Pubblicato da: lauv83 | agosto 3, 2013

NICARAGUA: TRA ALTI E BASSI

Il Nicaragua per noi è stato un paese un po’ travagliato per varie ragioni.

Iniziando dal passaggio della frontiera… la frontiera tra Costa Rica e Nicaragua è stata la frontiera più confusa che avessimo mai passato, fino a quel momento almeno. Dopo il timbro d’uscita dalla Costa Rica, camminando qualche centinaio di metri, siamo arrivati ad un grande spiazzale bianco. L’area sembrava deserta o in costruzione. Non c’era un cartello con una qualche direzione o qualche faccia amichevole a cui chiedere. Al contrario, i pochi personaggi che incontravamo erano dei brutti ceffi che ci guardavano un po’ in malo modo. Abbiamo seguito altre persone e finalmente abbiamo trovato l’ufficio immigrazione nicaraguense che era nascosto da altri edifici anonimi.

Qui abbiamo pagato 12 +1 dollari americani (stranamente non accettano la loro stessa moneta) tra spese per entrare nel paese e tassa comunale. Questa volta, almeno, erano tasse regolari. Ma la cosa c’ha preso un po’ di sorpresa. sembrava diventata una moda dove pagare l’entrata in un paese, cosa mai successa in 4 mesi di viaggio in Sud America. Ma ora stavamo entrando nella zona chiamata C4, ossia Nicaragua, Honduras, El Salvador e Guatemala. Questi paesi sembrerebbe abbiano sottoscritto accordi per facilitare la circolazione delle persone nel loro territorio. In realtà non se ne capisce molto il senso, di certo non hanno facilitato le cose al turista che in questa zona può rimanere al massimo 3 mesi in totale dalla sua entrata nel primo paese.

La nostra visita è proseguita tra alti e bassi in questa terra di lagune, vulcani, montagne, spiagge e città ricche di storia.

Isla Ometepe (211)

Siamo passati dalle spiagge atlantiche di San Juan del Sur, attraverso l’entro terra rurale dell’isola di Ometepe nel lago Nicaragua, fino al nord nel cuore della rivoluzione sandinista nelle città di Granada e Leon.

Nel frattempo abbiamo incontrato molte cose, tra le quali viste incredibili, animali e tra i tramonti più belli del viaggio ma anche cose che non ci sono piaciute.

San Juan del Sur (60)

I nicaraguensi (detti comunemente Nica) ci sono parsi per la maggior parte (anche se non tutti) un po’ maleducati e se non ostili. Nelle grandi città, per esempio, ci si avvicinavano varie persone da aduli a bambini chiedendoci in tono imperativo di dargli qualcosa che avevamo in mano o dei soldi. Altre volte mi è capitato di essere oggetto di battute di cattivo gusto da parte di locali mentre ero da sola.  Non voglio ovviamente generalizzare. Ci sono dei Nica meravigliosi ma noi sfortunatamente ne abbiamo incontrati veramente pochi..

Un paio di episodi sgradevoli.

Durante il tragitto dall’isola Omotepe a Granada nel bus terminal di Rivas, siamo stati derubati. Qualcuno ha magistralmente preso e trascinato fuori da un chicken-bus lo zaino di 15 kg di Matteo, senza che ce ne accorgessimo, nonostante vi eravamo davanti. E le signore all’interno del bus hanno fatto finta di non aver visto nulla.  Non parliamo della polizia che sebbene era  dietro l’autobus non ha nemmeno voluto sapere che era successo. Fortunatamente le cose di valore erano tutte nello zainetto che aveva con se.

Poi, mentre stavamo viaggiando alla volta di Masaya, il chicken-bus su cui viaggiavamo ha fatto un incidente. Mentre era in transito ha tamponato un altro autobus che gli era davanti. Fortunatamente non vi sono stati feriti ma all’interno del nostro autobus che era pieno si è scatenato il panico tra i locali e una corsa disordinata per uscire che poteva risultare più pericolosa dell’incidente stesso. Ma tutto è andato per il meglio.

… e anche queste sono storie da backpackers.

SAN JUAN DEL SUR

Montezuma (Costa Rica) to S Juan del Sur (Nicaragua): partenza 5.30 am; arrivo a destinazione 7 pm. Non è stato tra i viaggi più lunghi ma sicuramente con questo viaggio abbiamo segnato il nostro record personale di mezzi di trasporto presi nel giro di un giorno per raggiungere una destinazione: 7 bus + 1 ferry. Tutto ciò si è svolto dopo una nottata in cui avevamo dormito giusto un paio d’ore per salutare i nuovi amici a Montezuma (risaluto Serena, Marta, Gustavo e Pedro dei Royal Diamonts: Pura Vida chicos!). Survivors!

