Pubblicato da: lauv83 | giugno 10, 2013

RIFLESSIONI SUL SIGNIFICATO DELL’ESSERE UN BACKPACKER

backpacking

Questo post è nato da un messaggio che mi ha inviato Veronica la quale sta preparando una tesi sul backpacking e mi chiede:

Cosa significa per te viaggiare da backpacker?
Può essere considerata una pratica sostenibile (a livello sociale e ambientale..)?

Sembra che il backpacking stia diventando un fenomeno di interesse accademico.. potevo ignorarlo e non dire la mia!? Ovviamente no!;-) Così approfittando della prima giornata di pioggia non-stop dopo tre mesi di viaggio a Baños in Ecuador, mi sono messa a riflettere cosa significa per me essere un backpacker.

Innanzitutto, riporto una definizione del temine backpacking,, tratta da Wikipedia, che rispecchia un po’ la concezione comune di tale termine:

“Backpacking è un termine inglese utilizzato anche in italiano che sta a indicare un modo di viaggiare indipendente e non organizzato. Deriva dall’inglese backpack, che significa zaino. Il backpacker in genere si sposta per periodi lunghi con un budget limitato. Il backpacker si serve di mezzi di trasporto locali, dorme in alloggi a basso costo, mangia in ristoranti economici e considera i propri soldi un bene che deve durare il più a lungo possibile.”

Secondo me, questa definizione non è sbagliata ma è incompleta e parzialmente imprecisa. Probabilmente prima di viaggiare come backpacker l’avrei accettata di buon grado ma dopo alcuni mesi in giro per il sud America la mia definizione di backpacking si è andata arricchendo sempre di più. Di seguito gli elementi che, secondo me, caratterizzano l’essere backpacker con le rispettive motivazioni.

Un backpacker viaggia con lo zaino in spalla. Lo zaino in spalla non è solo il simbolo di questo tipo di viaggiatore ma è un dato di fatto. La ragione di questa scelta non è ideologica: non è che trolley o gli altri tipi di valige non si intonino con il nostro abbigliamento… E’ al contrario una scelta molto pratica: lo zaino è più comodo, ci permette di essere più agili e sempre pronti a spostarci da un posto all’altro in condizioni non sempre convenienti.

Viaggiare con lo zaino in spalla significa inoltre concentrare tutte le cose e solo le cose necessarie in uno spazio ridotto e in un peso facilmente trasportabile. Significa scegliere intelligentemente cosa portarsi per caricare meno possibile il proprio zaino e di conseguenza la propria schiena. Significa viaggiare con meno cose ma mirate per non soffrire nello spostarsi e godersi meglio il viaggio. Significa alla fine aver bisogno delle cose per il viaggio ma avere come priorità il viaggio. Lo zaino è in un certo modo il miglior amico del backpacker.

 Potrei portare migliaia di esempi riguardo all’utilità dello zaino in spalla in Sud America dove le strade non sono sempre totalmente agibili.. ma al momento mi viene in mente in particolare un episodio successo in Bolivia. Eravamo appena tornati dall’ Isla del Sol ed avevamo pochi minuti per recuperare gli zaini, fare il biglietto ed raggiungere l’ultimo autobus della giornata per andare in Perù. Vi lascio immaginare la letterale corsa contro il tempo e sempre ringrazierò il mio zaino.

Un backpacker normalmente dorme in ostello. Questo perché l’ostello solitamente è più economico di hotel o altri tipi di alloggiamento, ma non solo per questo. L’ostello è anche il miglior posto per socializzare e confrontarsi con altri viaggiatori. Gli ostelli sono davvero di svariati tipi ma la cosa che li unisce è la condivisione: materiale e mentale.

 Spesso la condivisione della stanza, del bagno, della cucina e dell’area di svago. Premetto “spesso” perché ci sono molti ostelli che offrono camere singole o matrimoniali anche col bagno privato ma normalmente sono più care.L’atto della condivisione di spazi fisici come avviene in ostello ha i suoi lati negativi e positivi.

In questi mesi ho condiviso camere con 4, 6, 8, 10…18 persone: ragazze e ragazzi, educati e non, che russavano e non. Dipendendo dalle persone con cui condividevo, il fatto di non avere una mia stanza era più o meno tollerabile. Giusto l’ultima volta a Quito, avrei ucciso queste simpatiche ragazze inglesi che, ubriache, avevano trasferito il pre-serata dal bar alla camera, giusto mentre io ero concentrata a scrivere. Ma che dire?! Non si può sempre essere sulla stessa linea d’onda con tutti ma per lo meno sto migliorando notevolmente il mio livello di tolleranza.

