Pubblicato da: lauv83 | aprile 3, 2013

ARRIVO IN BOLIVIA VIA DESERTO

Il limite naturale tra Cile e Bolivia è costituito da un deserto composito che è anche area protetta per la sua ricchezza di flora e fauna. Ma ciò che viene pubblicizzato dalle agenzie turistiche, e così conosciuto a livello mondiale, è in particolare una sua parte: il Salar di Uyuni: 12000 kilometri quadrati di sale!

Abbiamo lasciato il Cile da S. Pedro de Atacama. Siamo partiti di buon mattino per percorrere in poco più di un’ora la distanza che ci divideva dalla frontiera Boliviana. Stavamo salendo in altitudine..da 2300 metri sul livello del mare ai 4700 metri, altezza media del Salar di Uyuni. Alla frontiera boliviana siamo scesi dal minivan in cui eravamo per il controllo passaporti e per cambiare mezzo di trasporto. La differenza di altitudine era già chiara: la temperatura si era abbassata significativamente.

C’erano solo turisti infreddoliti in coda alla piccola porticina di una minuscola casetta nel mezzo del nulla: questo era la dogana per entrare in Bolivia via deserto. Non c’erano altre guardie a parte l’incaricato al timbro sul passaporto. Non erano state predisposte recinzioni o altri meccanismi di sicurezza. Io pensavo, tra me e me, che la cosa era alquanto strana. Ma di lì a poco avrei capito che la natura era già un presidio sufficiente. Quella frontiera non è certo superabile senza un adeguato mezzo di trasporto, rifornimenti e conoscenza del territorio.

Salar Uyuni (12)

Così una nuova avventura iniziava alla frontiera quando abbiamo incontrato i nostri compagni in questa incursione del deserto. Ci attendeva un’attraversata di 3 giorni e 2 notti in jeep 4X4. Il nostro autista e guida era un ragazzo boliviano di nome Victor. Gli altri erano: Mayra e Agostin, una coppia di ragazzi argentini ed Erica e Simoni, due adorabili cugine brasiliane. Ognuno di noi aveva  un carattere distinto ma insieme formavamo un gruppo affiatato.

Salar de Uyuni (18)

Ancora una volta, il deserto si è rivelato esattamente il contrario di quello che uno può pensare ossia omogeneo, caldo, e magari noioso. Mentre lo percorrevamo eravamo semplicemente estasiati da quello che ci scorreva davanti attraverso i finestrini: vulcani, lagune, rocce dalle forme strane che fuoriuscivano dal nulla dal suolo e ancora gaysers, in una spettacolare alternanza di color, … e molto ancora. Ma procediamo con ordine.

Il primo giorno, tra le atre cose, abbiamo visto: un vulcano chiamato “putana”, la laguna verde (appunto per il colore verde delle sue acque dovuto alla presenza di zolfo), il deserto di Dalì (un complesso di rocce vulcaniche dalla  forma bizzarra), terme di acque vulcaniche dove abbiamo fatto il bagno, i gayser del Sol (totalmente diversi dai gayser che avevamo visto in Atacama, erano crateri con all’interno lava vulcanica di vari colori che ribolliva davanti ai nostri occhi)..

Salar de Uyuni (30)

Dopo una mattinata intensa siamo fermati a rifocillarci e a pernottare in un rifugio a 4200 metri sulle sponde di una laguna chiamata “colorada”. Tale laguna si chiama così appunto perché è  letteralmente colorata in varie stupende tonalità di colori. Questa sua caratteristica è dovuta ai vari pigmenti naturali presenti nell’acqua. Ma il colore più frequente è il rosso di particolari microrganismi. Inoltre questi microrganismi vengono mangiati dei flamenco ossia i fenicotteri che abbiamo potuto vedere in gran quantità in tate laguna. Ed inoltre tali microrganismi sono responsabili del caratteristico colore rosa in varie tonalità del piumaggio di questi meravigliosi uccelli.

Salar Uyuni (27)

Il secondo giorno abbiamo continuato la nostra attraversata, raggiungendo l’altezza massima di questo deserto: 4700 metri sul livello del mare. Tra le altre cose abbiamo visto: il cosiddetto albero di pietra (una pietra vulcanica con forma di albero appunto), varie atre rocce vulcaniche tagliate in un certo modo dal vento e dalla sabbia, la sierra de colores (colline caratterizzate da diverse sfumature di colori, appunto), le lagune altiplaniche, la valle delle rocce, S.Cristobar (una cittadina ospitante la più grande miniera in Bolivia)..

