Pubblicato da: lauv83 | luglio 2, 2013

CARTAGENA DE INDIAS… ASPETTANDO DI PASSARE IN CENTROAMERICA

Cartagena de Indias è una tappa obbligatoria nel Caribe colombiano. Perché? È una città grande, che nasce da un cuore coloniale e si espande in stile moderno. Ma la sua ricchezza sta sicuramente nella storia.

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Come potete immaginare, le cose da fare sono tante: musei, giri della città nelle tipiche carrozze di cavalli, spiaggia, e tour fuori porta….; insomma ce né per tutti. Ma se avete poco tempo o non vi piacciono tanto i musei e le cose organizzate o volete fare qualcosa di semplice e allo stesso tempo interessante: PERDETEVI SEMPLICEMENTE PER IL CENTRO STORICO DI QUESTA CITTA’. MA TENETE LA MACCHINA FOTOGRAFICA SEMPRE A PORTATA DI MANO PERCHE’ QUESTO E’ UNO DI QUEI POSTI IN CUI LETTERALMENTE OGNI ANGOLO E’ UNA FOTO DA FARE.

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Noi abbiamo fatto appunto così e ci è piaciuto tantissimo. Il centro storico è costruito interamente di eleganti edifici coloniali perfettamente ristrutturati. Le facciate sono tutte dipinte con colori vivaci, diversi l’uno dall’altro e mettono in mostra le loro caratteristiche terrazze in legno. Piazze e piazzolette con venditori ambulati e artigiani decorano tutto il centro. Le mura spagnole ancora in gran parte conservate lo delimitano.

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Altra cosa interessante che si incontra nel centro storico sono le venditrici di frutta indigene provenenti villaggio di Palenque. Questo è stato fondato da ex-schiavi africani che sono stati tra i primi a liberarsi dal dominio spagnolo. E conservano tutt’oggi, le tradizioni proprie nel modo di vestire e nella lingua, il Palenquero, appunto.

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A Cartagena..  Il caldo era pesante, non c’era un filo d’aria.. e così è qui per tutti i 365 giorni dell’anno. Il primo giorno, siamo dovuti perfino tornare a casa per il riposino pomeridiano che non facevamo mai, solo per evitare le ore più calde. Ma eravamo già con la testa alle isole S. Blas  per cui saremo partiti tra due giorni.

Si parte o non si parte?!  Dopo aver tagliato la Colombia  in fretta a malincuore per riuscire a fare la traversata Colombia-Panama ed il giro delle Isole di S. Blas con la barca S. Blas Andventures (vedi post di Bogotà), il giorno prima della prevista partenza eravamo in Cartagena, pronti ed ansiosi ma non sapevamo ancora l’ora per incontrarci all’ostello concordato (l’ostello “Mammalena”) con gli altri compagni di viaggio. Perciò eravamo in attesa di un riscontro dalla compagnia.

Li avevamo sollecitati nei giorni precedenti via mail e con vari messaggi su Facebook senza ricevere alcuna risposta.. Così quel giorno eravamo abbastanza preoccupati. E, non  avendo altri mezzi per contattarli, siamo andati al Mammalena a chiedere spiegazioni. Però lì erano completamente allo scuro della situazione. Ugualmente si sono gentilmente offerti di cercare anche loro di contattare il capitano della barca, chiedendoci di tornare la sera.

Durante il pomeriggio abbiamo fatto molte ipotesi su cosa poteva essere successo e come dovevamo comportarci nel caso non avemmo ricevuto alcuna risposta:  se saremmo dovuti partire comunque da soli per cercarli al luogo concordato a Panama oppure no. Ma ovviamente come sempre avviene, la risposta sarebbe stata oltre la nostra immaginazione.

La sera alle 10 in punto siamo ritornati al Mammalena, come d’accordo, e ci hanno detto che erano riusciti a contattare il capitano. Questo ci aveva rassicurato, ma solo per pochi secondi perché non era finita lì. Infatti, il capitano mandava a dire che il giorno seguente avrebbe fatto il giro contrario a quello che noi ci aspettavamo e quindi si scusava moltissimo per il fraintendimento. Inoltre, ci avrebbe scritto una mail al più presto.

