un po’ finché il vento poderoso, tipico della zona, non ha preso il sopravvento e ce ne siamo tornati all’ostello.

Renaca (22)

Una cosa che mi aveva un po’ spiazzato durante la nostra permanenza in Cile era la lingua. Mentre non avevo avuto problemi di compresione in Argentina, a volte mi ero trovata un po’ in difficoltà a capire i Cileni. Ma il nostro nuovo amico, Esteban, mi ha riconfermato che in Cile si parla in modo diverso dal resto del Sud America. Infatti, si usano molte parole ed espressioni diverse (vedi titolo post). Per esempio, è stato tra il divertente e l’imbarazzante quando il cameriere in un bar mi ha intimato “hay que cancelar al tiro”  e io ho continuato a guardarlo perplessa e ho risposto solo: “como..?!?”. Il poveruomo faceva solo il suo lavoro e voleva solamente che pagassi subito. Oppure, si tende a non pronunciare alcune lettere nelle parole stesse, come per esempio la “e” iniziale del verbo “estar”. Inoltre, Esteban mi raccontava che spesso i loro vicini di casa, i boliviani, hanno qualche problema a capirli. La cosa mi ha rincuorato.

Valparaiso (221)

Il terzo giorno a Valparaiso è iniziato in modo alquanto deludente: grigio e freschino. Il piano di andare in spiaggia a continuare a curare la tintarella per sembrare un po’ meno turisti era saltato. Abbiamo comunque deciso di fare una passeggiata lungo mare. Fu così che abbiamo incrociato il molo Baròn o meglio i resti di questo. Infatti, a una decina di metri dagli scogli emerge per due metri dal mare una piattaforma di cemento che ha assunto col tempo una funzione totalmente diversa.

Valparaiso (64)

E’ stato in quel momento che abbiamo realizzato che non era un pomeriggio per niente sprecato. Il molo Baròn ospita intatti una colonia di circa 20 leoni marini. Ci siamo seduti sugli scogli proprio di fronte alla piattaforma di marmo e abbiamo passato il pomeriggio ad ammirare l’agilità dei leoni marini del molo Baròn. L’avreste mai detto? Nell’immaginario collettivo una foca o simile è tutt’altro che agile ma quel pomeriggio abbiamo realizzato quanto gli stereotipi e i preconcetti siano sbagliati anche nel caso degli animali.

Valparaiso (65)

I giganteschi animali si tuffavano in mare, nuotavano e giocavano attorno la piattaforma. Dopo qualche minuto, sorprendentemente uno riemergeva saltando per più di un metro fino al primo gradito della piattaforma. Qualche altro secondo per prendere fiato e poi appoggiava le zampe anteriori una alla volta sul gradino successivo. A questo punto con un colpo di addominali (o corrispondenti..) sollevava interamente il suo importante corpo e lo poggiava finalmente sulla piattaforma, aiutandosi con le zampe posteriori. E così facevano uno dopo l’altro, a parte alcuni che, invece, giacevano tutto il tempo incuranti. Che spettacolo!

 

CURIOSITA’: MUOVIERSI  IN “COLECTIVO” IN CILE

Voglio fare una parentesi a parte sui veicoli chiamati “colectivos” perché me encantan!  Che io sappia, non ci sono mezzi simili in Europa. Li puoi amare come odiare ma nel nostro caso si sono rivelati molto utili in Cile. E magari un giorno ne avrete bisogno anche voi: per questo ve li voglio presentare.

Onde evitare confusione sulla parola colectivo, lasciatemi innanzitutto spiegarla. Il termine generico “colectivo” quando è usato in un contesto di  mezzi di trasporto in Sudamerica si riferisce ad un autobus. Il punto è che in Sud America il mezzo di trasporto di massa più usato è l’autobus: ce ne sono di molti tipi e sono diversi tra loro per aspetto, funzione, costi, condizioni a bordo ecc. Ma in questa sede, mi riferisco al particolare tipo di colectivo detto anche micro e usato in Cile per le tratte relativamente brevi.

