Pubblicato da: lauv83 | aprile 20, 2013

A COPACABANA, ALLA SCOPERTA DEL LAGO TITICACA: ISLA DEL SOL!

Copacabana (89)

Siamo arrivati a Copacabana viaggiando in autobus attraverso le campagne autentiche boliviane dove vedevamo persone, in maggioranza donne, che lavoravano i campi,  animali al pascolo, qualche rara casa e soprattutto distese e distese di coltivazioni indefinite..

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Poi, per la gioia estrema di Matteo, nell’ ultimo pezzo abbiamo navigato il lago Titicaca: noi in una barca, il nostro autobusbus su un’altra…

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Copacabana è una piccola città sulle sponde del lago Titicaca. Il lago Titicaca è il più grande lago (8000 km) alla sua altezza (più  di 4000 metri sul livello del mare). Tale lago ospita, inoltre, un’ isola speciale, ossia l’isola del Sol dove gli Inca dicevano che era nata Pachamama, ossia Madre Terra e dove si trovano molti siti archeologici Inca.

Isla del Sol (80)

La maggior parte dei backpacker si ferma solo una notte a Copacabana unicamente per visitare l’isola del Sol. Questo era anche il nostro intento. Però siamo rimasti un giorno in più per farci un idea anche di Copacabana. Abbiamo riconfermato il fatto che è una città piccola e molto tranquilla. In più era bassa stagione quindi non c’erano molti turisti in giro, i ristoranti erano vuoti, o chiusi o in costruzione.. Quindi era veramente rilassante passeggiare lungo il lago, nel silenzio, nella solitudine..

Isla del Sol (1)

Poi, abbiamo risalito la colina di nome Calvario, in cima alla quale si ha una vista complessiva della città da una parte e del lago Titicaca dall’altra, e in lontananza si può vedere anche l’isola del Sol. Per arrivare a questo punto, il cammino è abbastanza ripido. Ma la vista alla fine vale la pena, soprattutto al tramonto.

Copacabana (117)

Il terzo giorno abbiamo preso il traghetto di buon mattino alla volta dell’isola del Sol.  L’isola si estende per 12 kilometri quadrati ed è per la maggior parte montagnosa. Tale isola è abitata da tre comunità indigene che abitano e dividono il territorio in tre parti: nord, centro e sud. Per molti, tra i quali Matteo, è da sempre stato un sogno mettere piede in quest’isola in quanto considerata emblema del culto della Pachamama e quindi della natura in generale. È considerata peraltro un luogo fonte di energia positiva: una isola magica..

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In un paio d’ore di navigazione eravamo sull’isola, nella parte nord. Ad accoglierci c’era una guida volontaria del posto che ci ha accompagnato fino alle rovine Inca della pietra sacra, il luogo dove avvenivano i riti sacri più importanti (come i sacrifici) e un labirinto dove vivevano i sacerdoti.

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Nel cammino la nostra guida ci spiegava come le comunità locali continuano a vivere secondo i ritmi dati dall’agricoltura nel rispetto della natura e secondo i metodi lasciati in eredità degli Inca. I terrazzamenti agricoli vengono tuttora usati per coltivare vari tipi di colture. Per alcuni mesi si coltiva per altri si lascia la terra riposare per non abusarne e portarla alla sterilità. Inoltre i vari membri della comunità si aiutano a vicenda quando hanno bisogno, secondo una legge non scritta: la legge della reciprocità.

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L’uomo e gli animali lavorano insieme a fini agricoli, non essendo stata introdotta alcun tipo di macchina moderna nell’isola. È normale perciò vedere pastori pascolando pecore oppure asini, maiali e mucche attraversarti la strada. Insomma una sorta di realtà rimasta nel passato. Incredibile per gli occhi di europei.

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Tra i paesaggi più suggestivi vi sono: scogliere a strapiombo sul lago, piccole spiagge solitarie e i sentieri rimasti gli stessi costruiti dagli Inca. L’apoteosi della natura in convivenza perfetta con l’essere umano: incredibile!

Ma purtroppo c’erano anche angoli nascosti dove venivano abbandonati i rifiuti a mucchi. Non ho potuto indagare sulla cosa ma mi sono fatta un pensiero personale a riguardo. Probabilmente il turismo che da un lato porta benefici a quel paradiso naturale, dall’altro lo contamina in quanto le comunità locali non sono per esempio capaci o non si preoccupano di smaltire i nuovi rifiuti che si creano in conseguenza. Un peccato…

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Ci siamo avventurati nel piccolo agglomerato urbano alla ricerca di un alloggio. Eravamo con Phillip e Leath, due nuovi amici backpacker tedeschi che avevamo incontrato nella barca. Non c’era molta scelta in realtà. Abbiamo trovato un ostello in costruzione e ci siamo fermati lì nelle stanze complete: essenziale ma non male.

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Qui è dove per la prima volta mi sono sentita chiamare “gringo”. Stavo cercando il proprietario del nostro ostello per chiedere come accendere l’acqua calda per la doccia e ho incontrato il figlio che mi ha annunciato dicendo: “Papa, un gringo te sta buscando” ossia “Papà, uno straniero ti sta cercando”. Devo dire che la cosa lì per lì mi ha quasi offeso ma pensandoci bene era la verità. Nonostante non sia la solita turista americana con un metro di obbiettivo al collo e parli spagnolo:  nel complesso non centravo molto con quell’ambiente.

Il giorno seguente abbiamo intrapreso di buon mattino la traversata dell’isola da nord a sud. Camminavamo al centro dell’isola che appare strettissima e circondata da un meraviglioso mare blu, salendo e scendendo su un sentiero costruito sulla roccia. Non vi posso nascondere che è stato faticoso ma in compenso abbiamo visto paesaggi bellissimi.

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L’unica cosa che mi deluso leggermente è stato il fatto che abbiamo dovuto pagare un biglietto alla comunità indigena del centro che non ci era stato detto, semplicemente per passare attraverso il loro territorio. Non certo per il prezzo che, come gran parte delle cose in Bolivia, era irrisorio ma per principio: non mi piaccio questo tipo di sorprese. Cosicché se vi trovate a visitare l’isola del sole sappiate che c’è da pagare un biglietto per il nord, il centro, ed il sud: 15, 10 (5 se sei studente), 5 soles.

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Dopo quattro ore siamo arrivati dall’altra parte dell’isola. Questa parte è decisamente più turistica: infatti ci sono molte più infrastrutture: ristoranti, bar, ostelli e perfino hotel. A mio avviso, in questo modo, l’autenticità dell’isola del Sol viene purtroppo un po’ rovinata. Qui abbiamo visitato solo la scala dell’Inca, mentre aspettavamo la barca che ci ha riportato a Copacabana.

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Una volta a terra avevamo mezz’ora per fare un bel po’ di cose: prendere i bagagli che avevamo lasciato all’ostello, comprare il biglietto per Puno (città in Perù, nostra seguente destinazione) e fisicamente raggiungere il bus. Sull’orlo dell’ infarto..ma ce l’abbiamo fatta. E così è continuata la nostra avventura verso il Peù.

Copacabana (98)

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