Pubblicato da: lauv83 | aprile 13, 2013

LA PAZ: FINALMENTE LA SUD AMERICA METROPOLITANA!

La Paz non è stata una scelta volontaria. O meglio l’arrivo a La Paz era previsto dopo aver visitato Sucre, la città bianca che invece bypassato. Infatti, siamo dovuti correre a La Paz per risolvere questioni burocratiche derivanti dalla nostra disavventura in Potosì.

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Per un costo di 4 sterline inconsapevolmente abbiamo preso probabilmente l’unico autobus che faceva una tratta di 11 ore senza disporre di un bagno a bordo. Vi abbiamo passato una nottata alquanto scomoda e i nostri morali erano comprensibilmente a terra.  Ma la vista di un enorme tappeto di luci fittissime disposte su un suolo irregolare di colline, ci ha dato il benvenuto a una incantevole La Paz pre-albina e ci ha fatto sorridere. Dopo aver aspettato che uscisse il sole per evitare di prendere altri taxi (visto i precedenti), ci siamo addentrati nella città.

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 Poiché questa città ci è piaciuta al di là delle aspettative, ci siamo concessi una piccola sosta. E in questa, che doveva essere una tappa di passaggio di 3 giorni, ci siamo invece fermati 10 giorni.

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La Paz dall’alto dei suoi 3600 metri, si inserisce al centro della Bolivia come suo crocevia viario e suo emblema. Infatti, pur non essendolo tecnicamente, è di fatto la capitale della Bolivia. Così, quantomeno, affermano fieri i suoi abitanti. (NB: La capitale ufficiale della Bolvia è Sucre)

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Passeggiando per La Paz sembra di essere nel traffico di Roma e nel sali e scendi di Trieste, entrambi però al quadrato. Attraversare la strada è sempre un terno al Lotto: i semafori non sempre sono degli indicatori reali e di fatto l’automobilista ha la precedenza sul pedone. Per fortuna negli snodi centrali più importanti ci sono agenti di polizia è le mitiche zebre che aiutano i pedoni ad attraversare la strada.

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È un vociferare continuo di gente che lavora, passeggia, vende, si esibisce e fa quant’altre attività stranissime: tutto in strade e piazze. Tra cholitas (come vengono chiamate qui le Cholas), giovani e vecchi, locali e turisti, bambini..: è una città estremamente varia. Quasi ogni giorno c’è qualche evento nel centro, che sia una festa folcloristica, una manifestazione o quant’altro: è una città viva.

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Se si hanno superati gli ovvi scompensi dell’altitudine, si può girare il centro a piedi. Per tutto il resto della città ed oltre ci sono i fantastici micros, che in Bolivia, sono ancora più piccoli e buffi e a La Paz sono un vero e proprio esercito! La città è divisa storicamente in due parti all’altezza della chiesa di S. Francesco: la parte indigena e la parte che era occupata dagli spagnoli.

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Oggi la divisione non è più così netta ma se ne può ancora trovare traccia. Infatti nella parte indigena si moltiplicano i mercatini e le bancarelle di tutte le forme, grandezze, ubicazioni; gli edifici sono più semplici e poveri e vi è ben poca pianificazione architettonica. Nella parte spagnola l’architettura diventa più coloniale, gli edifici più curati, le strade più grandi e si nota un maggior ordine nella pianificazione. Inoltre è in questa parte che La Paz si sta sviluppando di più nella sua modernità: è sede di palazzi governativi, uffici, grandi banche e multinazionali e infrastrutture.

S. Francesco troneggia in quella che sembra la piazza centrale della città dove c’è sempre qualcosa per allietare i passanti. L’edificio in sé, oltre ad essere maestoso, è molto interessante per quanto riguarda le sue minuziose decorazioni. Infatti, è stato costruito dai coloni spagnoli per evangelizzare le popolazioni indigene e a tal fine simboli cristiani si mischiamo a simboli pagani come astuto compromesso tra le due culture.

