Pubblicato da: lauv83 | luglio 6, 2013

A CAVALLO TRA COLOMBIA E PANAMA: ATTRAVERSO L’ARCIPELAGO DI SAN BLAS. ED ENTRATA IN PANAMA, NON PRIVA DI SORPRESE

Dopo circa 4 mesi a zonzo per il Sud America, ci siamo diretti verso il Centro America.

Copia di San Blas (294)

In questo caso, eccitazione e preoccupazione sono state facce della stessa medaglia più che mai. L’eccitazione non ha bisogno di molte spiegazioni. La preoccupazione derivava dal fatto che ci stavamo per addentrare in una terra rinomata per las sua bellezza ma anche per varie problematiche:  dalla criminalità generica, al narcotraffico, alla corruzione di pubblici ufficiali.. e così vai.

E possono rigurdare anche i viaggiatori: quando per esempio alla frontiera  viene chiesto di pagare somme non dovute, in vari casi riportati di rapine ecc.. Perciò, consapevole dei rischi esistenti, sono partita per il Centro America, devo ammettere, un po’ titubante ma desiderosa di vivere quest’ esperienza nel modo più sereno possibile.

Tra le varie opzioni per passare da Colombia a Panama, noi avevamo scelto l’African Queen, un catamarano che ci avrebbe portato direttamente da Cartagena all’arcipelago di S. Blas sulle coste di Panama, attraversando il Mar dei Caraibi. Lì ci saremo fermati 4 giorni ad esplorare le isole e godere di questo paradiso. Poi, dopo aver espletato i dovuti adempimenti burocratici per l’entrata nel paese, avremo raggiunto la terra (all’altezza di Carti) dove saremmo infine partiti per Panama City. [In realtà, il piano iniziale era diverso e questa ultima decisione era dovuta a vari imprevisti (vedi  post precedente alla fine).]

Le prime 24 ore del viaggio sono state di pura navigazione. Devo dire che, nonostante fosse la prima volta che  trascorrevo un così lungo tempo in mare aperto, non ho sofferto del cosiddetto “mal di mare”, se non un leggerissimo sentore di nausea di tanto in tanto. Ero molto felice di questo e mi affascinava guardare la distesa senza fine del mare.

Il primo giorno è passato così, tra prendere il sole sdraiati a poppa, leggere un libro, aiutare il capitano ad issare la vela, mangiare buon cibo….. in un mare immobile con un sole limpidissimo. Non si vedeva un’anima (o meglio una barca) all’orizzonte. Eravamo attorniati dalla più assoluta tranquillità.

La notte, al contrario, è stata molto ventosa, il mare era mosso e c’erano forti lampi, anche se alla fine non ha piovuto. Ma il catamarano attutiva i colpi e abbiamo dormito bene comunque. Il giorno dopo all’improvviso abbiamo cominciato ad avvistare da lontano degli scorci di terra. E in poco tempo eravamo attorniate dalle varie isole che compongono quel paradiso che stavamo aspettando: l’arcipelago di San Blas.

Copia di San Blas (344)

ARCIPELAGO DE SAN BLAS: più di 365 isole (volendo una per ogni giorno dell’anno), a 30 chilometri dalla costa panamense, incastonate come perle nel Mar dei Caraibi. Sono di varie forme e soprattutto di varie misure: da alcune costituite da un paio di metri quadrati con un’unica palma alle più grandi che ospitano interi villaggi. Sono isole dalla sabbia bianchissima e coperte di verde tra palme e altri tipi di vegetazione, com’è il modello tipico delle isole caraibiche.

Copia di San Blas (296)

Possono essere considerate un paradiso in terra per vari motivi.. L’acqua cristallina che le attornia le fa sembrare isolotti gonfiabili in un’enorme piscina naturale, un luogo ideale per fare snorkeling.  Il totale stato naturale di cui godono il privilegio la maggior parte di esse, è possibile grazie alla tribù che le abita: i Kuna.