Al quel punto, siamo stati presi da un senso di sconforto perché eravamo consapevoli che avevamo perso qualcosa che avevamo perseguito assiduamente, cambiando anche i nostri piani e questo non era nemmeno dovuto a noi ma ad un errore assurdo della compagnia. Abbiamo deciso di berci su e brindare a quanto bizzarra è a volte la vita. Quella sera inoltre abbiamo rivisto Daan: anche lui per coincidenza era in città. E con lui c’era l’altro ragazzo tedesco con cui l’avevamo conosciuto a Paracas. Siamo stati un bel pezzo in terrazza dell’ostello a rivangare i ricordi di Paracas e poi siamo andati a ballare in un posticino dove c’era un band che suonava musica latina tipica  È stata una bella rimpatriata! E per giunta non si sarebbe potuta realizzare se fossimo partiti il giorno dopo. Quindi così abbiamo ricavato il lato positivo anche da questa storia.

Il giorno seguente ci siamo messi a pensare come fare a sistemare la situazione . Nel frattempo, il capitano della S. Blas Adventures ci aveva scritto scusandosi e spiegando che si trattava di un errore  l’imbarazzante della sua assistente. E è poi ripromettesso di restituirci al più presto il deposito che avevamo pagato già da più di un mese.

Le altre barche partivano da Cartagena e arrivavamo direttamente alle isole di S. Blas. Sfortunatamente questo implicava il viaggiare 1 o 2 giorni in mare aperto e costi più elevati (550$ invece di 350$) ma abbiamo deciso di fare lo stesso tale esperienza.

Così abbiamo parlato con due capitani di navi che sarebbero partite per quel tour a breve. Alla fine, a parità di prezzo, abbiamo scelto quello che partiva prima, ossia dopo 2 giorni, per poter rimanere in linea almeno con i programmi che ci eravamo fatti per il Centro America.  La barca in questione si chiamava “African Queen” ed era un lussuoso catamarano, capitanato dal Rudi, un tipo italiano, di Bolzano, da anni ormai emigrato in Colombia.

Ci siamo, così, riorganizzati per una nuova avventura, per la barca e il prezzo forse più crociera e meno backpacker. E anche qui nella sfortuna abbiamo saputo trarre dei lati positivi, anche se questa volta non riuscivo a credere che saremo partiti finché non  sarei stata con i piedi sulla barca. Ed infatti non era ancora finita..

Il giorno prima della partenza, Rudi ci ha informato casualmente che era stata introdotta una nuova legge per cui si dovevano pagare 100$ a persona per entrare a Panama via mare. La cosa ci ha spiazzato completamente. Altri 200$ dollari sarebbero andati ad incidere pesantemente sul nostro budget. e visto che Rudi non era riuscito a darci spiegazioni chiare e sicure, abbiamo deciso di cercarle da soli altrove.

Nel giro di un’ora abbiamo parlato con un agenzia turistica, l’ambasciata italiana e il consolato panamense in Colombia. La prima ci aveva detto che era vero e l’unico modo per sfuggire da tale pagamento era quello di creare un pseudo biglietto aereo di uscita da Panama. La seconda non sapeva nulla e non si riteneva nemmeno tenuta ad aiutare un cittadino italiano in tali casi. Infine, il consolato panamene ci aveva rassicurato dicendoci che tale nuova legge prescrive una multa per coloro che non hanno un biglietto di ritorno al proprio paese e noi siccome ce l’avevamo (e questa è un’altra storia) non dovevamo pagarla.

Così, col cuore un po’ in gola, abbiamo deciso di procurarci ugualmente i 200$ per ogni evenienza ma di partire tranquilli, forti di quello che ci aveva detto il consolato Panamense.

….to be continued…

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