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Oggi la popolazione Boliviana è per la maggior parte cattolica perciò l’opera del colonizzatore sembra riuscita. Sennonché, affianco alle credenze cattoliche si accostano ben attuali e vive i culti precoloniali con propri rituali, amuleti e precetti. Chiara dimostrazione di ciò è il Mercato delle Streghe dove si può trovare tutto l’occorrente per i rituali dell’antica religione: feti di lama secchi, amuleti di tutte le forme e funzioni, erbe, pietre…. Questo si estende qualche blocco proprio immediatamente dietro l’emblema di cristianità di S. Francesco. È composto da fitte bancarelle che oltre le sopracitate cose vendono vari oggetti di artigianato locale, cartoline e souvenir. Attirati all’inizio dalla sua fama bizzarra, molti turisti lo popolano quotidianamente ma non è un’invenzione per i turisti! Prima di tutto è un mercato per boliviani. Infatti, per esempio, prima di costruire una casa, è d’obbligo collocare un lama nelle fondamenta, come offerta alla Pachamama (la madre terra) e attraverso uno specifico rituale benedire il futuro edificio..  Se manca questo prerequisito, nessun muratore (boliviano) sarà disposto a costruire in tale terreno.

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Questo interessante sincretismo tra culture e le sopra citate informazioni, mi sono state raccontate da 3 ragazzi di La Paz che ci hanno accompagnato in un free city tour un molto piacevole. Come ho già accennato precedentemente, i free city tour stanno prendendo piedi anche in Sud America,  generalmente nelle grandi città (come Santiago, La Paz, Cusco..) e sono molto simili a quelli che si trovano in Europa: partono da una piazza principale in media una volta al giorno, durano un paio di ore, sono condotti da ragazzi generalmente, ma non sempre, del posto che ti guidano per la città, raccontandoti della sua storia e della sua cultura, nella lingua locale ed in inglese. Sono bastati sulle mance dei partecipanti secondo la disponibilità e volontà di ognuno, nonostante le guide a volte diano un suggerimento sulla cifra. Credo che questo in La Paz, ed in generale in Sud America ed in Europa,  i free city tour, siano ottimi modi per conoscere le grandi città.

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Questione cibo. In Bolivia mangiare fuori è più economico che comprare e cucinarsi da soli. I vari ristoranti offrono quotidianamente un menù, detto almuerzo (per il pranzo) e cena (per la cena appunto), che hanno prezzi irrisori (variabili dai 5-7  ai 15 bolivianos corrispondenti a 1.5-3 sterline). Questi comprendono generalmente una zuppa, un secondo a scelta (es bistecca di pollo alla milanese, hamburger di mucca, pesce..con insalata di contorno e riso) e una bibita (generalmente un succo di chinoa, un cereale molto comune). In La Paz, nel mercato centrale si possono trovare miriadi di mini ristoranti (sono al completo con 5-6 persone) che offrono questo tipo di soluzioni che permettono di avere la pancia piena a basso prezzo.

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Certamente questi pasti contengono una quantità molto elevata di carboidrati sotto forma di patate e riso e quindi è non consigliabile mangiarli tutti i giorni pranzo e cena. Ma altre opzioni con mancano: per esempio sempre al mercato di La Paz ci sono altrettanti posticini che servono incredibili cocktail di frutta con  yogurt, gelato e cereali, a piacimento. Un gustostosissimo mix di vitamine che può sostituire un pasto!

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..Per non parlare degli infiniti “ristorantini” improvvisati nella strada: le laboriose cholitas preparano pentoloni di carne, pesce, pasta, riso, insalata e li servono agli avventori che fanno accomodare sul marciapiede. Il nostro “ristorantino in strada” preferito era proprio sulla strada del nostro ostello. In verità era un po’ alternativo: la signora serviva insalate o panini di avocado combinato con formaggio, affettato e sottaceti tutti rigorosamente casarecci, e bibite calde. Erano piattini talmente deliziosi che ci andavamo almeno una volta al giorno: eravamo come si suole dire “di casa”, ormai.  We love street food!

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Che la Bolivia fosse economica, non è un segreto per nessuno, ma che fosse così economica è stata una piacevole sorpresa. Inoltre, nonostante esistano i negozi propriamente detti, si vende e si compra per strada qualsiasi cosa: cibo, accessori, vestiti, tecnologia, servizi…. Tra le cose che mi sono parse più strane: persone con la loro macchina da scrivere su un banchetto per strada che compilavano documenti per i loro clienti.. fotografi che scattavano e sviluppavano al momento foto, specialmente fototessere, per strada.. giocolieri ed artisti vari che si esibivano per intrattenere gli automobilisti ai semafori rossi dietro contribuzione spontanea..

