Pubblicato da: lauv83 | aprile 22, 2013

CUSCO: ALLA SCOPERTA DELLA CULTURA INCA CHE PERMANE NEL PRESENTE.. E MOLTO DI PIU’!

Cusco (33)

Cusco (riadattamento dalla parola Quechua “Cosco” da parte dei coloni spagnoli), era la capitale di uno degli imperi antichi più discussi, l’impero Inca.  Intorno al 1200 d.C viene datata dagli storici l’apparizione degli Inca. Nondimeno non vi è tutt’ora una ricostruzione chiara della loro provenienza e dello sviluppo della loro civiltà. Invece, intorno al 1500 d.C viene datata la definitiva conquista delle comunità Inca da parte degli spagnoli.

   Cusco (52)

Attualmente, Cusco è una città moderna e piena di storia: una delle città più attrattive del Perù. Per lo meno per noi lo è stata! Si sviluppa a 3400 m sul livello del mare, su una vallata per poi arrampicarsi sulle colline circostanti, fornendo uno spettacolo notturno di luci incredibile. Ogni anno attrae milioni di turisti da tutto il mondo e molti italiani in particolare. La ragione comune che attira questa gente è probabilmente il  vicino sito archeologico Inca chiamato Machupichu.

Cusco (173)

Quando siamo usciti dall’ostello, abbiamo notato fin da subito che molti locali, ristoranti, negozi, uffici e servizi vari, includevano la parola Inca nel nome. Così c’era il ristorante dell’ Inca, l’Inca bar, la FarmaInca, la lavanderia Inca e così via… La cosa è alquanto divertente, ma non è per questo che ho intitolato questo post: “CUSCO: ALLA SCOPERTA DELLA CULTURA INCA CHE PERMANE NEL PRESENTE…”. Ovviamente!;-)

L’eredità storica Inca è sicuramente un forte argomento per attirare turisti in Perù e nello specifico a Cusco ma non per questo, se non per altre cose, ho avuto la sensazione che in Perù la cultura Inca fosse una cultura ancora in qualche modo viva.

Ho sempre pensato che il passato di un popolo rivivesse in una certa misura nel presente. Sono in un certo modo d’accordo con il mio professore delle scuole medie quando ripeteva ossessivamente che “conoscendo il passato si può capire il presente”. Per esempio, anche se non sono mai riuscita a spiegare il perché, ho sempre pensato che aver studiato Latino al liceo, mi avesse arricchito, nonostante fosse una lingua morta. E quando la nostra guida per il Valle Sagrado degli Inca in Cusco mi ha posto l’equivalenza:  così come lui è discendente del grande impero Inca, noi (io e Matteo) siamo discendenti del gran Impero Romano, nonostante la differenza temporale e la differente evoluzione storica, ho trovato al momento l’equivalenza azzeccata. La cultura romana sta all’Italia come la cultura inca sta al Perù. Ma permanendo in Perù ho dovuto ricredermi in una certa misura riguardo a queste considerazioni.

Per esempio, la lingua Quechua cioè la lingua degli antichi Incas è tuttora parlata da gran parte dei Peruviani come prima lingua al di fuori delle città o seconda lingua dopo lo spagnolo nelle grandi città. Così mi spiegava il ragazzo che ci ha fatto da guida nella nostra escursione ai siti archeologici di Moray. Era divertente sentirlo parlare col conducente dell’autobus in Quecha e ridere a crepapelle, molto probabilmente dei turisti come noi appunto. Inoltre, altre cose hanno contribuito a farmi maturare questa convinzione e le riporterò in seguito nel post.

Cusco turistica e Cusco locale. Siamo arrivati a Cusco di mattino presto e il sole non era ancora spuntato. Abbiamo preso un taxi che ci ha portato al Hostal Magico che era ubicato a due passi dal mercato centrale, in pieno centro. Da li, nei giorni seguenti abbiamo girato a piedi e abbiamo facilmente raggiunto i punti turistici principali della città: l’elegante Plaza San Francesco, la magnificente Plaza de Armas, l’eclettico quartiere di San Blas ecc. Quasi ad ogni angolo c’è qualche punto d’interesse storico. Molti edifici hanno alla base mattoni incaici originali. Le strade sono perfettamente piastrellate con porfido. Negozi che espongono i grandi marchi europei ed americani, ristoranti lussuosi ed alternativi, catene di fastfood come Starbucks e McDonald’s fioccano per le vie. I turisti sono semplicemente ovunque: questa è la Cusco turistica.

Cusco (38)

Ma non è la sola Cusco. Infatti se si va appena oltre il mercato centrale, c’è l’altra faccia di Cusco: quella popolata dai locali. Le strade sono più sconnesse. I grandi negozi lasciano spazio a una miriade di negozietti, alcuni piccolissimi. Carne, verdura, snack, utensili vari ecc vengono venduti per strada. I ristoranti e ristorantini  lasciano più spesso posto a stanze di case che danno sulla strada e sono aperte al pubblico. Tutto è di gran lunga più disordinato, sporco ed economico. I turisti sono assenti. Questa è l’altra faccia di Cusco. La sua gemella povera…

Cusco (135)

Il Valle Sagrado degli Inca è situato nell’attuale provincia di Cusco ed ospitata i principali siti archeologici Inca in Perù. Questa valle si chiama “Sagrado” in quanto gli Inca la consideravano sacra a causa del fiume Urubamba che la attraversa seguendo il corso del sole dall’alba al tramonto. Dopo un attento calcolo di costi, tempistica e convenienza, abbiamo deciso di visitarla attraverso un tour organizzato con un’agenzia in un unico giorno. L’altra opzione consisteva nell’ usare i mezzi pubblici, impiegando vari giorni, spendendo di più e senza guida. In particolare abbiamo visitato i siti archeologici in di Pisac, Ollantaytambo, Chinchero e Moray.

