Pubblicato da: lauv83 | giugno 30, 2013

ARRIVO AL CARIBE: A SANTA MARTA, TAGANGA E PARCO DI TAYRONA

Santa Marta è stata finalmente la nostra porta d’entrata per il Caribe ossia la costa che si affaccia sul Mar dei Caraibi. Tale costa è famosa per le sue acque cristalline e le sue spiagge paradisiache, tipicamente attorniate da una folta vegetazione di palme e altre piante. Eravamo veramente ansiosi di approdarci.

Santa Marta (18)

Ma S. Marta è una grande città, caotica e sovrappopolata di turisti nazionali e stranieri. Ospita un porto per cui l’acqua non è molto pulita e la spiaggia è piccola, così da non essere un buon esempio del Caribe. A parte qualche scorcio di architettura coloniale ed un sorprendente numero di Italiani che vi vivono e possiedono qui locali normalmente nell’ambito della ristorazione, non presenta altri tratti particolari. Per noi è stata comunque un’ottima base per visitare la vicina spiaggia di Taganga e il parco nazionale di Tayrona.

Santa Marta (14)

Inoltre, una sera, su suggerimento di alcuni ragazzi del posto, siamo andati a bere in una spiaggia a un quarto d’ora di bus da S. Marta, chiamata “playa del Rodadero”. Qui abbiamo visto come i Colombiani, o una buona parte di loro, passano una serata al mare in relax. Tale spiaggia era ricoperta per un buon tratto da sedie dove la gente beveva birra, mangiava, rideva, scherzava rumorosamente.  C’era anche un piccolo complesso di percussioni ed alcuni ballavano un ballo di coppia, salsa, credo.

Noi siamo arrivati da soli ma, semplicemente sedendoci affianco ad un gruppetto di colombiani vacanzieri, siamo entrati automaticamente nel gruppo.  Ci siamo trovati, così, senza accorgerci, a far bisboccia con i colombiani mentre, per lo più, ci offrivano una birra dopo l’altra, così velocemente che non riuscivo a starci dietro. Abbiamo riconfermato la nostra i idea che i Colombiani sono generalmente dei gran compagnoni, soprattutto quando bevono.

Taganga. Un giorno siamo andati a Taganga una spiaggia a 15 minuti circa di colectivo da S. Marta. Il paesino è piccolissimo e la spiaggia anche. Inoltre quel giorno era un giorno “feriado” ossia un giorno di festa nazionale e così Taganga era strapiena di turisti, per la maggior parte nazionali.

Taganga (12)

Per allontanarci un po’ da quel sovrappopolamento ci siamo messi ai margini della spiaggia verso gli scogli. Purtroppo non è stata una scelta felice perché in quella zona il fondale è pietroso e vi sono ricci marini e ovviamente la cosa non è segnalata. Dopo qualche minuto che ero entrata in acqua per il primo bagno, ero già scappata fuori lacrimante per le varie spine di riccio che avevo infilzate sotto un piede. Essendone riuscita a togliere solo una delle tante, siamo dovuti andare alla infermeria della spiaggia a vedere il medico di turno. Questo, però, non è riuscito a fare molto per me, a parte mettermi dell’aceto sulla parte interessata per facilitare il corpo stesso nella espulsione delle spine. E questo processo sarebbe durato parecchi giorni.

Taganga (20)

In compenso, il pranzo è stato a base di un delizioso, anche se non meglio identificato, pesce intero con insalata, riso di cocco e patacones (pezzi di banana fritta). Il tutto condito dalla vista del mare e un po’ di piacevole brezza.

Taganga (4)

Infine, il tramonto è stato bellissimo e faceva premunire una bella seratina nei vari bar o in spiaggia. In spiaggia, 2 ragazzini si sfidavano a colpi di rime di Hip-Hop. Altri continuavano a fare il bagno anche dopo l’imbrunire. Una cosa strana che ho notato dei bagnanti in Colombia è che molti sia giovani che adulti, magri e grassi,  fanno il bagno con la maglietta o i pantaloncini o entrambi ossia vestiti. Non sono riuscita a scoprire per certo il motivo di questa cosa ma ho ipotizzato che lo facciano per proteggersi dal sole e non per questioni estetiche o di pudore.

