Pubblicato da: lauv83 | aprile 4, 2013

POTOSI: IL FATTACCIO

Potosi (126)

“What doesn’t kill you, makes you stronger

L’ultima frase che ci avevamo detto i nostri nuovi amici argentini e compagni di traversata del deserto, prima che salissimo sul mezzo che da Uyuni ci avrebbe portato alla seguente città boliviana, è stata: “cuidaros mucho chicos”. Dopo di che abbiamo iniziato il viaggio in autobus più precario che avessimo mai fatto.

Uyuni-Potosi sono solo 5 ore. Avendone fatte 5 volte tante, non eravamo particolarmente preoccupati. Ma questa era il nostro primo viaggio in autobus in Bolivia e non avevamo idea di quello che ci aspettava.

Il mezzo in questione era un pulmino, piccolo e leggero. Di conseguenza, le varie imperfezioni del terreno sotto di noi erano percepibili a bordo. I sedili erano stretti e una volta reclinati, seppur minimamente, andavano a occupare in modo intrusivo lo spazio del passeggero dietro. Nel mio caso, il passeggero dietro era abbastanza alto così le sue ginocchia sforavano sulla mia schiena. La maggior parte dei passeggeri era boliviana, i turisti erano forse 2 o 3. Così, tenevamo gli zainetti sulle ginocchia per motivi di sicurezza.

Erano le 7.30 quando siamo partiti e l’oscurità era già calata. Perciò abbiamo cercato di dormire un po’, seppur in scomode condizioni. Ma durante la strada continuavano a salire persone, nonostante fosse un viaggio diretto. Cosicché mi svegliavo di soprassalto e trovavo persone nuove che sostavano nel corridoio affianco a me. In particolare, ricordo una ragazza che è entrata carica di cose ed in più un bebè sulla schiena. Sentivo una strana sensazione, come se non fossi sicura in quel posto. Non mi era mai successo.

Fortunatamente, tutto è andato secondo i piani e alle 11.30 eravamo a Potosì. Scesi dall’autobus, un po’ assonnati, siamo stati prontamente accalappiati da un tassista che si è offerto di portarci all’ostello. Nonostante fossimo un po’titubanti perché non era un radio-taxi, alla fine abbiamo accettato. Il tassista perciò ci ha portato davanti all’ostello che gli avevamo indicato. Infatti non avevamo prenotato ma avevamo individuato questo in internet come possibile opzione.

E lì è successo il fattaccio. Scendendo dal taxi, Matteo si è dimenticato lo zainetto giornaliero nel sedile posteriore. E quando se n’è accorto pochi secondi dopo, il taxi era già scomparso nella notte. In quello zainetto c’erano le praticamente tutte le cose di valore di cui disponeva: macchinetta fotografica reflex, un cellulare, le carte di credito, la memoria esterna, l’Ipod, dei soldi.… E quel tassista non è mai tornato..

Appena successo è stato veramente dura, stare calmi e non farsi prendere dallo sconforto più totale. Non riesco ancora a capire da dove è venuta la freddezza che mi ha permesso di bussare alla porta dell’ostello davanti cui eravamo ed insistere affinché ci accettasse quella notte nonostante erano al completo. E qui anche lo raccomando se vi trovate a Potosì: Carlos V. E’ economico, ottimamente localizzato, comodo, pulito, funzionale (Wifi, colazione, cucina, acqua calda) e soprattutto vi lavorano persone sensibili alle disavventure del prossimo, anche se è uno sconosciuto, nel cuore della notte. Infatti, ci siamo fermati in questo ostello per i 4 giorni che siamo rimasti a Potosì e tutta la famiglia che lo gestisce ha cercato di consigliarci ed aiutarci.

Potosi (4)

Sono seguiti momenti di tristezza per aver perso cose di un valore materiale e ancor più affettivo come le ultime foto del Salar ed Uyuni che non avevamo ancora salvato nel computer. Inoltre, la continuazione del nostro viaggio era in serio rischio per la perdita della carta bancaria principale con cui gestivamo le nostre finanze. Cosicché abbiamo pianificato l’opzione di tornare in Europa in modalità di emergenza.

Ma non eravamo ancora pronti ad accettare quello che era successo. La speranza che il tassista ci riportasse lo zainetto di Matteo era viva e così aspettavamo notizie di qualsiasi forma. Ci siamo peraltro attivati nella ricerca del tassista che però non era associato a nessuna compagnia ma lavorava autonomamente. Consiglio: sempre prendere un Radio Taxi, ossia i taxi collegati ad una compagnia, riconoscibili dai numeri distintivi sopra il tettuccio, sicuri e soprattutto più facilmente rintracciabili in queste situazioni. La nostra ricerca era senza speranza: cercavamo il classico ago nel pagliaio.

Abbiamo anche fatto un annuncio per la radio locale di Potosì: la mia prima intervista in radio. Ho  chiesto al tassista o a chiunque altro in possesso dello zaino di restituirci le nostre cose o quantomeno parte di esse. Avevo aggiunto che sarebbe stato ricompensato adeguatamente. Così mi era stato consigliato dai gestori dell’ostello perché in Potosì era molto comune che in questo modo le cose perse o rubate venissero in parte restituite. Apparentemente era molto più efficace che la denuncia alle autorità.

Nel frattempo, abbiamo fatto il punto della situazione: e realizzato che se non trovavamo il modo di spostare i fondi dalle carte che erano state perse all’ unica carta che ci era rimasta (la mia) avevamo giusto i soldi per comprare un biglietto aereo d’emergenza per l’Europa e così vedere infrangersi il nostro progetto di visitare l’America Latina. La situazione sembrava senza via d’uscita, se non ché è proprio in questi momenti che l’ingegno umano emerge. Infatti, abbiamo trovato il modo di eludere il sistema bancario ed accedere al servizio online senza carta e codice d sicurezza che normalmente viene generato istantaneamente da una macchinina in cui deve essere inserita la carta appunto. Tutto è potuto accadere grazie ad una rocambolesca azione telefonica per ottenere in vie traverse suddetto codice e con l’aiuto di amici a Londra che ringraziamo ancora!

Potosi (34)

Morale: lo zaino non riappariva e nessuno si faceva avanti con alcuna notizia a riguardo ma in compenso eravamo riusciti a disporre del denaro collegato alle carte perse e spostarlo nell’unica carta rimastaci. Cosicché, nonostante qualche notte insonne e qualche giorno da dimenticare, eravamo ritornati in pista: potevamo continuare a viaggiare.

Certo, ci mancavano alcuni strumenti che facilitavano il viaggio. La qualità delle foto non sarebbe più stata la stessa con la macchinetta digitale che ci era rimasta. Ma la voglia di continuare la nostra avventura era rimasta uguale o forse era aumentata. Della serie: what doesn’t kill you, makes you stronger.

Potosi (20)

In quanto alla città, Potosì, è l’agglomerato urbano, propriamente detto, più alto al mondo a ben 3977 metri sul livello del mare. Si snoda tra continue salite e discese, piena di mercati e mercatini, venditori ambulanti di tutto di più e chiese ovunque!

Potosi (60)

 Vi siamo rimasti 4 giorni ma il pensiero dell’accaduto era fisso ed invece di visitare la città, giravamo per internet points, polizia, radio nel disperato tentativo di ritrovare lo zainetto. Cosicché, non posso rendere giustizia alla città con questo post.

Salar Uyuni (43)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: