Pubblicato da: lauv83 | agosto 14, 2013

HONDURAS: UNA PIACEVOLE SORPRESA

Nicaragua-Honduras: un’altra epica traversata della frontiera. Il viaggio era iniziato alle 7 a.m. a Leon, Nicaragua e l’obiettivo era passare la frontiera con l’Honduras e arrivare fino a Gracias, città nella parte ovest del paese.

Arrivati alla frontiera.. Dall’ufficio immigrazione nicaraguense a quello honduregno, non c’erano chiare indicazioni sulla direzione da prendere e c’era un pezzo da fare a piedi ma non sapevamo quanto; era caldo; gli zaini pesavano; i tuc tuc ti si avvicinavano insistenti per offrirti il loro servizio di trasporto e non avevamo la più pallida idea di come muoversi dall’altra parte.. insomma un disastro!

C’è stato anche un piccolo episodio grottesco che ben si accompagnava alla situazione. Nella terra di mezzo tra Nicaragua e Honduras dovevo urgentemente andare in bagno e così sono entrata in un pseudo ristorante. Qui mi è stato indicato un capanno semibuio. All’interno c’era un buco attorniato da animali pennuti: oche o andatre. Intanto la signora che mi aveva accompagnato stava ridendo sotto i baffi. Forse non credeva ce l’avrei fatta. Ed è stato così che ho fatto anche pipì con le oche che mi guardavano.

Poi di chicken bus in chicken bus siamo arrivatialle ore 9 p.m ad un paesino anonimo e freddino perchè di altitudine elevata, La Esperanza.  Ci mancava solo un ultimo pezzettino per arrivare a Gracias ma ormai era troppo tardi per proseguire. Ci siamo, così, fermati all’hotel El Rey, in una delle peggiori camere ma anche la più cheap incontrata fino ad allora. Fortunatamente il giorno dopo ce ne saremmo andati di buon mattino.

Insomma l’inizio non è stato dei più incoraggianti. E nemmeno le storie che avevamo sentito sugli honduregni da altri viaggiatori erano tra le più rassicuranti. Ma in realtà per noi questo paese sarebbe stato veramente una bella sorpresa.

Abbiamo esplorato solo la parte ovest (Gracias – Copan- Santa Rosa de Copan), tralasciando la parte che più comunemente viene visita nella costa nord, le isole di Utilla e Roatan. Ma devo dire che ci è piaciuta molto, soprattutto per la gente che abbiamo catalogato tra le persone migliori dell’intero viaggio.

Il tipico honduregno maschio di quella zona ha un aspetto da cowboy con tanto di cappello, camicia, cintura, jeans e stivali.. tipo film.

Grasias (11)

Molti si spostano ancora a cavallo. Mentre le donne non hanno un stereotipo altrettanto riconoscibile. Comunque, uomini e donne sono state persone cordiali, servizievoli ed oneste. Per esempio non hanno mai cercato di farci pagare di più del dovuto i mezzi di trasporto solo perché eravamo turisti (cosa successa abbondatemente in Nicaragua);  ci hanno sempre aiutato quando cjiedevamo info per strada; e abbiamo perfino visto anche restituire un cellulare dimenticato su un autobusda un americano che è stato chiamato appositamente da un signore locale. Piccole cose che però non sono così scontate in tante parti dell’America latina o forse del mondo…

Altra cosa positiva: l’Honduras era molto più economico dei sui vicini.

GRACIAS

Da La Esperanza abbiamo preso un minivan fino a Gracias. Era piccolo e pienissimo, forse il più pieno che abbia mai visto. Noi eravamo impaccati nella prima fila di sedili con gli zaini sulle ginocchia (dopo l’ultimo inconveniente, non lasciavo più nessuno mettere il mio zaino da qualche altra parte, preferivo viaggiare scomoda). Ma tutto sommato noi eravamo fortunati, c’era, infatti, gente in piedi nel gradino del veicolo, piegati perché il tetto era troppo basso.

Così abbiamo attraversato le campagne honduregne occidentali, attraverso una strada mezza sterrata, parte in costruzione, parte a zigzag a causa delle buche giganti sull’asfalto. Ad un certo punto abbiamo anche rischiato di fare un incidente con una mucca.. Ma tutt’intorno c’era una vista meravigliosa di colline verdi.

Siamo arrivati a Gracias dove , sebbene fosse nuvoloso, c’era un calore afoso (molto diverso da La Esperanza).

Gracias è un piccolo paesino rurale di cowboy. In cui in realtà non c’era nulla di speciale da vedere se non la gente che è vera e che lavora probabilmente nelle campagne e viene in città a fare commissioni con i propri giganteschi pick-up, traportando nel rimorchio altra gente ancora. Uno spettacolo!

Grasias (12)

COPAN RUINAS

Abbiamo avuto il nostro primo approccio con la cultura Maya nella cittadina di Copan. Da qui si può andare a piedi all’omonimo sito archeologico.

Copan Ruins (58)

Copan era l’insediamento Maya più meridionale. Siamo andati a visitare queste rovine senza una guida, ma comunque ascoltando un po’ qui, un po’ lì, iniziavamo a scoprire cose d’avvero interessanti su questa affascinante civiltà.

Copan Ruins (15)

Innanzitutto, i Maya hanno avuto la loro era più florida, la cosiddetta Era Classica, dal 300 d.C. circa al 900 d.C. Poi hanno cominciato ad abbandonare le loro città per scarsezza di risorse naturali, secondo le teorie più accreditate. Il regno Maya non era un unico sistema ma bensì era composto da varie città-stato indipendenti tra loro. Era un popolo di artisti ed architetti, piuttosto che di guerrieri.

Appena entrati nel sito ci hanno accolto questi splendidi grandi uccelli tropicali.  Sono una specie in pericolo di estizione che stanno cercando di reitrodure in natura.  Questo lugo assume un fascino tutto particolare fin dall’inizio.

Copan Ruins (4)

Una cosa mi è rimasta particolare impressa: il gioco della pelota maya. Ebbene si, anche i Maya già conoscevano il calcio… o qualcosa di simile.. Ma il gioco della palla maya era molto diverso da quello attuale. Per prima cosa si differenziava nel modo di giocare: la palla poteva essere colpita da specifiche parti del corpo quali il petto, la vita, le cosce, le ginocchia, le braccia. Mentre non si potevano usare la testa ed i piedi. Ed inoltre pesava vari chilogrammi. L’obbiettivo delle due squadre che si fronteggiavano era quello di fare canestro in un cerchio verticale. E dopo tutta questa fatica, il capitano della squadra vincitrice, invece di andare ad ubriacarsi con i compagni, era sacrificato agli dei. E questo rappresentava un grande onore. Ossia la scala dei valori tra i Maya ed i giorno nostri è totalmente invertita.

Copan Ruins (37)

SANTA ROSA DE COPAN

L’ultima nostra tappa in Honduras è stata un città medio-grande, Santa Rosa de Copan. Anche qui, più che la città in se, mi è rimasta impressa la gente che anche nella grande città sa essere adorabile e genuina.

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