Pubblicato da: lauv83 | maggio 21, 2013

IQUITOS: WELCOME TO THE JUNGLE!

Una città nel cuore della foresta Amazzonica, una isola circondata da 3 fiumi: il Rio Nanai, il Rio Italya, il Rio delle Amazzoni. È una città accessibile soltanto via acqua o via aria (noi ci siamo arrivati in aereo da Lima). È una città, direi, unica.

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Scesi dall’aereo, un caldo umido sconvolgente ci ha dato il benvenuto. Usciti, ancora rintontiti, dall’aeroporto 2 signori ci hanno quasi assaliti: uno era il rappresentante dei tassisti, l’altro dei  mototaxi. Il primo voleva 20 soles per portarci in città, il secondo ne voleva 10. Ovviamente abbiamo scelto il secondo che sarebbe diventato poi il mio nuovo mezzo di trasporto preferito: il mototaxi! Si tratta di una motocicletta con attaccato dietro un carrettino con capotta per portare 2 o 3 passeggeri o ogni genere di mercanzia. Gli autisti sono per la maggior parte spericolati. Ma il venticello che si ti avvolge durante la corsa è incomparabilmente rinfrescante.

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La città delle moto e delle buche. Un esercito di moto e un terreno minato da buche sono le prime due caratteristiche che mi hanno colpito appena arrivata in centro. Scuoter, motorini, mototaxi fanno da padroni delle strade, mentre le auto sono abbastanza rare. Camminando sui marciapiedi inoltre bisogna stare attenti a buche di varie misure (da mezzo metro in giù), ovviamente non segnalate. Probabilmente sono le porte d’entrata per le tubature di acqua o quant’altro. In Sud America, in realtà, non era la prima volta che vedevo cose simili e che  rischiavo di caderci dentro ma in Iquitos erano in assoluto le più numerose e profonde.

La città per sé appariva come una vera e propria città da un lato con edifici di mattoni, chiese, ristoranti, piazze, strade (seppur piccole e stranamente popolate) ma avevo la sensazione che era una città diversa dal’altro lato: una città dove la natura era ancora a stretto contatto con l’opera dell’uomo. C’erano molti alberi lungo le strade. Questi erano un vero riparo quando il sole splendeva implacabile.

I suoi mercati ne sono una dimostrazione. Nel mercato del porto e in quello di Bellen si possono trovare piante, frutta e verdura e persino animali vivi che provengono dalla foresta. Abbiamo visto dei piccoli caimani e mangiato vermi arrostisti. I caimani sembravano delle grandi lucertole. Li abbiamo mangiati anche al ristorante perciò deduco che sia un piatto legale. Il sapore di questa carne è un incrocio tra carne bianca e pesce: particolare ma buono.  Il sapore dei vermi, nonostante il primo impatto visivo sia disgustoso, e´ in qualche modo simile al salame e non e´ per niente male, basta chiudere forte gli occhi e non pensarci.

Tra le espressioni culinarie, per me, strane, c’è stato l’uso di mangiare la banana d’avvero in tutte le salse… alla griglia, fritta, bollita e anche per colazione mescolata insieme a dei pezzi di carne di maiale così da formare una palla veramente pesante al punto che non ho potuto finirla, nonostante fosse buona. Inoltre al posto del caffè servono una deliziosa bibita calda a base di.. banana! Se siete veri fan delle banane, potete trovare tutto ciò al mercato centrale di Iquitos.

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Il primo giorno siamo andati subito al porto per fare un giro in barca sul fiume. Non abbiamo dovuto cercare molto: un signore ci è venuto incontro appena arrivati offrendoci un giro con la sua barca. (La nostra fama di turisti sempre ci precede.) Dopo la spiegazione di cosa potevamo vedere e una minima contrattazione sul prezzo (il tipo era disposto a quasi dimezzare il prezzo fin da subito) ci ha fatto accomodare sulla barca a motore di cui il figlio giovanissimo era il capitano.  Così abbiamo potuto navigare il  Rio Italya fino ad arrivare al Rio delle Amazzoni, dove l’acqua cambia nettamente colore da marrone a bianco. Un incredibile spettacolo della natura.

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Nel viaggio tra le tante fermate che potevamo fare per visitare le comunità indigene, noi  abbiamo invece deciso di scendere alla Isla de los monos: l’isola delle scimmie. Adoriamo gli animali! Lì ancora prima di attraccare siamo stati accolti da un paio di scimmie iper-amichevoli: mi saltavano addosso dalle braccia, alle spalle alla testa e viceversa.

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Poi ci hanno portato a vedere degli atri animali rinchiusi in gabbie: alcuni bradipi, 2 anaconda, alcune tartarughe della selva, altri serpenti … e un tucano dai colori splendidi che invece era libero. Potevamo entrare nelle gabbie e  la guida ci incoraggiava persino a toccarli e a farci foto.