Siamo entrati in contatto con questi bizzarri mezzi di trasporto a Puerto Mont per raggiungere Puerto Varas, a 20 km di distanza. Essendo appena arrivati in città ci siamo avvicinati ad uno con un po’ di diffidenza precauzionale derivante dal nostro evidente status di turista e quindi  a volte, purtroppo, anche potenziale “gallina da spennare”. Ho chiesto il prezzo del biglietto e mi è stato risposto 800 pesos, come mi era precedentemente stato detto anche dall’ufficio informazioni turistiche e così siamo saliti. Attorno a noi, c’erano uomini, donne, bambini, giovani, vecchi, gente in giacca e cravatta, gente in tuta da lavoro ma ben pochi turisti. Infatti, questo è il comune mezzo di trasporto in Cile per viaggiare tra città o paesini vicini o all’interno delle città stesse.

I micros hanno l’aspetto di autobus in miniatura. Contengono circa 20 posti a sedere che variano da veicolo a veicolo e un numero arbitrario di posti in piedi a discrezione del conducente. Mentre il modello del mezzo è normalmente lo stesso, la carrozzeria e gli interni sono molto diversi l’uno d’altro, per i colori e le condizioni in cui si presentano, più o meno buone.

Normalmente ci sono fermate predisposte per i micros nel centro delle città o nei punti strategici come le stazioni dove arrivano gli autobus di lunga percorrenza. Ma in realtà li potete prendere ovunque semplicemente attirando in qualche modo l’attenzione dell’autista. Fanno un percorso con fermate prestabilite ma in realtà potete scendere ovunque (e insisto ovunque!), semplicemente comunicandolo all’autista con un po’ di anticipo. Il capolinea e le fermate principali appaiono in un cartello nel finestrino frontale. La loro frequenza non è precisata: ogni 3-5 minuti, ogni mezz’ora…nessuno lo può sapere ma comunque normalmente sono abbastanza frequesti.

Starete pensando che sono dei pseudo-taxi. No, non lo sono. Innanzitutto sono molto economici e hanno tariffe fisse per le diverse tratte esposte nel veicolo. Perciò sono convenienti anche per i turisti che vengono trattati esattamente allo stesso modo che i locali. Si paga alla salita o alla discesa del veicolo direttamente all’autista semplicemente dicendo dove si desidera andare.

Questo sistema è semiprivato e semipubblico cioè l’autorità governativa locale assume compagnie private che offrono il servizio in modo autonomo con i propri veicoli e i propri dipendenti ma secondo una regolamentazione comune per quanto riguarda le tariffe. E apparentemente, a detta del nostro nuovo amico ostellante cileno, funzionano molto meglio del servizio urbano  pubblico che si trova nelle grandi città come Santiago.

Una cosa è certa quando entri in un micro devi essere pronto ad un po’ di avventura perché sono tutti diversi e non sai mai cosa ti aspetta. Siamo entrati in alcuni micros che viaggiavamo con finestrini e porte aperte, la musica a palla e a gran velocità: sembrava essere sulle montagne russe. Mentre altri erano estremamente tranquilli, lenti e aprivano le porte solo per far salire e scendere i passeggeri. Alcuni avevano gli interni nuovi, altri erano in decadenza completa. Puoi salire quand’è vuoto e ti puoi sedere comodamente dove preferisci e goderti il viaggio, o quando è talmente pieno che devi aggiungerti ad altre 10 persone in piedi nel corridoio centrale per tutto il viaggio. Ovviamente ci sono tutte le opzioni in mezzo tra questi due estremi.

Chi non conosce questo mezzo, inizialmente lo può vedere con un po’ di diffidenza. Ma se gli si da una chance può essere estremamente divertente (se ti piace il genere), comodo e può far risparmiare un sacco di soldi. Per esempio abbiamo usato il micro per andare a visitare Ensenada, un piccolo paesino vicino Puerto Varas dove si può ammirare il Lago Todo los Santos e il vulcano Osorno. Per tale mete ci sono delle escursioni private che costano il quadruplo di quello che abbiamo speso noi, non male, eh?!

Valparaiso (52)

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