Ad ogni modo, subito dopo il tramonto, noi siamo ritornati verso S. Marta perché il giorno dopo avevamo in programma di andare a visitare il Parco Nazionale di Tayrona (nonostante le spine che avevo nel piede) e perciò dovevamo alzarci presto.

Parco Nazionale di Tayrona. E così il giorno seguente siamo partiti di buon mattino per andare a trascorrere un paio di giorni al Parco Nazionale di Tayrona. La cosa migliore, se si sta già soggiornando a S. Marta, è lasciare gli zaini grandi all’ostello e partire solo con uno zainetto possibilmente leggero, visto che dentro il parco c’è un bel po’ da camminare. Se si ha un budget ridotto, è anche preferibile portarsi del cibo perché all’interno del parco i ristoranti sono molto più cari. E così abbiamo fatto noi.

Tayrona (12)

Da S. Marta c’è un colectivo che ti lascia alle porte del parco. Lì bisogna pagare l’entrata che per gli stranieri è di 36.000 pesos colombiani ossia una 15 di euro e che è più del doppio di quello che pagano i nazionali (12000 PC) ma avremo scoperto che  li vale tutti. Subito dopo l’entrata c’è un pezzo di strada da fare per poi iniziare il vero e proprio trekking. Si può farlo a piedi o in minivan per un piccolo costo che, però, ti permette di risparmiare molto tempo. E così abbiamo fatto anche noi.

Tayrona (22)

La camminata per il parco per raggiungere le varie spiagge da cui è attorniato dura circa 2.30 h. Alla fine si raggiunge l’ultima spiaggia con il corrispettivo complesso per alloggiare che si chiama Cabo S. Juan. Qui abbiamo alloggiato anche noi e che è decisamente lo spot più bello. Il percorso è di difficoltà media ma ciò che più va tenuto in considerazione è il fattore caldo che più accentuare di molto la fatica. È anche importante per scegliere l’ora e le modalità di camminata: meglio alla mattina presto e comodi.

Tayrona (34)

Sapendo tutto ciò, ci siamo incamminati preparati e comunque è stata dura. Abbiamo, perciò, concluso che i trekking preferiamo farli nei paesi più freschini. A parte ciò, devo riconoscere che ne vale assolutamente la pena. Camminando nella foresta, se si è fortunati si vede anche qualche animale come scimmiette.

Tayrona (38)

Poi quando si sbuca fuori dalla selva le viste sono incredibili: spiagge di sabbia bianche, deserte o semideserte, noci di cocco ovunque per terra e sulle palme (a volte li vedevamo caderci affianco dall’alto e ringraziavamo di non esserci passati sotto al momento della caduta- da qui immagino venga l’espressione “si muore più a causa di noci di cocco che a causa di coccodrilli”) …e poi l’oceano azzurissimo.

Tayrona (58)

Quando siamo arrivati a Cavo Blanco, abbiamo immediatamente affittato una amaca per la notte e siamo corsi in spiaggia e immediatamente in acqua! L’acqua era esattamente ciò che si definisce “cristallina”. Sensazione meravigliosa!

Tayrona (43)

Anche qui poi abbiamo incontrato per caso altri backpacker che conoscevamo già. Era una coppia di francesi con cui abbiamo condiviso il resto della giornata, giocando a pallavolo e chiacchierando.

Tayrona (105)

Finché il giorno dopo è arrivato il momento di tornare a S. Marta. Questa è stata una di quelle volte che più ho lasciato a malincuore un posto.. ma la data per la traversata a Panama i avvicinava!

Tayrona (115)

Siamo ripartiti così da S. Marta  alla volta di Cartagena de Indias.

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