Pubblicato da: lauv83 | giugno 6, 2013

BANOS DE AGUA SANTA: TEMPO PER UN PO’ D’ INSANO SPORT

Qui per la prima volta dopo mesi di viaggio abbiamo dovuto fare davvero i conti con le condizioni climatiche avverse. Il diluvio universale si scatenava ogni volta che desiderava, più o meno ogni giorno: la stagione delle piogge era cominciata. Ma nonostante tutto avremmo sfruttato al meglio i nostri 5 giorni in Banos de Agua Santa.

Banos è un cittadina tra i monti Ecuadoregni costruita a lato di un dirupo sotto al quale si snoda un fiume. Sullo sfondo c’è un vulcano.  Deve il suo nome alle acque termali naturali provenienti dall’attività vulcanica. Ci sono infatti vari centri termali. Inoltre è un ottimo luogo per trekking  e biciclettate in mezzo alla natura oppure per praticare sport estremi.

Banos (9)

Come prima cosa perciò abbiamo girato alcune delle numerosissime agenzie turistiche per scegliere la più conveniente per fare i tre sport che volevamo dare, ossia rafting, Zipline e montainbike. Detto-fatto, il giorno dopo avevamo già prenotato una sessione di rafting ¾ ossia difficoltà media di 2 ore.

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Premettendo che non avevamo mai fatto tale sport e io, soprattutto, ero abbastanza preoccupata,  ma tutto è andato alla grande. Non siamo caduti. Ci siamo divertiti. L’adrenalina non è mancata. Alcuni, tra cui Matteo, dicevano che era anche un po’ troppo facile ma io direi che per la prima volta era perfetta. Da rifare!

Intanto la pioggia continuava a cadere incredibilmente e noi approfittavamo di ogni pausa tra un acquazzone e l’altro per uscire e fare attività. Così la mattina seguente, ci siamo precipitati a fare un altro sport che non avevamo mai fatto ma che ci ha entusiasmato: la zipline. Zipline (o Canopi come lo chiamavano lì) consiste in volare a svariati metri di altezza da un punto all’altro di una corda solamente imbragati, seppur saldamente, alla stessa. Le linee, come sono chiamati questi voli, sono di varie lunghezze e a varie altezze. Inoltre ci si può lanciare in varie posizioni: dalla comune posizione seduto, alla posizione superman col corpo parallelo al terreno, o ancora alla posizione a pipistrello a testa in giù.

Banos (65)

Noi abbiamo fatto 6 linee: da 150 a 600 metri di lunghezza, tra gli alberi e sopra un abisso di un centinaio di metri da terra dove ci aspettava la dura roccia e il fiume. Nessuna possibilità di sopravvivere. Ovviamente abbiamo provato tutte le posizioni. Un’esperienza che toglie il fiato.

Altra cosa che dovevamo assolutamente vedere era la cosiddetta “casa dell’albero”. Però, questa escursione a piedi non è andata esattamente come avevamo previsto perché i sentieri non erano ben segnalati e quindi abbiamo sbagliato strada. Invece che salite verticalmente per la nostra destinazione, abbiamo camminato trasversalmente lungo le colline intorno alla città, allungando di molto il tragitto. Quando siamo finalmente arrivati al punto giusto per salire era troppo tardi e ci mancava ancora un ora e mezza di salita. Così siamo scesi. Scendendo inoltre abbiamo concluso che in realtà era stato meglio così perché quel sentiero era un cunicolo scavato nel terremo ripido e stretto più adatto a fare down hill che hiking.  In compenso, potevamo dire di aver esplorato le colline circostanti Banos.

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Il giorno seguente siamo risaliti in van e finalmente abbiamo potuto ammirare la famosa casetta costruita su un albero e dondolarci come nel vuoto nella sua altalena.

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Fino a qui eravamo riusciti sempre a cogliere i momenti asciutti  per fare queste attività. Ma quando siamo andati a fare una biciclettata per visitare 6 cascate intorno a Banos non siamo stai altrettanto fortunati. Siamo usciti dalla città di buon mattino con un cielo nuvoloso ma non particolarmente minaccioso.  Dopo un ‘oretta siamo stati colti per strada da una specie di diluvio universale. Ci siamo fermati un po’ per vedere se rallentava. Non c’era traccia di cambiamento così abbiamo continuato e sperimentato il pedalare sotto una pioggia impetuosa come mai ci era successo.

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Nonostante ciò le abbiamo visitate tutte. E, soprattutto le ultime due, erano ancora più maestose grazie alla stressa pioggia che aveva tanto alimentato il fiume.

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La nostra tenacia era stata premiata. Per il ritorno doveva esserci autobus dove si potevano caricare anche le bici ma questo non sembrava passare. Così ci siamo messi a fare l’autostop. Ed infatti, si è fermato un camioncino che andava in città e che per un paio di dollari ci ha caricati.

In questi giorni abbiamo anche incontrato dei vecchi amici: 2 ragazzi francesi di cui non ricordo nemmeno i nomi ma che incontravamo spesso e Riccardo e Annalisa, coppia italo-belga che avevamo conosciuto a Cusco.

Insomma una volta in più, è stata dura fare le borse per continuare il viaggio. Ma si sa, anche queste sono storie da backpackers.

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