San Blas (378)

I Kuna sono una tribù indigena con proprie tradizioni, una propria lingua, un proprio modo di vestire, tutt’ora ben solide. Hanno, inoltre, una storia molto interessante; infatti è una delle poche tribù che gestisce il proprio territorio, indipendentemente dallo stato di Panama. Questa grandissima conquista è stata ottenuta dopo una storica lotta con le autorità. Tale territorio, il distretto Kuna Yala appunto, si estende nella costa panamense meridionale  e comprende l’arcipelago di San Blas.

La popolazione Kuna è di circa 80000 persone, la maggior parte vive nelle isole più grandi e gli altri scarsi nelle altre o nella terra ferma, dentro e fuori dal distretto. Molti di loro si spostano a vivere nelle isole più piccole per un periodo determinato, in genere di 2 mesi, per accogliere il turista e trarre guadagno dalle relazioni con questo. C’è infatti una tassa d’entrata a queste isole di 2 dollari a persona. Inoltre vendono pesce e crostacei ai visitatori.

È grazie ai Kuna che la mano della “civiltà” rimane fuori da queste isole. Questi sono vigili e inflessibili guardiani delle loro isole e non permettono nessuna ingerenza esterna. Non sono nemmeno permessi matrimoni misti tra Kuna ed non Kuna. Quando qualcuno ha provato ad fare qualsiasi tipo di attività di tipo lucrativo nel loro territorio è stato fermato in modo più o meno pacifico e poi espulso per ordine del consiglio dei capi Kuna. Insomma una società altamente fedele alle sue tradizioni e chiusa rispetto ad qualsiasi ingerenza esterna.

Ma la nuova generazione dei Kuna sembrava star cambiando tendenza. In quei pochi giorni che abbiamo sostato nell’arcipelago, i giovani Kuna si avvicinavano alla nostra barca con le loro canoe di legno (solo pochi possedevano barchette a motore). Venivano a riscuotere il pedaggio per rimanere lì o a vendere pesce. E  approfittavano per  chiedere gentilmente  se gli offrivamo birre ed erba da fumare. Probabilmente gli anziani del consiglio non sarebbero stati contenti della cosa.

Ogni giorno attraccavamo vicino ad un isola diversa e scendevamo a terra a passeggiare e a interagire con i Kuna. In  realtà erano molto piccole così che le nostre visite erano alquanto brevi.

Normalmente nelle cartoline le foto delle isole sono soleggiate e i colori sono estremamente vivaci. Queste foto sono state fatte nei mesi tra gennaio e aprile: gli unici mesi secchi dell’anno. Tutto il resto dell’anno il tempo è estremamente variabile e per lo più piovoso.

E noi eravamo lì in pieno periodo delle piogge. Infatti, ha piovuto fragorosamente 2 su 5 giorni che vi abbiamo sostato. Mentre pioveva si stava in barca a cazzeggiare, quando il sole risaliva si faceva snorkeling. Perfino io che da sempre ho avuto paura si nuotare nell’acqua profonda, qui ci sono riuscita. L’acqua, infatti, era letteralmente cristallina nel senso che si vedeva chiaramente il fondo a svariati metri. E lo spettacolo era incredibile. Specialmente vicino al reef abbiamo potuto vedere: pesci coloratissimi, stranissimi e bellissimi, mante, stelle marine e svariate piante marine. Meraviglioso!

San Blas (96)

Anche la permanenza in barca è stata piacevole. Mi ha entusiasmato innanzitutto il fatto che NON SI DEVONO portare scarpe e ciabatte per motivi igienici. Così gironzolavo a piedi nudi, indossando solo pantaloncini e bikini. Sembrerà cosa di poco conto ma per me non lo era, dopo 4 mesi di viaggio finalmente mi sentivo comoda!

Inoltre, per la prima volta in questo viaggio, ci trovavamo in una situazione tutt’altro che da backpacker. E, paradossalmente, tutto ciò era dovuto all’impossibilità di poter partire con la barca originaria per varie coincidenze sfortunate.. (Ricordo che l’altra barca ci aveva lasciato a piedi per uno sbaglio di date da parte loro). Abbiamo potuto, così, viaggiare in una barca lussuosa come unici passeggeri, avendo tutta l’imbarcazione ed i suoi confort per noi, mangiando pesce di ottima qualità e buon vino tutti i giorni. Inoltre, ci siamo rimasti 2 giorni in più del previsto dal momento che stavamo simpatici al capitano. Che dire? Non tutti i danni vengono per nuocere…

ENTRATA IN TERRITORIO PANAMENSE AL PREZZO DI 100 DOLLARI A TESTA O RICCA MANCIA PER GLI UFFICIALI DELLA FRONTIERA?!