Inoltre spesso l’ostello mette a disposizione la cucina dove i viaggiatori possono prepararsi il proprio cibo invece di andare sempre al ristorante. Questo costituisce un gran risparmio ma non solo! La cucina e le atre parti comuni che molti ostelli offrono (come bar, sale tv,  giardini..) sono d’avvero ottimi spazi per conoscere gente. Gli argomenti di cui parlare non mancano. Di solito l’ostello è frequentato da altri backpacker che sono curiosi di sapere che giro stai facendo, come stai vivendo quest’esperienza e qual è la prossima tappa. Ci si presenta, ci si racconta, si cambiano opinioni, consigli, contatti, ci si fa nuovi amici o semplicemente si passa una bella serata.

L’esempio che mi viene in mente è recente. Eravamo a Montanita in Equador in un bellissimo ostello: il Paradise South. La cucina all’aperto ed il giardino di quel posto erano semplicemente fantastici e mentre io e Matteo stavamo mangiando la nostra pasta siamo stati inglobati nel BBQ  che si stava svolgendo. Perfetta occasione per conoscere tutto l’ostello e rendere i nostri giorni a Montanita, giorni di piacevoli conoscenze e festa no stop!

Un backpacker mangia street food, al mercato o nei ristorantini più economici.  Come mi faceva notare una ragazza che abbiamo incontrato in Argentina: “il nostro stomaco viaggia con noi e come tale anche lui vuole la sua parte”. Il cibo è una parte importante del posto che si va a visitare. Il cibo che ti vendono per strada e al mercato sono tra le tra le cose più tradizionali che si possono trovare. Ed anche tra più economiche. Inoltre mangiare cibo locale in mezzo ai locali è un modo per entrare realmente in contatto con la cultura locale, cosa molto importante nel viaggio a mio avviso.

Dall’altro lato a volte un cambio drastico nella dieta può arrecare problemi nella digestione e conseguenti problemi collaterali. Ad ogni modo, questa cosa non l’ho ancora sperimentata in America Latina. E in Bolivia ed in Perù ho mangiato tra i cibi più buoni provati durante il viaggio in strada o al mercato, e non ho avuto alcuna ripercussione; a parte sulla linea;-). A volte questa giustificazione per i turisti che vedevo andare a mangiare al McDonald’s o al Pub, mi sembrava solo una scusa o sintomo di diffidenza.

 Un backpacker si sposta con i mezzi dei locali. Analogo discorso vale per i trasporti. I mezzi che usano i locali sono economici. Inoltre permettono di inserirsi nella realtà del posto che si sta visitando e conoscerlo più in profondità. Come già ho detto i miei mezzi di trasporto locali preferiti sono i combis cileni.

Un backpacker organizza da solo il suo viaggio. Un backpacker normalmente dice no ai pacchetti vacanze tutto incluso per varie ragioni. Sono più cari. Normalmente rinchiudono il turista nella bolla di sapone del resort turistico, alterando la sua percezione della realtà. Lo vincolano a regole prestabilite.

Organizzarsi il proprio viaggio indipendentemente significa fare un lavoro preventivo di ricerca su varie fonti: guide turistiche, blog online, siti internet… Richiede tempo e fatica ma ripaga. Infatti si può affermare orgogliosamente di essere i creatori del proprio viaggio. Senza intermediari quali agenzie turistiche, l’esperienza diventa più autentica perché si entra in diretto contatto con la gente del posto per poter visitare tali posti. Infine l’esperienza del viaggio è più libera: il backpacker è totalmente padrone del suo tempo e delle sue scelte. E può cambiare idea e ridisegnare i propri piani in qualsiasi momento per varie ragioni come il consiglio di un altro viaggiatore o altri fattori. Noi, per esempio, ci accingiamo a ritornare a Puerto Lopez in Ecuador per la seconda volta, nel tentativo di vedere le balene.

Riguardo i “tuor organizzati” per visitare varie mete turistiche, devo dire che dipende da caso a caso se conviene andare per proprio conto o se è più conveniente o addirittura indispensabile un tour organizzato. Quello che voglio dire è che essere backpacker non vuol dire essere contro le agenzie turistiche per principio ma significa ragionare con la propria testa e scegliere l’opzione migliore.  Nel caso per esempio del “Valle Sagrado de los Incas” in Perù abbiamo fatto un tour organizzato che ci ha permesso di visitare i tre punti principali d’interesse della valle in un giorno invece che in svariati giorni se fossimo andati con i mezzi pubblici. Inoltre così abbiamo potuto comprare il biglietto turistico per accedere ai vari siti archeologici con validità solo per due giorni invece che quello intero valido per 10 giorni. Quindi abbiamo risparmiato tempo e denaro. Ed in più avevamo anche una guida che ci spiegava quello che stavamo visitando.

In conclusione, essere backpacker per me, significa da un lato gestire le proprie risorse economiche in modo tale da trarne il maggior beneficio possibile in termini di cose da fare e tempo nel viaggiare. E questo implica alcuni compromessi o addirittura rinunce e sacrifici. Quindi, puntualizzando la definizione di Wikipedia, non è il denaro il bene che deve durare più a lungo possibile ma bensì il viaggio. Il denaro è un mezzo da usare in funzione di tale bene.

