Pubblicato da: lauv83 | aprile 22, 2013

PUNO: ANCORA SUL LAGO TITICACA MA DALLA PARTE PERUVIANA ESPLORANDO TAQUILE Y URUS.

Puno (1)

Abbiamo attraversato la frontiera tra Bolivia e Perù di notte e a piedi.. Infatti, in questa frontiera, gli uffici dei due paesi sono divisi. Li separano 500 metri che abbiamo percorso praticamente al buio. Eravamo una mandria di turisti variopinti e vivaci. C’erano uruguaiani, argentini, brasiliani, francesi, tedeschi e gli immancabili israeliani. È stato tra l’inquietante e il divertente..

Qualche ora dopo eravamo al terminal degli autobus di Puno dove abbiamo anche pernottato. Abbiamo deciso di spendere quella notte il più vicino possibile a dove saremo poi ripartiti, dal momento che sarebbe stato immediatamente la sera seguente. Eravamo stanchi e non ci interessava visitare la città.

Puno è una città che si affaccia sul lago Titicaca dalla parte peruviana. Da qui quindi si possono accedere a varie isole in cui si può riscoprire la cultura Inca e Pre-Inca attraverso le loro rovine. Inoltre le comunità indigene persistono in queste isole conservando usi e costumi originari. Per questo attraggono turisti che a loro volta contribuiscono alla loro economia. Anche noi ci eravamo fermati a Puno solo per visitarne queste isole; in particolare avremmo scelto di visitare Taquile ed Urus.

Il nostro ostello si chiamava “Il teminal” e si collocava al secondo piano della stessa stazione degli autobus. Le camere erano doppie con bagno in suite e con vista appunto sul piano inferiore della stazione. Anche questa volta, il nostro ostello era ben localizzato, economico e comodo ma c’era un piccolo particolare a cui non avevamo pensato..

 Puno (5)

Gli autobus arrivavano e partivano fino a tardi la notte e ricominciavano ad operare molto presto al mattino. Così le molte compagnie che operano nella stazione in accanita competizione tra loro, sguinzagliano coloro che avevano il compito di attirare clienti urlando le varie destinazioni offerte : es “Arequipa, Arequipa, Arequipa…. Lima, Lima, Lima…”. E questi lavoravano instancabilmente, fino a tarda notte e ricominciavano prestissimo il mattino seguente.. Risultato: abbiamo dormito ben poco quella notte.

Voglio fare una parentesi su questo perché è una di quelle peculiarità sudamericane per cui provo odio-amore. Come ho già detto, in Sud America il principale mezzo di trasporto a lunga percorrenza è l’autobus. In ogni grande città in Argentina, Cile, Bolivia Perù, c’è generalmente una stazione chiamata “terminal de autobuses” da cui partono autobus con diverse destinazioni nazionali ed internazionali.

Lo stesso viaggio più essere effettuato con varie compagnie che hanno il loro più o meno piccolo ufficio di informazioni e vendita biglietti, uno affianco all’altro nel terminal. Sommando le varie destinazioni e compagnie, ne risulta un piccolo esercito di tali uffici in ogni terminal. Sto parlando di qualche decina in media, fino ad arrivare a qualche centinaio nelle grandi metropoli come a Buenos Aires.

Tutto ciò implica che la concorrenza tra queste compagnie è incredibilmente feroce. Feroce concorrenza implica feroci tecniche di marketing per accalappiarsi i clienti. In Sud America, la tecnica marketing più comune è quella orale. Esiste un ruolo professionale creato appositamente: l’urlatore. Lo scrivo con sicurezza perché, oltre ad averli visti all’opera, ho visto, infatti, anche delle offerte di lavoro a riguardo (e Matteo mi ha detto perchè non fai domanda..?).