Pisac era una città Inca abbastanza estesa e anche i suoi resti archeologici sono notevoli. Si sono infatti conservati gran parte dei terrazzamenti a fini agricoli e diverse case appartenenti a diversi ceti sociali.

Pisac (41)

In Ollantaytambo si possono vedere invece i terrazzamenti con funzione decorativa in quanto costituivano il camminamento per i due tempi che si stavano costruendo in cima al colle.

Ollantaytambo (34)

In Chinchero le rovine degli edifici Inca si fondono letteralmente con la successiva architettura coloniale spagnola. Infatti i coloni europei, una volta sconfitti gli Inca, hanno cercato di imporre la loro cultura costruendo letteralmente al di sopra degli edifici degli assoggettati.

Chinchero (14)

Qui troviamo una chiesa cattolica del 1500 dove  ho avuto una interessante conversazione con la guida locale che ci accompagnava. L’argomento era il sincretismo tra cultura incaica e cattolica. Il mio interlocutore infatti mi spiegava che era fermamente credente nella religione antica degli Inca e nella religione cattolica. Io non riuscivo a capire come questo fosse possibile trovandoli un po’ stridenti. Ma il tale mi spiegava che era tutto parte di un disegno divino e perciò era possibile.

Il giorno seguente siamo ritornati nel Valle Sagrado e abbiamo visitato il sito archeologico di Moray e le saline di Maras. Nel primo abbiamo potuto vedere altri terrazzamenti incaici. In questo caso, questi erano laboratori di climatizzazione  per coltivare diverse colture che altrimenti non sarebbe stato possibile coltivare a quella altitudine.

Moray (23)

A Maras abbiamo potuto vedere moderne salitine che però venivano già sfruttare dagli Inca. Come mai si trovano saline nell’entroterra e svariati metri di altitudine?! Perché in epoca antica tutta la zona era coperta dall’oceano e oggi queste saline rappresentano un vero e proprio business per i proprietari.

Maras (2)

Altra cosa che mi ha  sorpreso piacevolmente in Cusco è stata la moltitudine di progetti sociali a favore soprattutto dei bambini, poveri o in situazioni familiari difficili. Inoltre, in questo tipo di progetti c’è la possibilità di fare esperienze di volontariato. Per esempio il nostro ostello era associato ad uno di questi lodevoli progetti: Aldea Janapay.  Infatti, il proprietario dell’ostello è anche il fondatore di detto progetto che consiste in una scuola per i bambini con situazioni famigliari problematiche come per esempio la molto comune violenza da parte del padre ubriaco su moglie e figli. Ovviamente ho chiesto subito di entrare nel progetto ma sfortunatamente la mia permanenza a Cusco era troppo breve perché la mia richiesta venisse presa in considerazione.

Cusco

Una domenica abbiamo fatto un “minitour gastronomico fai da te”  nei paesini vicini Oropesa e Tipon. Abbiamo preso un combi che in poco più di un’ora cià portato ad Oropesa, la capitale nazionale  del pane. Qui abbiamo potuto degustare il famoso e delizioso pane “chutas” appena uscito dal forno.

Oropesa (12)

Tornando verso Cusco, ci siamo fermati a Tipon, paesino a pochi chilometri di distanza, famoso invece per il porcellino d’india arrosto o fritto. In questo caso devo dire che io e Matteo ci siamo rilevati diversi nei gusti. Infatti, io, anche se dopo varie resistenze, ho provato a mangiare l’inusuale piatto ma non sono riuscita ad andare oltre il primo morso. Probabilmente la cosa era dovuta al’ immagine del povero animaletto che avevo impressa in mente. Mentre Matteo ha finito tutto il resto che avremmo dovuto condividere, commentando che era un piatto da provare ma nulla di eccezionale ed inoltre con poca carne . De gustibus…

Tipon (35)

Infine, al contrario di quello che uno può pensare, non siamo usciti molto la sera  a Cusco. Le ragioni erano principalmente due . La prima era che di notte la temperatura si abbassava enormemente, rendendoci estremamente pigri. La seconda era che in ostello abbiamo conosciuto tante persone diverse con cui era un piacere condividere esperienze, storie e serate. Salutiamo in particolare Riccardo e Annalisa, una adorabile coppia italo-belga che avremo rincontrato con piacere anche  più avanti.

Tra le tante, qui ho conosciuto una signora canadese che viaggiava dal 1990 facendo vari lavori e a Cusco per arrotondare il budget tagliava i capelli agli ospiti degli ostelli dove pernottava. Questa signora mi ha trasmesso il segente messaggio: “se uno  vuole veramente viaggiare, le cose da fare coso milioni. Non ho soldi è solo una scusa.

C’è poi una “categoria” di viaggiatori in particolare che si aggiustano il budget durante il percorso e che personalmente adoro; li chiamerò “i fantastici artisti della strada argentini”. Durante questo viaggio li abbiamo incontrati ovunque. Nonostante, abbiamo  un limite in più rispetto agli altri viaggiatori ossia il fatto che essendo argentini non possono ritirare dollari con le loro carte per questioni di una politica interna, loro viaggiano in Latino America in lungo ed in largo. Come fanno? Alcuni vendono bracialetti e altri gioielli artigianali, altri vendono biscotti e altre cibarie per le piazze e le spiagge, altri ancora giocano e si esibiscono nelle piazze o ai semafori. Totale: si divertono e viaggiano!

 Altra cosa che adoravo di quell’ostello era il cane dell’ostello: Yanapay, un adorabile gigantesco cane di razza non precisamente identificabile. Credo che tutti gli ostelli che si rispettino dovrebbero avere uno o più animali domestici!

cane

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