Ma l’essere un backpacker non si estingue al lato economico. Infatti, essere backpacker significa andare al di là degli schemi imposti dalle agenzie di viaggio, creandosi il proprio viaggio. Significa, poi, voler entrare in contatto in modo più profondo con la cultura dei luoghi che si va a visitare. E questo implica mischiarsi con i locali, cercare, se possibile, di parlare la loro lingua, magiare con loro, viaggiare con loro. Ed infine essere fieri di appartenere ad una comunità globale, anche se non ufficiale, composta di altri viaggiatori come noi da conoscere, da cui imparare, con cui condividere. Questo è per me essere un backpacker.

                                                             

BACKPACKING COME PRATICA SOSTENIBILE

Andando al secondo quesito di Veronica, rispondo istintivamente: certo che viaggiare come backpacker è una pratica sostenibile! Ma spiegare il perché è ben più complicato….  Buffamente mi sono già trovata a scrivere riguardo al concetto della “sostenibilità”, anche se in un altro contesto, nella tesi finale del master in comunicazione che ho svolto a Londra e che qui rispolvero. Non avrei mai detto mi sarebbe stato utile in questa sede.

Innanzitutto, mi sembra utile chiarire cosa si intende per pratica sostenibile in quanto è un termine oggigiorno usato moltissimo ma non sempre il suo significato è così chiaro. (Scusate se parto dalla “preistoria” ma spero aiuti a chiarire di cosa stiamo parlando.) Una particolare attenzione al concetto della sostenibilità ambientale emerge negli anni ’70. Ed è dovuta al fatto che prove scientifiche hanno dimostrato che il presente sviluppo umano è dannoso per le generazioni future e di conseguenza insostenibile.

Da lì, la nascita di una delle più grandi sfide moderne: la ricerca di uno sviluppo sostenibile. La prima definizione ufficiale di sviluppo sostenibile è stata formulata nella “Conferenza delle Nazioni Unite circa l’Ambiente Umano” svoltasi in Stoccolma nel 1972. Tutto’ora è una delle definizioni comunemente accettate e più citate: “uno sviluppo che soddisfa le necessità del presente senza compromettere l’abilità delle generazione future di soddisfare le loro stesse necessità” (Word Commission on Environment and Development, 1987). Questa definizione si riferiva ad una preoccupazione principalmente ecologica di fronte ad un incontrollato sfruttamento delle risorse naturali e promuoveva uno sviluppo nel rispetto della natura ed attraverso l’equo uso delle risorse naturali.

In seguito, il concetto di sostenibilità si è esteso anche al livello sociale: promuovendo uno sviluppo nel rispetto delle risorse anche umane. Quindi nel caso del turismo delle comunità locali.

Alcune problematiche  relative alla sostenibilità sono: inquinamento, produzione e sfruttamento di energia, smaltimento della spazzatura, utilizzo dell’acqua, protezione della biodiversità, disponibilità globale di cibo, alloggi a prezzi accessibili, cura della salute, educazione e lavoro.

La questione quindi è se il Backpacking può essere considerato una pratica sostenibile a livello ambientale e sociale, ossia si svolge nel rispetto dell’ambiente naturale e della comunità locale. Personalmente non ho ancora fatto alcuna ricerca bibliografica (confido in Veronica su questo;-), e perciò la risposta è semplicemente basata sulla mia esperienza personale.

Rispetto ad entrambi i livelli, ambientale e sociale, credo dipenda dal backpacker stesso attuare un tipo di turismo sostenibile o meno. O meglio al momento non ho dati riguardanti il fenomeno del  backpacking a sostegno di una o l’altra tesi.

Premesso questo, devo dire che nella mia esperienza ho principalmente incontrato backpacker estremamente rispettosi ed amanti della natura.

Il backpacking si basa sulla condivisione, materiale e mentale quindi è naturalmente altruistico.  E questo potrebbe essere un punto a favore del suo essere una pratica sostenibile.

Inoltre per quanto riguarda la sostenibilità a livello sociale del “viaggiare zaino in spalla”, credo che si possa riconoscere in varie caratteristiche che ho elencato sopra.  Il backpacker cerca il contatto con la cultura locale e lo fa mischiandosi ai locali, mangiando tra loro e muovendosi con i loro mezzi. Questo significa trattare la comunità che ci ospita con equità. Il backpacker compra prodotti locali normalmente dai piccoli rivenditori del posto. Questo significa contribuire all’economia locale.

Si, sono convita che “viaggiare zaino in spalla” sia una pratica sostenibile a livello ambientale e sociale e anche per questo sono fiera di viaggiare in questo modo. Ma nonostante questa mia istintiva convinzione non ho, per ora, maggiori dati per sostenere questa tesi. Quindi spero che Veronica raccolga tali dati e poi me li passi;-) E se posso esserti utile in altro modo, non esitare a chiedere. Buon lavoro!

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