San Juan è una città di mare sulla costa pacifica, famosa soprattutto per il surf. Inoltre è piena di turisti americani ed è per molti aspetti costruita intorno a questo tipo di turismo. Per esempio, nei bar, nei ristoranti e nei locali ci sono feste a tema come la “cowboy night”. Insomma San Juan non centrava molto con la  cultura Nica. Ed inoltre è anche cara per gli standard del Nicaragua.

San Juan del Sur (17)

Abbiamo alloggiato un’altra volta in uno degli ostelli cheap della città (6$ a testa per il dormitorio ed era evidente!). La nostra stanza era costruita da muri di compensato e un tetto di lamiera appoggiatoci sopra con 20/30 cm di vuoto tra i due.

In questa minuscola città c’era un negozio di tatuaggi. E ovviamente Matteo non si è fatto scappare l’opportunità di mettere inchiostro su pelle, un’altra delle sue passioni: la bicicletta.

San Juan, a nostro parere, non rispecchia molto la vera Nicaragua e così ci siamo fermati solo un paio di giorni per rilassarci. abbiamo comunque approffittato per mangiare ottimo pesce fresco, magistralmente preparato in ostello dal nostro chef Matteo.

San Juan del Sur (74)

ISOLA OMETEPE

L’isola Ometepe è collocata al centro del gigantesco lago Nicaragua che abbiamo attraversato con una lancia scalcinatissima. È a forma di numero 8 e su entrambe le “pance” si erige un maestoso vulcano: il vulcano Conception e Maderas.

Isla Ometepe (9)

I suoi abitanti sono per la maggior parte agricoltori. La zona è quasi totalmente rurale. C’è solo una strada piastrellata che ripercorre l’isola e un solo combi, tutt’altro che frequente. Altri mezzi a motore sono rari. Il tempo sembra essersi fermato in quest’isola: tranquillità pura!

In compenso, nei 3 giorni che vi abbiamo passato, abbiamo visto molti animali, belli e brutti, grandi e piccoli: scimmie, uccelli variopinti, rapaci su di noi tutto il tempo, un topo nella stanza dove alloggiavamo, insetti giganti, buoi, cavalli, capre, maiali liberi anche per strada…

Il primo giorno siamo andati a visitare un parco naturale in cui c’era una laguna all’interno dell’isola. E’ stato divertente, avevamo anche  un cagnolino tipo bassotto al seguito che dal nulla si era unito affettuosamente a noi. Camminavamo nel bosco con il buffo animaletto che saltava in qua ed in là, correndo furiosamente avanti ed indietro, scomparendo e riapparendo all’improvviso. Alla fine, siamo arrivati ad un mirador dove abbiamo potuto apprezzare una vista stupenda della laguna dentro l’isola e il lago intorno.

Isla Ometepe (73)

Il giorno seguente abbiamo fatto il giro dell’isola in scooter alla scoperta dei villaggi e delle bellezze naturali dell’isola. La cosa migliore (vista la scarsezza di mezzi) e più divertente, a mio parere, da farsi per avere una panoramica dell’isola.

Isla Ometepe (107)

La strada era quasi deserta. L’unica cosa a cui bisognava prestare attenzione erano gli animali che pascolavano liberi anche in mezzo alla strada: capre, mucche, cavalli, maiali, galline….

Un’altra che mi ha fatto ridere: c’era un aeroporto piccolissimo nell’isola e la pista d’atterraggio era tagliata da quella stessa unica  strada che abbiamo percorso in scooter. Perciò se arrivava un aereo, la strada veniva temporaneamente chiusa.

GRANADA E MASAYA

Il primo giorno in Granada non abbiamo visto ne eleganti palazzi coloniali ne maestose chiese ma solo negozi di vestiti e bancarelle al mercato. Infatti, siamo andati a fare shopping per rifare il guardaroba a Matteo dopo il furto dello zaino a RIvas. Il piano era ricomprate tutto in modo veloce ed economico. E così abbiamo fatto: un vero tour de force. Ma in particolare abbiamo riscoperto  i negozi che vendono vestiti usati, ma in ottime condizioni, provenienti dagli USA e che hanno prezzi tra i più economici. Ce ne sono molti nel centro di Granada, sono chiamati “Tiendas de ropa Americana”.  Ne avevamo visti anche a Panama.

Granada è una grande città coloniale e moderna allo stesso tempo.

Granada (30)

Offre molto da visitare sia all’interno della città stessa sia come base per visite giornaliere fuoriporta. Da Granada noi siamo andati a visitare in giornata la Laguna di Apoyo, la città di Masaya e un vulcano vicino.

Laguna Apoyo (35)

La Laguna di Apoyo è una uno specchio d’acqua gigante con acqua calda a 15 km da Granada. Siamo andati a passarvi una giornata in relax.

Laguna Apoyo (25)

Masaya è una città a mezz’ora di bus da Granada. Il mercato artigianale è secondo me la sua attrazione principale. Lì abbiamo trovato un pò di souvenir per amici e famigliari.

