Pubblicato da: lauv83 | settembre 5, 2013

MESSICO, PARTE PRIMA: CHIAPAS

Il punto di arrivo del nostro viaggio doveva essere il Messico. E così è stato.

Valladolid (45)

Ma Messico vuol dire tutto e niente, come si dice dalle mie parti. Infatti quando si parla di Messico si parla di uno stato, anzi volendo essere pignoli una confederazione di stati, di un estensione molto grande con una gran diversità tra stato e stato. Il nostro sogno messicano si è limitato al Messico del sud ed i particolare sud-ovest e sud-est. Avremmo visitato in due trance le regioni del Chiapas e poi Quintana Roo e Yucatan.

Dal Guatemala siamo entrati in Chapas per fermarci nella città di San Cristobal de las Casas e a Palenque .

SAN CRISTOBAL DE LAS CASAS

S. Cristobal de las Casas è una città coloniale a 2200 m sul mare. Durante la stagione delle piogge la giornata è divisa in questo modo: è soleggiato e caldo durante la mattinata e se sei fortunato durante la prima parte del pomeriggio ma dopodiché la pioggia inonda la città e la sera la temperatura scende drasticamente e bisognava rimettere felpa e giacca. Insomma, la nostra esperienza in Messico è iniziata un po’  diversamente da quello che ci aspettavamo.

S.Cristobal de las Casas (13)

Abbiamo alloggiato all’ostello Deja-vù, a due blocchi dalla piazza principale. È tra le opzioni più economiche che si può trovare in città. Quando siamo arrivati stavano costruendo i letti dove avremmo dormito. E quando hanno finito hanno lasciato tutta la segatura nel dormitorio.  In un paio di punti pioveva dentro. Perciò se cercate la comodità, l’ordine e la tranquillità non è il posto giusto.

Ma dall’altro lato, la gente che girava in quell’ostello lo rendeva ogni giorno una sorpresa: un ragazzo messicano molto creativo che per svoltare la giornata, tra le atre cose, si esibiva in strada suonando un sax che si era costruito con canne di bambù, un artigiano di bigiotteria disponibile e simpatico, uno spagnolo che sembrava un argentino sotto copertura con una parlantina infinita, molti italiani e altri…. Insomma un bel gruppetto con cui siamo anche usciti e con cui, pur conoscendoli appena ci siamo senti come a casa.

San Cristobal è una città interessante sotto l’aspetto artistico-culturale e per la vita notturna: abbondano i locali con musica dal vivo, le mescalerie (i bar specializzati nella bevanda alcolica tpica, il Mescal) e i posti per mangiare ecc; molti sono concentrati nel centro della città. Noi siamo andati a ballare in un locale zapatista molto underground con musica dal vivo tutta la notte. Purtroppo non ricordo il nome altrimenti lo consiglierei ma se chiedete a qualcuno del posto lo conosce di sicuro.

S.Cristobal de las Casas (14)

Sfatiamo gli stereotipi sul cibo messicano.

Pensavo che arrivati a San Cristobal de las Casas (Chiapas, Messico) sarebbero spuntati burritos, nachos e salsa piccante da tutte le parti. E non credo di essere stata l’unica ad avere in mente questo stereotipo del cibo messicano. Ma non è così,  a quanto pare burritos e nachos sono cibi da fastfood e per gringos.. mentre i piatti tipici sono ben altri. E noi ovviamente eravamo li per scoprirli. Tra gli altri, abbiamo provato i tacos (piccole tortilla in cui mettono tra i più svariati ripieni, carne, fagioli, polvere di semi di zucca…servite aperte ; sono molto diversi da come me l’immaginavo, vedi foto..), quesadillas (tortilla grandi con formaggio e altre verdure… servite chiuse)..

Ma da provare c’è molto di più: le torta (che sono sostanzialmente sandwich con le imbottiture più svariate)  .. le carnacha, gordita, tlayda, tacos dorado, tamales….ecc

Con questo post volevo solamente sottolineare come l’immagine di un paese e della sua cultura, culinaria per esempio,  arriva distorta in Europa. .. e forse anche quanto adoravo il cibo messicano;-)

JUAN CHAMULA E  ZINACANTAN

In Messico ci sono 45 gruppi etnici indigeni che parlano 17 lingue differenti derivanti dai predecessori Maya.

Per farcene un’idea, un giorno partendo da San Cristobal, siamo andati a visitare 2 paesini:  Zinacantan e San Juan Chamula.  Questi si trovano a circa 8 km da San Cristobal de las Casas e sono abitati totalmente da popolazioni indigene. Seppur vicine geograficamente, queste sono molto diverse tra loro. Lo si può notare innanzitutto dai loro vestiti tipici che sono di colori vivaci gli uni e neri con varie sfumature di grigio gli altri.

All’apparenza i paesini si presentano come anonimi paesini messicani con edifici di mattoni, strade, chiese, scuole che gli indigeni hanno ottenuto dallo stato in seguito a varie lotte. Ma all’interno di questi si conservano tradizioni e culti sorprenderti.