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Io, nel frattempo, camminavo con un’adorabile cucciolo di scimmia che si era affezionata al mio braccio e non si voleva più staccare. A me in realtà, non dava per niente fastidio, anzi! Non potrò mai dimenticare quegli occhiucci e le manine.. : mi sembrava di tenere in braccio un bebè umano.

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Per rispondere ad una mia domanda, la nostra guida ci ha detto che quelli erano animali riscattati dal traffico illegale o dal bracconaggio e  che sarebbero stati rintrodotti in natura una volta pronti. Ma non ne sono totalmente sicura..  infatti in seguito avremmo visitato e parlato con i volontari di un altro centro di riscatto animali e la situazione era molto diversa. Per esempio, i turisti non potevano entrare nelle gabbie per fotografare gli animali per non disturbarli e anche se se le scimmie libere cercavano il contatto noi avevamo istruzioni di non toccarle per non compromettere la loro futura reintroduzione in natura. E la cosa, nonostante sia meno divertente, ha senso! Inoltre, in seguito abbiamo scoperto che quella dove ci aveva portato la nostra guida non era nemmeno la vera Isla de los monos.. Ad ogni modo, al momento, senza le considerazioni etiche successive, è stata una visita piacevole.

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La giornata è stata poi coronata dall’avvistamento in lontananza dei delfini rosa che saltavano nell’orizzonte.

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Il giorno seguente siamo andati a visitare parte della riserva naturale della regione dove avremmo dovuto vedere  flora e di fauna amazzonica. Ci siamo immersi nella foresta per una bella camminata  di 2 ore nella natura. Abbiamo visto le piante che gli indigeni usano per curarsi. Ci sono tante piante quante malattie possibili. Tra le tante quella che mi è rimasta più impressa è stato un albero dal cui tronco sgorgava linfa rossa che era un buon cicatrizzante. Credo fosse chiamato “sangue di drago”.  Ma in quanto ad animali, a parte gli insetti, non ne abbiamo visti molti.  Ci saremmo comunque rifatti il giorno dopo!

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Visita a Pilpintuwasi (che in Quechua significa “casa delle farfalle”), un centro di riscatto di animali amazzonici illegalmente cacciati o trafficati situato nell’isola di Padrecocha a mezz’oretta di navigazione da Iquitos: Tale struttura è stata creata da una signora Austriaca simpaticissima che abbiamo avuto il piacere di conoscere durante la nostra visita. Oltre alla fondatrice, vi lavorano locali e volontari provenienti da tutto il mondo. È chiamato così perché composto da un’area dove vengono tenute numerose specie di farfalle, da quelle dai colori vivacissimi a quelle che a malapena si distinguono, tanto possono mimetizzarsi con la natura intorno. In tale area i volontari ne agevolano la riproduzione proteggendoli nei primi stadi di vita e riducendone di molto la mortalità infantile  per rilasciarli in natura una volta adulte.

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Poi c’erano molti altri animali: un leopardo, un giaguaro, scimmie, bradipi…. Io adoro gli animali quindi  ho qualche  difficoltà nel vederli in gabbia. Ma in questo caso le gabbie erano abbastanza grandi e create in modo da confondersi più possibile con la natura circostante; le persone che vi lavoravano erano competenti e sembravano avere a cuore più gli interessi degli animali che del turista. Tutto ciò mi ha dato una ottima impressione.

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Una sera abbiamo incontrato Bryan, un ragazzo inglese, che, fermandoci per strada, ci ha raccontato la sua triste storia: sceso dalla barca ad Iquitos, era stato assalito e derubato di tutti suoi averi. Disperato e ferito stava aspettando di tornare a Lima per poter ricevere assistenza attraverso l’ambasciata.. Intanto gironzolava, elemosinando frutta o qualsiasi cosa uno poteva dargli per aiutarlo. Purtroppo a volte c’è gente che inventa storie per guadagnare qualche soldo e in casi come questi non si può essere mai sicuri che la storia sia vera o no. Ma questa volta  istintivamente gli abbiamo creduto e così gli abbiamo dato un piccolo aiuto economico e augurato tanta buona fortuna. Immagino ci siamo posti naturalmente nei suoi panni di viaggiatore sfortunato. Good luck Bryan.

Durante il giorno, girando per la città, continuavamo a boccheggiare per il caldo mentre il ragazzo dell’ostello ci aveva detto che per loro era freddo rispetto al resto dell’anno. In questi momenti, l’ostello con la piscina è una buona idea. Il nostro, più essendo economico, era fornito di una bella piscina dove ci siamo rifocillati spesso più che volentieri.

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Iquitos è stata una città unica per me per varie ragioni: la sua localizzazione con la foresta amazzonica che gli fa da cornice innanzitutto e poi per le cose assurde (dal punto di vista occidentale per lo meno) che vi trovi: spiedini di vermi, piatti a base di carne di coccodrillo, scimmie che ti saltano  in braccio, alberi che sanguinano..  Da vedere!

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Poi siamo ritornati a Lima prepararci all’attraversamento della frontiera con Ecuador.

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