Nel pomeriggio poi, nella via del ritorno a Granada, siamo andati a vistare un vulcano attivo all’interno di un parco nazionale. La jeep del parco ci ha portato  prima al museo geologico e poi giusto sino alla bocca del cratere. La vista di questo buco profondo che fumava in continuazione è stata un’emozione forte, anche se per il tanto fumo non si vedeva la lava.  Le foto non rendono..

Masaya (54)

A Granada abbiamo assistito anche ad una festa nazionale molto importante: tope de toros. Questa, come molte altre, è stata istituita originariamente per burlarsi dei coloni spagnoli. Consiste in una corsa tra umani e tori liberi per le strade della città. Deriva quindi dalla cosiddetta corsa de toros in Pamplona ma è molto diversa.  L’evento si svolge in una domenica di agosto e inizia formalmente al pomeriggio verso la 4/5 del pomeriggio. Ma i festeggiamenti iniziamo ben prima, quando fin dalla mattina la gente inizia la corsa ai bar. Così soprattutto quelli che parteciperanno alla corsa sono ubriachi fradici.

Noi vi abbiamo assistito in una postazione apparentemente protetta (anche se potenzialmente ovunque eri a rischio), sotto una pioggia torrenziale, iniziata all’improvviso nel pomeriggio dopo una mattinata di sole cocente. Gli spettatori soprattutto locali, uomini, donne, bambini, vecchi erano in delirio per l’evento. Si erano anche organizzati con piccoli spalti protetti sui rimorchi dei pick-up.  I tori sono stati rilasciati e si sono sparsi per la città. Ne ho visto anche uno incornare e lanciare un corridore a vari metri. Non so bene come sia andata a finire per il poveretto. Incidenti di questo genere e più seri comunque succedono ogni anno.

Granada (115)

Credo che sia una esperienza sicuramente adrenalinica ma anche pericolosa e che personalmente non mi entusiasma particolarmente. È interessante anche osservare come anche gli stessi Nica siano divisi circa quest’evento. Mentre molti erano per le strade a celebrare, altri mi spiegavano che la ritenevano solo pericolosa.

Alla fine della quella giornata, siamo finiti nel lato sud della città dove tutti i partecipanti si riunivano per il rodeo finale. Quella è stata una delle situazioni dove abbiamo capito che  non era adatta per i turisti, come noi. Eravamo io, Matteo e un’altra coppia di amici inglesi,  tra i pochissimi turisti nella zona, che era incredibilmente piena di gente. Inoltre non c’era l’ombra di forze dell’ordine. Così dopo che 2 persone hanno tentato di mettere le mani in tasca a Matteo abbiamo deciso di tornare in centro..

Granada (85)

Una cosa che mi infastidiva, era il loro modo di celebrare le 1000 feste religiose, ossia facendo esplodere i fuochi d’artificio che fanno solo rumore i cosiddetti “botti”. Lo facevano quasi tutti i giorni, iniziando dalla mattina presto.  sembrava di essere sotto assedio.

LEON (Granada-Managua; Managua-Leon)

Leon è una città coloniale, famosa per le sue chiese (le più numerose del Nicaragua) ed  per il suo peso storico (qui è scoppiata la rivoluzione sandinista).

Leon (10)

Quando siamo arrivati il cielo era coperto da nuvole ma ugualmente c’era un caldo afoso incredibile come varie persone già ci avevano preannunciato. Camminare per la città a volte era difficile appunto per il caldo ma improvvisamente la situazione cambiava totalmente ed esplodeva una pioggia tropicale che ti costringeva a correre immediatamente ai ripari. Di nuovo questa era la stagione delle piogge.

Leon (13)

Durante una di queste tempeste abbiamo visitato il “Museo della guerra di rivoluzione”. Costruito in un palazzo non ristrutturato, è costituito da una esposizione di alcuni articoli di giornale, qualche foto e un pezzo originale di artiglieria militare. E’ alquanto basico. Ma la guida che fornisce il tour è un autentico ex combattente che ha visto la rivoluzione con i suoi occhi e con cui vale la pena parlare, se si è interessati al tema. L’entrata inoltre è economica.

Leon (23)

In Leon, pernottavamo in un ostello che era una organizzazione no-profit i cui ricavi erano utilizzati per un programma di educazione ambientale per i bambini locali. Lo menziono solo per questo perché la struttura in sé, in realtà non aveva nulla di speciale. Ma questa sua finalità lo rende speciale in quanto in parte del Sud e Centro America l’educazione ambientale è veramente inesistente. Purtroppo, si possono vedere discariche di spazzatura e semplice spazzatura ovunque accanto a spettacoli naturali incerabili. Anche nelle grandi città i sistemi per la raccolta della spazzatura (parlo anche dei semplici cestini pubblici, figuriamoci per il riciclo)  scarseggiano. Poi una scena comune è vedere gente gettare dagli autobus qualsiasi cosa.

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