Il quarto giorno siamo approdati all’isola “El Polverin” dove c’è l’ufficio del’immigrazione Panamense e dove dovevamo registrare la nostra entrata in Panama ed ottenere così il visto per rimanerci per i prossimi 3 mesi. Ma dove  avevamo anche una sorpresa ad attenderci.

L’ufficiale che ci ha ricevuto ci ha chiesto innanzitutto quanto tempo ci saremmo fermati a Panama e noi abbiamo risposto “una settimana circa”. A quel punto ci ha richiesto di pagare 100 dollari a persona essendo appena entrata in vigore una nuova tassa governativa per gli stranieri entranti a Panama attraverso tale frontiera.

Così ho spiegato che avevamo il biglietto di ritorno per l’Europa e secondo ciò che ci era stato detto dal Consolato Panamense non dovevamo pagarla. Ma l’ufficiale non ha voluto sentir ragioni e in modo aggressivo ci ha intimato di pagare altrimenti non avrebbe fatto il timbro sul passaporto a nessuno della nostra barca. La ragione per cui dovevamo pagare questa tassa era apparentemente il fatto che ci fermavamo nel paese più di 72 ore. Ricordo che comunque il visto per Panama è di 3 mesi. I conti non tornavano.. Uno dei due ufficiali mentiva. Io e il mio interlocutore abbiamo discusso, ho voluto vedere l’articolo di legge che non è riuscito a mostrarmi.. ma non voleva  ugualmente sentire ragioni.

Morale per non dover sprecare ulteriore tempo in una situazione perlopiù rischiosa,  abbiamo deciso di pagare e di approfondire la faccenda in seguito con in mano la ricevuta del pagamento. Così abbiamo fatto: abbiamo contattato il dipartimento del turismo Panamense che ha aperto un caso al riguardo ma non è ancora giunto a nessuna soluzione, anzi dopo un paio di mail non si è più fatto sentire.

Di sicuro questa  presunta nuova tassa ed il modo com’è stata applicata risulta sospettoso e puzza fortemente di illegalità e abuso di potere. Dall’altro lato, ho dovuto ammettere, contro ogni mio principio, che ci sono situazioni in cui si deve accettare questo tipo di abusi perché non c’è altra soluzione nell’immediato. Questa osservazione mi rende tutt’ora molto tristeall pensarci ma anche questa è Centro America e anche queste sono storie da backpackers. [Se avete avuto esperienze simili, comunicatecele, magari potranno aiutare altri viaggiatori. ]

Copia di San Blas (322)

Dopo tutto ciò, siamo tornati a goderci altri due giorni nell’arcipelago per poi dirigerci verso la terra ferma. Ma un’ultima avventura ci attendeva. Quella notte, infatti, c’è stata un’incredibile bufera (forte vento e pioggia a dirotto). Questi fenomeni sono frequenti nella stagione delle piogge e sono chiamti in gergo marinaio “culo de pollo”. Non chiedetemi il perché. Morale: il giorno seguente ci siamo svegliati incagliati su un isola vicina. E abbiamo impiegato svariate ore, lavorando tutti insieme, sotto un sole cocente, per liberare il pesante catamarano. I Kuna sono venuti ad aiutarci su richiesta del capitano. Ma ancora più bello è stato l’aiuto che spontaneamente è arrivato dalle altre barche vicine. Ed infatti, una di queste ci ha estratto dalla sabbia. È stato un momento di esaltazione generale per chiudere in bellezza il capitolo in mare.

San Blas (385)

Il giorno seguente: lancia dei i Kuna per Carti (la terra ferma) e poi jeep  4X4 per Panama City.

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