Tali personaggi possono essere uomini, donne, giovani, meno giovani, seduti, in piedi, urlando più o meno forte. Il loro compito è urlare ripetutamente le destinazioni dei loro autobus, dal primo nel mattino all’ultimo nella notte. Cosicché entrando in un terminal in Sud America può sembrare tranquillamente di entrare in mercato del pesce in Italia (di quelli genuini) .. 

Il giorno seguente di buon mattino ci siamo avviati al porto. Da lì abbiamo preso una barca che ci avrebbe portato all’ isola Taquile, passando per le isole Urus e poi di nuovo a Puno nel pomeriggio.

 Urus

Continuavamo ad addentrarci nelle culture Inca e preincaiche. Ci accompagnava una guida volontaria: un ragazzo originario di Taquile che stava studiando turismo e attraverso questi tour acquisiva esperienza nel campo. Era una ragazzo simpatico e abbastanza competente. Dico abbastanza perché tra le mie tante domande (io: la tipica turista che fa un sacco di domande..) non mi ha saputo rispondere alla più importante: “cosa voleva dire la parola quechua e emblema del Perù “Machu Picchu”. Mortificato mi spiega che non era ancora arrivato a quella parte del programma. Come scoprii più tardi, Machu Picchu significa “montagna vecchia”.

 Urus (10)

Per prima cosa abbiamo navigato nel mezzo delle famose isole Urus: ossia isole artificiali costruite con canne di piante acquatiche dalle popolazioni che poi le abitano, le tribù Urus, appunto . in verità, non eravamo sicuri di volerle visitare in quanto sono diventate talmente famose e quindi  turistiche che si potrebbe pensare abbiano perso la loro autenticità e che quello che si va a vedere è creato soltanto, o quasi, per il turista.

Posteriormente una coppia che abbiamo incontrato a Paracas ci raccontava appunto di come la comunità Urus li aveva accorti nell’isola maggiore cantando “Vamos a la playa”. Sostenevano, inoltre, che tale comunità si fosse denaturalizzata ed esistesse semplicemente per trarre profitto dai turisti. I nostri nuovi amici ci raccontavano questa storia sottolineandone la tristezza e l’imbarazzo che sentivano loro nell’essere turisti.

Urus (23)

Ma la nostra guida non ci ha portato in tale isola, bensì in un’altra  un pò più lontana e molto più piccola. Lì ci ha presentato il capo della comunità e con questo ci ha spiegato come venivano costruite queste isole e come si viveva in tali isole: fondamentalmente di pesca, commercio e turismo. Mi è parso interessante e abbastanza autentico anche se non sono del tutto sicura che tali persone vivessero stabilmente in una isola così piccola.

 Taquile

Poi ci siamo diretti a Taquille dove ci siamo intrattenuti ben poco. Abbiamo solamente pranzato ristorante indicatoci dalla guida e che ci è costato il quadruplo di un pranzo di costo medio in città.  Poi siamo dovuti tornare a Puno.

Taquile (13)

Mentre la guida ci spiegava riguardo a quelle terre notavo molte similitudini con la Isla del Sol in Bolivia: negli usi e costumi e persino la conformazione territoriale.. Anche se boliviani e peruviani cercano di differenziarsi, la cultura da cui derivano è unitaria: è principalmente incaica o pre-incaica.

 Taquile (41)

Taquile è anch’essa in gran parte montagnosa e quindi assoggettata all’agricoltura attraverso i terrazzamenti di era Incaica che continuano ad essere utilizzati oggi.  Ma la cosa che, a mio avviso, la differenzia maggiormente dall’Isla del Sol sono le infrastrutture: case in mattoni, un impianto di distribuzione dell’acqua.. Queste sono indice di una maggior modernizzazione e probabilmente anche perdita di autenticità e di un maggior sfruttamento turistico.

Comunque parlando di sfruttamento dell’eredità storica a fini turistici, eravamo appena entrati in quella che, a mio avviso, è la bellissima patria di questo. Welcome to Perù!

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