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Inoltre, La Paz offre una vasta scelta di escursioni e tour a pochi chilometri dalla città:per esempio nella jungla, nelle pampas con vista di animali esotici, nei siti archeologici Inca … e la cosiddetta  “Death road” o “Camino de la Muerte”. Secondo voi cosa abbiamo scelto noi?! Ovviamente la più pericolosa: 67 km di discesa in bici su un terreno ripido e per gran parte sterrato con a lato un grazioso precipizio. Io sono caduta dopo 3 metri e mi sono leggermente ferita una mano. Ma posso dire di essere stata decisamente fortunata in quanto 2 turisti all’anno in media, invece, muoiono facendo tale “attrazione turistica”. A parte che non deve essere assolutamente sottovalutata, è una biciclettata altamente adrenalinica con viste incredibili. Possiamo essere fieri di averla terminata.

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Tattoo time. Era già qualche tempo che Matteo esprimeva la sua voglia di farsi un altro tatuaggio..magari collegato al nostro viaggio. Un giorno stavamo passeggiando per il Mercato delle Streghe e tra i tanti amuleti uno molto comune rappresentava un condor con una figurina di un animaletto, non ben definito, tra le zampe. La signora della bancarella in questione ci ha spiegato che era l’amuleto di buona fortuna per il viaggiatore di cui il condor è il simbolo e che viene rappresentato porgendo un’offerta alla Pachamama. E così il momento arrivò: detto-fatto.

 

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FATTORE “S”

La nostra permanenza a La Paz è stata nel complesso molto piacevole. Ma un’altro aspetto che ha caratterizzato la nostra permanenza in Bolivia ed in particolare in Potosì e La Paz è stato il fattore S, ossia il fattore “Sfortuna” o in gergo “Sfiga”. Da quando, infatti, abbiamo perso lo zaino di Matteo, una serie di eventi che si potrebbero chiamare sfortunati o in gergo “sfigati” si sono susseguiti sul nostro cammino con una ricorrenza giornaliera. Si trattava di piccoli eventi che ogni volta ci tenevano sulle spine e ci obbligavano ad effettuare altrettante operazioni per risolvere i problemi che ne derivavano.

Sto parlando di cose quale: usavo online la mia e unica carta rimastaci e veniva bloccata dall’ufficio frode della banca,  prelevavo e veniva bloccata dalla banca stessa, cosicché chiamavo il numero di riferimento per lo sblocco e l’ufficio era chiuso oppure non c’era linea in Bolivia oppure c’erano problemi di linea a Londra…. E così via, giorno dopo giorno!

Tutti questi piccoli, presi isolatamente insignificanti, eventi hanno messo a dura prova il nostro carattere. Dall’irritazione, al nervosismo, all’incazzatura, alla disperazione abbiamo continuato ad affrontare il fattore “S” giorno per giorno fino a scherzarci su come mezzo per allontanarlo.

In tante occasioni ci ha aiutato anche il fatto di condividere con altri backpackers le proprie storie. Tante volte, infatti, ci siamo resi conto che non eravamo soli, anzi eravamo in buona compagnia: chi era stato derubato una o addirittura più volte!

CURIOSITA’: I SUDAMERICANI  E I CAPELLI

Prima di partire ho deciso di rasarmi i capelli per ragioni di comodità durante il viaggio e voglia di cambiare stile. Sapevo che in Sud America sarei potuta spiccare ancora di più tra gli altri turisti ma non m’importava e così ho proceduto. In effetti fino ad ora ho incontrato una sola ragazza con il mio stesso look, un’altra turista.  A volte percepivo gli sguardi della gente del posto su di me ma non ci ho mai dato peso. Ho sempre pensato che è la stessa cosa per me nei loro confronti. Forse era il colore della mia pelle, il mio modo di vestire, la mia aria confusa e curiosa: la diversità in generale attrae l’attenzione dell’essere umano… Ma poi ho avuto delle risposte specifiche ai miei dubbi. Un ragazzo che ho contattato a La Paz per risolvere un problema sul mio povero computer, dopo avermi squadrata di nascosto per un po’, non ha potuto resistere e alla fine ha sbottato: “Perché hai i capelli così corti?” Quindi io gli ho tranquillamente spiegato le ragioni. E lui ha continuato “confidandomi” che agli uomini boliviani non piacciono le donne coi capelli corti. La cosa in sé, ovviamente, non mi ha toccato e gli ho risposto che non ero alla ricerca di un ragazzo. Ma ho cominciato a pensare che forse i miei capelli erano più evidenti di quello che pensassi. La conferma è venuta quando una bambina peruviana mi ha fatto la stessa domanda. Immagino dovrò rassegnarmi a tenermi il ragazzo che ho già.. hhahahhahahhhahahha!

Arequipa (87)

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