Salar Uyuni (31)

Nel pomeriggio siamo arrivati alla città di Uyuni, la nostra prima città Boliviana, dove abbiamo passato il pomeriggio e pernottato in un hotel.

Salar de Uyuni (62)

In quel pomeriggio  sotto un tiepido sole abbiamo potuto visitare velocemente la città che era peraltro molto piccola. Il mercato ne ricopriva quasi totalmente il centro e  per il resto vi erano negozietti vari e soprattutto Internet Point popolati da ragazzini che giocano ai videogame. La città in sé non era molto interessante.

Potosi (40)

Ma qui abbiamo avuto il primo vero impatto con i Boliviani e devo dire che questo è stato alquanto bizzarro. Finalmente abbiamo visto le caratteristiche donne con i vestiti tipici, gonne lunghe ed ingombranti, vari strati di maglie, maglioni, scialli e le immancabili lunghe trecce nere decorate con strani ornamenti sulla punta. Le cosiddette “cholas”. In strada e al mercato, c’erano soprattutto tali donne che vedevamo le loro mercanzie. Alcune, oltre ad una o più borse con un insieme di non ben definito di cose, trasportavano sulla schiena un bambino avvolto nel tipico fazzoletto gigante detto “aguayo” e che era legato saldamente al petto.

Io ero incuriosita da questo tipo di presenze e avrei voluto creare un qualche contatto per cominciare a conoscere questo tipo di cultura nuova per me. Ma ogni volta che chiedevo informazioni o per qualche altro motivo avevo modo di approcciarle, le risposte che ricevevo erano monosillabiche e il mio interlocutore sembrava quasi seccato, a volte poteva sembrare addirittura scortese. Pur lottando contro me stessa per non generalizzare, era evidente una sorta di cambio radicale nell’atteggiamento in confronto agli argentini ed ai cileni. Così la prima impressione riguardo ai Boliviani ed in particolare alle donne è stata negativa.

Inoltre abbiamo dovuto fronteggiare le prime significative scomodità nel viaggiare come backpackers in regioni estremamente diverse dall’Europa. Alloggiavamo nell’hotel dell’agenzia che ci aveva fornito il tour, era al centro della città e apparentemente anche di un certo livello. Per la prima volta dopo 1 mese di viaggio avevamo una camera tutta per noi. Ma.. era in realtà mancavano servizi che per me sono basici come l’acqua calda o quantomeno calda nel senso io la ritengo tale.  Dopo due giorni di deserto, mentre la notte calava e di conseguenza la temperatura si abbassare drasticamente, abbiamo potuto farci solo una doccia tiepido-fredda. La cosa non è stata per niente piacevole. Ecco la mia debolezza: posso rinunciare alla privacy, della mia stanza, alla comodità dei letti e dei mezzi di trasporto.. ma non all’acqua calda per uso doccia, almeno ché non fossimo in Messico! Ma anche queste sono storie da backpackers  …

Il giorno seguente siamo ritornanti un’ultima volta nel deserto per vedere quella che potremmo definire la punta di diamante di quella escursione: il salar di Uyuni finalmente!

Salar de Uyuni (92)

Il salar di Uyuni è il deserto di sale più grande al mondo, infatti si estende per 1200km a 3665 metri al livello del mare. Ai sui estremi ci sono i cantieri dove il sale viene estratto per essere lavorato e venduto. Il centro è zona protetta. Perciò immaginate di addentrarvi in una distesa totalmente bianca, dove il suolo si perde con l’orizzonte dove sullo sfondo non ci sono montagne. È qui che perciò si possono fare foto assurde in prospettiva. Infatti si può giocare con le dimensioni degli oggetti ponendoli a diverse distanze  perché ciò che è dietro più sembrare piccolissimo, mentre ciò che è in primo piano può sembrare grandissimo. (Anche noi avevamo fatto foto stupefacenti ma sfortunatamente non è possibile pubblicarle a causa di ciò che è successo in seguito e di cui parlerò nel prossimo post. Ps: ma grazie a Simoni ed Erica ne abbiamo recuperate un pò.. muito obrigados!:-))

Concludendo si può affermare senza dubbio che il nostro passaggio dal Cile alla Bolivia è avvenuto in modo spettacolare.

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