A Zinacantan siamo entrati in una casa/laboratorio/negozio di artigianato locale dove le donne confezionavano meravigliosi abiti ed accessori utilizzando la tecnica precoloniale del telaio a cintura (vedi foto seguente). Lì ho potuto capire la differenza tra gli articoli che si vendono al mercato, simili per lo stile ma confezionati a macchina in serie e l’artigianato locale. Il prezzo è di gran lunga più alto per  quest’ultimo ma ciò è dovuto a giorni e giorni di lavorazione. Le differenze nella qualità del prodotto finale sono anche evidenti se ci si sofferma un po’ a guardarlo.

Zinacantan (2)

Nel secondo paesino, a San Juan Chamula, abbiamo visitato l’ “attrazione principale” (nel senso che attrae di più l’attenzione del turista anche se non è assolutamente stata creata per il turista): la chiesa di San Bautista. Qui si può vedere cosa significa incontro/scontro della cultura cattolica e dalla cultura indigena. L’impatto può essere abbastanza shoccante.

San juan chamula (1)

All’esterno sembrava una normale chiesa cattolica messicana, arricchita sulla facciata da vividi colori tipici: verde, blu e giallo su sfondo bianchissimo. Ma quando siamo entrati quello che abbiamo visto era alquanto insolito: non c’erano sedie per far sedere i fedeli ne altari dove celebrare la messa ma solo statue di legno rappresentanti vari santi, ai lati ed al fondo; mentre, gran parte del pavimento era ricoperto da aghi di pino. Vi erano uomini, donne, bambini e vecchi; molti vestiti con i tipici vestiti indigeni. Le donne indossavano gonne nere pelose e casacche bianche ricamate con fiori o altro.. Anche gli uomini vestivano di nero.  Alcuni erano in piedi, altri inginocchiati, altri ancora sono seduti a terra, alcuni pregano nella loro lingua incomprensibile, altri semplicemente chiacchieravano. In qua ed in là, c’erano parecchie candele attaccate direttamente sul pavimento attraverso la loro stessa cera: la guida ci ha detto che rappresentano i bisogni per i quali stavano pregando.

Questo, oltre a luogo di culto, è anche e soprattutto un pseudo-ospedale. Infatti, molti si trovano lì per il rito della purificazione o guarigione. E noi ci siamo giusto imbattuti nell’esecuzione di uno di questi riti. Lo sciamano, una donna per la precisione, aveva preso il polso della persona da purificare/guarire e aveva recitato le formule di rito. A terra c’erano una bottiglia di posh (licuore di 60 gradi simbolo della vita) e una di Coca Cola (simbolo della morte) e un pollo vivo con le zampe legate. Le bevande venivano versate sul pavimento.. La persona veniva apostrofata con il pollo. Improvvisamente, il pollo veniva delicatamente sacrificato dallo sciamano che tranquillamente gli tirava il collo davanti agli occhi increduli dei visitatori come me. Infine, sciamano e compagnia celebravano bevendo le bevande rimaste.

Non si possono fare foto all’interno apparentemente perché queste non vengano utilizzate a fini commerciali, secondo la nostra guida che era di un paesino vicino. Mentre in alcuni blog o altro, si legge che la ragione di ciò è “perché credono che le foto gli rubano l’anima”. In ogni caso, se si trasgredisce a tale regola si incorre in una multa di 5000 pesos + carcere.

PALENQUE

Nella strada che da S. Cristobal ci doveva portare alla prossima tappa, Palenque, abbiamo avuto un imprevisto. La strada era bloccata da un picchetto di insegnati scioperanti a causa di una riforma governativa. Non sapendo quanto avremmo dovuto aspettare per la riapertura della strada, abbiamo deciso con gli altri passeggeri di scendere ed attraversare il paesino a piedi e prendere, dove possibile, un micro che ci avrebbe portato in un’altra città dove avremmo trovato un altro autobus della stessa compagnia per continuare il viaggio usando lo stesso biglietto. Almeno così ci aveva assicurato l’autista.

Così abbiamo fatto. Con zaino in spalla siamo passati in gruppo tra una folla scioperante e abbiamo preso il micro. Ma una volta arrivati al terminal da dove avremmo dovuto proseguire il viaggio, abbiamo scoperto che gli autobus non erano così frequenti come ci aveva fatto credere l’autista e avremmo dovuto aspettare la sera. Così, dopo aver chiesto ed ottenuto il rimborso del biglietto, ci siamo diretti a prendere un altro scomodo micro con destino Palenque.

Palenque è una cittadina vicina all’omonimo complesso archeologico Maya. Noi pernottavamo appena fuori da questa, nel complesso di vari alloggi chiamato Panachal, ed in particolare nello stabilimento chiamato, “Jungle Palace”. Eravamo in una cabaña privata a lato del fiume: economica, romantica e addirittura confortevole!

Palanque (13)

Questo posto è speciale perché è costruito in mezzo alla natura ma nello stesso tempo appena a lato della strada che conduce in un’ora di camminata oppure in pochi minuti con i frequenti micro alle rovine.

Alcune foto del complesso archeologico di Palenque

Palenque Ruins (11)

Palenque Ruins (41)

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